PARUSIA INTERMEDIA

 

Gesù ritorna in questo nostro mondo per instaurare con noi il suo Regno di pace.

 

 

L’argomento : Il Piano divino di Salvezza comprende tre Parusie (non due soltanto).

 

 Dio è trinitario, e noi sosteniamo che il suo “Piano di Salvezza” prevede che Cristo vinca la Morte a tre riprese, cioè:

1) Prima vittoria di Cristo sulla Morte : essa è già avvenuta alla Prima Parusia. Con la Redenzione CRISTO-REDENTORE ha permesso che il Regno messianico sia concepito. Questo concepimento del Regno messianico non dovrebbe essere confuso con la sua nascita. (Prima di nascere ogni essere umano è concepito nel seno della propria madre. Dato che la nascita del Regno messianico è prevista per il tempo attuale, possiamo dire che la sua gestazione avrà durato … due mila anni). 

2) Seconda vittoria di Cristo sulla Morte : i Profeti dicono che questa vittoria sarà frutto della Seconda Parusia (Parusia Interme-dia). In questa occasione CRISTO-RE instaurerà sulla Terra il suo Regno messianico, e questo determinerà la nascita di detto Regno.

3) Terza vittoria di Cristo sulla Morte : si prevede che questa vittoria sopravvenga alla Terza Parusia. Con la Fine del Regno messianico (e del Mondo), CRISTO-GIUDICE chiuderà in modo definitivo il Piano divino di Salvezzal. Lo farà presidendo al Giudizio Universale.


Le precedenti considerazioni ci permettono di dividere il “Piano divino di Salvezza” in tre parti :

1) – Due mila anni fa c’è stato il Concepimento del Regno messianico.

2) – Nei tempi attuali avverrà la sua Nascita.

3) – Alla Fine del Mondo (fra mille anni?) avverrà la conclusione finale del Regno messianico, cioè la sua fine. [1]

 

Texte : Johannes De Parvulis

 

 

 

INDICE GENERALE

 

 

Introduzione.

Messa a punto sul linguaggio. (18 domande + 18 risposte).

 

I

Messianismo.

1 - Messianismo: quello retto e quello distorto.

2 - Messianismo e Nuovo Testamento.

3 - Il Messianismo agli albori del Cristianesimo.

 

II

Millenarismo.

1 - Il Millenarismo presso i primi Padri della Chiesa.

2 - S. Agostino: il grande equivoco sul Millenarismo biblico.

3 - Le diverse  forme di millenarismo corrotto.

 

III

Parusia intermedia e Mondo nuovo.

1 - Parusia intermedia: vuoto dogmatico.

2 - Il Millenarismo condannato dalla Chiesa. (J. De Parvulis).

3 - Voci mistiche annunzianti un Mondo nuovo.

 

 

IV

Certezza del Mondo nuovo.

1 - Il ripristino del Paradiso terrestre. (J. De Parvulis).

2 - Il diritto di governare il Mondo. (J. De Parvulis).

3 - Il Regno messianico annunciato dall’ODS.

 

V

Fenomeni connessi alla Parusia intermedia.

1 - Introduzione.

2 - Sulla Fine dei tempi. (Garabandal).

3 - Sul Giudizio interiore.

4 - Sulla Pentecoste universale.

5 - Sui Tre Giorni di oscurità.

6 - Sulla Prima Risurrezione.

7 - Sul Rapimento degli eletti.

 

appendicI

1 - Dell’Anticristo nel suo tempo.

2 - Parusia intermedia e Millennio felice: rassegna dei passi biblici che parlano di questo argomento.

 

Conclusione

Bibliografia

 

Questo libro è disponibile presso la ditta:

Edizioni Gamba

24049, Verdello (Bergamo) – Via Camozzi, 10-12

Telefono 035.4829515 – Fax 035.4829595

E-mail: info@gambedit.com - www.gambedit.com

 

 

 

Introduzione

 

Esistono oggi parecchie profezie ricche di informazioni sui prossimi avvenimenti mondiali ed ecclesiali, e sulla Venuta intermedia di Gesù. Con questo libro noi [2] vogliamo far conoscere tali profezie, rivelando la loro base teologica e il loro grado di conformità con le Scritture sacre (la Bibbia), quando tale conformità è palese.

Fino a pochi anni fa mancavano sul tema della Venuta intermedia di Gesù sia gli studi di approfondimento sia la terminologia teologica per poter discuterne. Poi, verso il 1990, Padre Martino Penasa ha coniato l’espressione “Venuta intermedia di Gesù” , o “Parusia intermedia”. [3] Poco dopo Mgr Aldo Gregori [4] ha ripreso l’argomento facendone una sintesi.  Nell’ultimo decennio sono apparsi altri libri sul tema della Parusia intermedia e la conseguente instaurazione del Regno di Dio sulla Terra; ma nulla di tutto questo sarebbe stato fatto senza l’ausilio dei Profeti cristiani contemporanei. Questi profeti ci aprono la strada. Sono loro a darci la chiave di interpretazione dei testi biblici che riguardano la Parusia intermedia e le verità ad essa collegate.

In questo libro, il metodo usato per l’approfondimento dei vari temi è quello suggerito dal CCC, [5] dove si dice che l’approfondimento del “deposito della fede” avviene con l’assistenza dello Spirito Santo, in tre maniere: 1) Tramite lo studio della Bibbia e della Tradizione della Chiesa. 2) Tramite il Magistero della Chiesa. 3) Tramite le esperienze spirituali dei credenti (soprattutto quelli che per il bene della Chiesa hanno ricevuto carismi straordinari, come apparizioni, messaggi, locuzioni interiori, ecc…).

Un esempio di esperienze spirituali straordinarie è quello di Medjugorje, dove i veggenti dicono che la Madonna promette al mondo un tempo nuovo, di pace, [6] che sarà preceduto dalla distruzione del potere di Satana. Un altro esempio importante è quello della mistica Luisa Piccarreta. Tramite Luisa Piccarreta [7] il Cielo ci avverte che è imminente il Regno del Divin Volere (alias Regno messianico, alias Regno di Dio sulla Terra). Gesù ce l’ha promesso in occasione della sua prima Venuta, e la Chiesa lo sta preparando da due mila anni. Ora è giunto il momento di inaugurarlo. Questo avverrà fra poco, in occasione della seconda Venuta di Gesù, la Parusia intermedia. [8]

“Fedes ex auditu”: “La Fede ci arriva tramite le parole udite”. Nell’annunciare la Parusia intermedia di Gesù questo libro intende offrire ad ognuno la possibilità di prepararsi ad accogliere il Padrone di casa che ritorna per riprendere possesso della sua Vigna e di quanto gli appartiene, proprio come dice il Vangelo nella relativa parabola. [9]

 

Johannes De Parvulis

 

 

Messa a punto dessa a punto sul linguaggio

(usato e da usare).

 

Sappiamo che la terminologia è fondamentale quando si tratta di risolvere un problema. Abbiamo quindi pensato di iniziare questo libro con alcune domande-risposte preliminari. Il loro scopo è di mettere un po’ di ordine nel linguaggio utilizzato per esprimere i concetti che qui si discutono. Questo dovrebbe semplificare i dialoghi, sia il nostro con i lettori della rivista PROFETI DI DIO, sia quelli dei lettori tra di loro, ed eliminare i malintesi che nascono quando i termini specifici della dogmatica e della teologia sono usati in maniera superficiale o ambigua.

1 - La Venuta intermedia di Gesù è forse un’eresia?

Chi crede nella “Venuta intermedia di Gesù” (detta pure “Parusia intermedia”) non è eretico. I Padri della Chiesa credevano in essa, e quelli dei primi tre secoli la predicavano. Anche la Bibbia parla di essa, benché in modo velato.

Se il linguaggio biblico in certi casi è velato (o sembra tale), la cosa è voluta così da Dio. La Bibbia si lascia leggere dall’inizio alla fine, ma certi suoi passi non si lasciano penetrare a fondo prima del tempo stabilito. Quando però questo tempo arriva è necessario farsi trovare pronti ad accoglierlo, altrimenti c’è il rischio di arrivar tardi alla sala delle nozze, e di trovare la porta chiusa.

Alla fine del suo libro “La Venuta intermedia di Gesù” Mgr Gregori scrive: [10] “Nessuno ci deve tacciare di visionari o di illusi senza prima essere riuscito a confutare i nostri argomenti”. Per contestare una posizione teologica occorrono dei motivi validi, non dei pregiudizi gratuiti. Se mancassero i fondamenti biblici alla tesi della Venuta intermedia di Gesù, questa sarebbe già stata condannata dal Magistero, o da qualche autorità, ma visto che nessuno l’ha mai condannata, come spiegare l’ottusità di certi oppositori?

Uno degli scopi di questo libro è di aiutare coloro che cercano la verità, e fanno questo per amore, ad evitare ogni tipo di confusione sulla Venuta intermedia di Gesù, e sul conseguente “Regno messianico” (alias: “Millennio felice”, alias: Regno di Dio in Terra).

2 - La Venuta intermedia di Gesù ha fondamenti biblici?

Sì, molti, e questo libro ha per scopo di rivelarli. Uno di questi è presente nel testo di Ap 20, 1-6, quello che parla del “Millennio felice”. Visto che nello studio dei passi biblici la Chiesa ci raccomanda di usare l’interpretazione letterale prima di quella simbolica, il Millennio descritto in questo passo è da intendersi come un Regno della terra, non come una cosa simbolica, o campata in aria. Tale Regno dovrebbe essere inaugurato da Gesù su questa terra in occasione della Parusia intermedia, [11] che a detta dei carismatici odierni è piuttosto imminente.

3 - È giusto trattare da “millenarista” chi crede nel Regno di Dio in Terra?

Non è giusto. Lo spiega il fatto che la parola “Millenarismo” possiede una connotazione negativa, mentre l’espressione Regno di Dio in Terra possiede una connotazione positiva.

La connotazione negativa del termine “Millenarismo” dipende da un’interpretazione errata del testo di Ap. 20, 1-6. [12] Invece la connotazione positiva dell’espressione “Regno di Dio in Terra” è tale perché si rifà alla promessa che Dio ha fatto all’umanità quando nella Genesi ha detto al serpente infernale che proprio una donna − una donna simile a quella da lui sedotta − gli avrebbe schiacciato la testa in modo assoluto e definitivo. L’immenso valore positivo dell’espressione “Regno di Dio in Terra” – alias Millennio felice, alias Regno messianico – dipende dal fatto che essa annuncia implicitamente un ritorno dell’umanità alla felicità dell’Eden. [13] Il Regno di Dio in Terra è da percepire come frutto della Redenzione operata da Cristo, frutto che solo ora giunge a perfetta maturazione, perché l’Umanità è giunta alla Fine dei tempi.

4 - Fine dei tempi e Fine del mondo, sono forse la stessa cosa?

 No! “Fine dei tempi” e “Fine del mondo” sono due realtà diverse, e nel Piano di Dio ognuna di esse occupa un posto a sè stante: la “Fine dei tempi” viene subito prima del Millennio felice, mentre la “Fine del mondo” viene subito dopo il Millennio felice. Il Millennio felice si trova nel mezzo, tra la Fine dei tempi e la Fine del mondo. Esso corrisponde alla “Nuova Creazione” tanto sospirata e tanto annunciata dai profeti di ogni tempo, soprattutto da Isaia.

Succede che quando la rivista PROFETI DI DIO annuncia come imminente la Venuta intermedia di Gesù, la maggior parte dei Sacerdoti e dei fedeli pensano subito che questa rivista annunzi la Fine del mondo. Invece non è vero.

5 - Nel condannare il millenarismo la Chiesa ha sicuramente voluto condannare un’eresia. In che cosa consiste tale eresia?

La Chiesa condanna il millenarismo in modo diretto ed esplicito, ma le parole usate per definire detto millenarismo sembrano incomplete. Lo sono? L’espressione “Millenarismo biblico” (che secondo il De Parvulis [14] dovrebbe essere usata per indicare quel Millennio felice che S. Giovanni ci presenta in Ap 20, 1-6) non viene mai usata, benché a parer nostro essa sia necessaria alla buona comprensione dei concetti che si vogliono esprimere. La confusione che ne deriva è tale che il 99,9% dei cristiani sono convinti che Millenarismo e Millennio felice siano la stessa cosa. Ciò non dovrebbe accadere.

Dato che le versioni corrotte del Millenarismo biblico sono un modo errato di interpretare il testo di Ap 20, 1-6, e tutti quei passi biblici che fanno referenza al Millennio felice, anche noi le rigettiamo come fa la Chiesa. Il Millenarismo biblico invece non si può rigettare, perché la Bibbia, che è sacra, non si rigetta.

Le interpretazioni errate del Millenarismo biblico sono varie. Per esempio, il millenarismo cerintiano (o “crasso”), il millenarismo mitigato, il millenarismo origeniano, e il millenarismo agostiniano sono tutte forme condannabili del concetto biblico e quindi sacrosanto di Millennio felice (alias Regno messianico, alias Regno di Dio in terra). [15]

6 - Perché la Parusia intermedia non si studia più da secoli?

La Parusia intermedia, pur essendo studiata e predicata dai Padri della Chiesa dei primi secoli, non si studia più in teologia dal tempo del grande equivoco di S. Agostino. Oggi quasi tutti i teologi seguono la posizione di S. Agostino, che in buona fede ha interpretato il testo di Ap. 20, 1-6 facendo iniziare il Millennio felice dalla Risurrezione di Gesù: un errore involontario, ma pur sempre un errore.

Sotto la spinta dei Profeti cristiani contemporanei, che da una cinquantina d’anni parlano del prossimo ritorno di Gesù nella gloria, alcuni teologi pochi hanno ripreso a studiare l’argomento delle Parusie. Nel fare questo si sono accorti che i Profeti cristiani contemporanei hanno ragione di dire che le Parusie sono tre (anziché due), e di annunciare come imminente la seconda Parusia, quella intermedia. I messaggi dei carismatici odierni ci avvertono che la Parusia intermedia ha per scopo di instaurare sulla Terra il Millennio felice, alias Regno messianico. Gesù ritorna nel mondo per cacciare il demonio che da sei mila anni ci governa da tiranno. [16] In questa sua Venuta intermedia (o Parusia intermedia) Gesù porterà nel mondo la vera pace, quella che Dio ha promesso tramite i suoi profeti. [17]

 7 - Che significa: “Essere un carismatico”? 

La parola carismatico significa “persona dotata di uno o più carismi”. I carismi sono doni soprannaturali che Dio concede a delle persone da Lui scelte. Esistono carismi ordinari e i carismi straordinari. Per esempio, i sette doni dello Spirito Santo sono dei carismi ordinari, ma il carisma di profezia e quello di guarigione sono dei carismi straordinari.

Se una persona ha il carisma di guarigione, significa che essa può guarire pregando per la guarigione di qualcuno. (Il defunto Padre Pio e il defunto Padre Emilien Tardif avevano ambedue questo carisma). I veggenti di Medjugorje sono dei carismatici perché sono dotati di un carisma, quello della visione. Don Gobbi [18] è un carismatico perché ha il carisma delle locuzioni interiori.

Quando noi in questo libro parliamo di “Profeti cristiani contemporanei” facciamo riferimento a persone dotate del carisma di profezia.

Esistono pure dei gruppi di preghiera che nel linguaggio comune sono chiamati gruppi carismatici. Questi gruppi sono frequentati da persone che non sempre meritano la qualifica di carismatiche. Ma in certi casi la meritano.

8 -  Che cosa insegna il Magistero sul ruolo dei mistici e dei carismatici nella Chiesa?

Parlando della Chiesa fondata da Gesù, S. Paolo scrive: “Edificata sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù”. (Ef 2, 20).

Giovanni-Paolo II ha interpretato questo testo nel modo seguente: “Nella Chiesa fondata da Gesù Cristo non c’è contrasto tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica. … Ambedue queste dimensioni sono essenziali alla sua costituzione divina”. [19]

La dimensione carismatica è oggi rappresentata soprattutto da persone che possiedono dei carismi straordinari. [20] Queste persone ci trasmettono i messaggi divini, e in questo modo ci aiutano a rimanere in contatto con Dio.

9 - Che differenza c’è tra Rivelazione pubblica e rivelazioni “private”?

 La Rivelazione pubblica è costituita dall’insieme delle rivelazioni divine presenti nella Bibbia e nella Tradizione. [21] Invece le rivelazioni dette “private” sono quelle dei Profeti cristiani contemporanei. Quando queste sono autentiche esse non contraddicono la Rivelazione pubblica già presente nella Bibbia e nella Tradizione, e non aggiungono nuove verità, ma spiegano o attualizzano ciò che merita di essere spiegato o attualizzato. In questo modo aiutano i fedeli a fare i dovuti legami tra il passato e il presente. Certi passi biblici sono rimasti più o meno velati fino ad oggi, ed oggi hanno bisogno di essere svelati. Da chi? Da Dio stesso, che è l’unico che possa farlo con autorità e sapienza.

Sappiamo, come dice la Chiesa, che “la Rivelazione pubblica è da considerarsi chiusa con la morte dell’apostolo S. Giovanni”, ma alcuni citano queste parole in modo non corretto, come se Dio non avesse più diritto di parlare con noi di concetti che essi chiamano “nuovi”. Invece non si tratta di concetti “nuovi”, ma di spiegazioni destinate ad attualizzare i concetti tradizionali.

Conclusione: le rivelazioni dette “private” spiegano i testi biblici rimasti nell’ombra, oppure annunciano cose future legate a promesse fatte da Dio nel passato. (Cf. Gv 16, 13-14). Non si dovrebbero dire “private”, ma “private con finalità pubblica” perché Dio le manda a tutti gli uomini, non solo al ricevente.

10 - Come mai esistono oggi tanti messaggi sul ritorno imminente di Gesù?

Un carismatico ha detto [22] che l’estrema abbondanza di tali messaggi è dovuta al fatto che Dio vuol dare a tutti gli uomini la possibilità di prepararsi in modo adeguato all’incontro che ci sarà tra Gesù e noi al momento della Parusia intermedia.

In Amos 3, 7 si legge: “Il Signore non fa cosa alcuna senza aver prima rivelato la sua idea ai servitori suoi, che sono i profeti”. Si tratta ora del ritorno di Gesù, il Figlio di Dio che ci ha redenti due mila anni fa, e che ora ritorna tra noi come Re per instaurare il suo Regno terrestre (il tanto declamato e mai abbastanza compreso Regno messianico).

11 - È vero che le “locuzioni interiori” sono soltanto delle meditazioni personali?

Recentemente una personalità ecclesiastica ha creato un certo scompiglio affermando che le locuzioni interiori sono meditazioni personali dei carismatici. Ciò non è conforme all’insegnamento della Chiesa. La Bibbia (Cf. 1 Ts 5, 19-21), la Tradizione, e Papa Giovanni-Paolo II, ci insegnano che le “locuzioni interiori” sono manifestazioni del Pensiero divino, qualora risultino autentiche.

12 - A che servono i messaggi dei profeti attuali?

Lo Spirito Santo ci può parlare in due modi, in maniera ordinaria o in maniera straordinaria. La maniera ordinaria è tramite la Chiesa, la maniera straordinaria è tramite i carismatici. Questi, quando sono autentici, [23] sono dei veri portavoce della parola di Dio, e meritano ascolto.

I messaggi che Dio affida ai carismatici servono a capire il “sensus plenior” delle parole della Rivelazione pubblica. [24] Il CCC al n. 66 dice: ”Anche se la Rivelazione [pubblica, ndr] è compiuta, non è però completamente esplicitata”.

 13 - Che cos’è il “grande mosaico” di cui si parla in tante rivelazioni attuali?

Grazie ai vari carismi straordinari concessi da Dio ai suoi Profeti sta nascendo un “grande mosaico”. È come un grande disegno che descrive e spiega il Piano che Dio ha concepito per l’Umanità. Bisogna sapere che per rivelare il suo Piano, Dio si serve di tante persone, non di una soltanto, e che ogni persona scelta riceve una piccola parte del progetto globale, non tutto il progetto. Per conoscere tutto il progetto l’uomo deve ricomporre nell’ordine voluto tutti i pezzettini che costituiscono il mosaico. Per fare questo ci vuole pazienza e buona volontà, ma alla fine c’è la soddisfazione di conoscere il progetto di Dio, che è bello e incoraggiante, essendo un progetto di salvezza. 

Esempi di missioni particolari: i messaggi di Medjugorje hanno per scopo di fare camminare sulla via della santità la parrocchia di Medjugorje e tutte le parrocchie del mondo, quelli della carismatica che riceve i “Messaggi della Divina Sapienza” parlano al cuore delle persone che hanno bisogno di essere incoraggiate a perseverare nel bene, quelli di don Stefano Gobbi  rivelano molte cose che riguardano il passato, il presente, e il futuro, quelli di Maria Valtorta ripetono e sviluppano gli insegnamenti di Cristo, quelli di Luisa Piccarreta annunciano e spiegano il Regno del Divin Volere, quelli di Vassula Ryden preparano il terreno alla riunificazione delle Chiese cristiane, quelli di Mgr Ottavio Michelini guariscono le anime di buona volontà vittime del male che ha invaso la Chiesa, quelli di Françoise evidenziano e spiegano la missione che la Francia ha in seno alla Chiesa come sua figlia primogenita. E così via.

14 - Il “Regno di Dio” verrà sulla terra prima del Giudizio universale, o dopo?

Il testo di Mt 25, 31-46 dice che il Giudizio universale chiuderà la storia umana, e che dopo tale Giudizio rimarranno solo Paradiso e Inferno. Il Regno di Dio che deve venire sulla terra è dunque da collocarsi prima del Giudizio universale, non dopo.

C’è pure da dire che i Padri della Chiesa dei primissimi tempi hanno insegnato che la Venuta intermedia di Gesù ha per scopo di inaugurare il Regno di Dio sulla terra. Quindi, chi negasse la Venuta intermedia di Gesù ed il conseguente Regno di Dio in terra andrebbe contro i Padri della Chiesa dei primi secoli, e contro la Bibbia.

Conclusione: Se qualcuno dicesse che il Giudizio universale verrà prima del Millennio felice (che è il Regno di Dio in terra) andrebbe contro la Bibbia. E se qualcuno dicesse che il Millennio felice non verrà affatto, direbbe una falsità ancora più grossa. [25]

15 - Che significa “Settimana universale”?

Il Piano che Dio ha concepito per creare, redimere e santificare il Genere umano viene talvolta chiamato “Settimana universale”, perché ha una struttura uguale a quella della nostra settimana, che a sua volta assomiglia alla settimana creativa descritta nella Genesi. [26]

Studiando la patristica dei primi secoli della Chiesa, ci siamo accorti che i sette “giorni” della Settimana universale sono sette millenni. Riflettendo poi sulla struttura della suddetta Settimana universale abbiamo scoperto che il millennio attuale (terzo dell’era cristiana e settimo della Settimana universale) è l’ultimo della serie. In virtù di questa sua posizione esso appare come la “Domenica” [27] della Settimana universale. Come tale esso merita di essere considerato: “Giorno di santificazione e di riposo”. 

16 - La Settimana universale coincide forse col Piano di Dio descritto dalla Bibbia?

Si! Il Piano divino che i Profeti cristiani contemporanei ci rivelano oggi coincide con quello biblico, e corrisponde in pieno con quello della Tradizione sacra: la Settimana universale. Quindi, se qualcuno parla di Parusia intermedia e di Regno messianico non è eretico. Egli afferma una verità biblica connessa al concetto di “Millennio felice” descritto in Ap 20, 1-6.

Non bisogna confondere quello che noi diciamo con quello che  dicono i Testimoni di Geova, o i fautori del New Age. Quello che noi diciamo è nelle parole del “Padre Nostro”: “Venga il tuo Regno … come in Cielo, così in terra”.

17 - Il Regno di Dio in terra è forse un ritorno al Paradiso terrestre?

Stando alla Bibbia, il Regno di Dio in terra sarà veramente un paradiso terrestre. Si tratta del famoso Millennio felice di Ap. 20, 4-6, un periodo storico che deve ancora venire. Durante questo periodo gli uomini vivranno nel Divin Volere. Come l’Eden iniziale, esso assomiglierà al paradiso celeste, ma non sarà ancora il paradiso celeste, che è lo stadio finale e definitivo del Regno di Dio.

18 - È vero che JNSR parla di una seconda Ascensione di Gesù al Cielo?

Sì, è vero. La cosa si presenta come logica, e non contraddice nessuna delle verità già presenti nei libri sacri. Ritornando sulla terra in occasione della sua Venuta intermedia, Gesù instaurerà il suo Regno, e quando tale instaurazione sarà terminata, avverrà una sua seconda Ascensione. Il compito di continuare a dirigere l’umanità fino alla Fine del mondo spetterà alla nuova Chiesa.

Secondo la Bibbia, alla fine del Millennio felice una parte degli uomini si lasceranno ancora una volta ingannare da Satana, [28] e il trionfo finale di Dio sulle potenze del male coinciderà con la fine della storia dell’umanità e con il Giudizio universale.

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  I 

Messianismo.

 

1 - Messianismo: quello retto e quello distorto.

2 - Messianismo e Nuovo Testamento.

3 - Il Messianismo agli albori del Cristianesimo.

 

 

1 - Messianismo: quello retto, e quello distorto.

Il Messianismo è l’attesa del Messia. Si tratta di un concetto intimamente legato alla vita del Popolo ebreo, al suo spirito, alla sua mentalità. Per capirlo meglio conviene concentrarsi sul significato della parola Messia, che per gli Ebrei può significare sia liberatore che duce: più un liberatore se l’interpretazione è spirituale, più un duce se l’interpretazione è materiale (politica). [29]

Esempio di interpretazione spirituale: Il Messia sarà un Giusto che sulla terra avrà la funzione di amministrare l'or­dine e la giustizia voluti da Dio.

“Un virgulto spunterà dal tronco di Yesse,

un virgulto spunterà dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore,

spirito di sapienza e di intelligenza,

spirito di consiglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Si compiacerà del timore del Signore.

Non giudicherà secondo le apparenze

e non prenderà decisioni per sentito dire;

ma giudicherà con giustizia i miseri

e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.

La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento;

con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.

Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,

cintura dei suoi fianchi la fedeltà”. [30]

Esempio di interpretazione materiale: Il Messia sarà un Potente che sulla terra avrà la funzione di duce, o di re.

“Tu, Signore, scegliesti Davide come re su Israele.

Giurasti a lui per sempre

di non far cessare il suo potere regale per la  sua stirpe...

Ci hanno cacciati via, loro ai quali non l’avevi promesso...

Hanno devastato il trono di Davide...

Tu, o Dio, abbattili ed elimina la loro stirpe dalla terra...

Che il tuo servo regni su Israele.” [31]

Di queste due interpretazioni, la più frequente è purtroppo quella materiale. Da che cosa dipende? Dal fatto che il Popolo ebreo è un popolo di “dura cervice”? [32] Sarà, ma a prescindere dal fatto che davanti a Dio il Popolo ebreo rappresenta tutta l’Umanità, di perfettamente chiaro per noi c’è soltanto una cosa, ed è questa: da quando Dio ha promesso al Popolo ebreo un liberatore, ogni Ebreo finisce per costruirsi una mentalità al centro della quale troneggia la grande figura di questo “Liberatore” promesso da Dio. Succede però che le vesti umane del Messia mutino secondo il cuore dell’Israelita che lo pensa. C’è chi lo pensa in modo spirituale e con vocazione universale, e chi invece lo concepisce materialmente (politicamente) e con vocazione nazionalistica.

Al tempo di Gesù, che nacque a Betlemme, in una grotta, [33] quasi tutti gli Ebrei si erano abituati a concepirlo come un liberatore in senso politico, cioè materiale, e siccome Gesù non fu come loro se l’aspettavano, fu rigettato. Il primo a rigettarlo fu Erode, che per gelosia tentò di sopprimerlo facendo ammazzare centinaia di neonati. Fu la famosa “Strage degli Innocenti”, tutti della regione di Betlemme. I secondi a rigettarlo furono quei dottori della Legge che nel Tempio discussero con lui, adolescente, e lo rigettarono perché non capirono le parole da Lui proferite in senso spirituale anziché materiale. [34] I terzi a rigettarlo furono coloro che riuscirono a farlo morire crocifisso per opera dell’autorità romana.

Come si svolsero gli avvenimenti?

Nell’anno 63 a. C. la Palestina subisce il giogo dell’Impero romano, e per gli Ebrei diventa sempre più importante la figura del Liberatore promesso da Dio. Purtroppo tale Liberatore viene concepito in chiave politica. Per esempio, l’opposizione degli Zeloti contro la forza di occupazione romana ha una componente messianica. Anziché concepire il Messia come un liberatore spirituale e universale, gli Zeloti lo concepiscono in maniera nazionalistica, come un duce politico (una specie di Mussolini a lieto fine). La predicazione di Gesù dovrebbe rimettere le cose a posto, e invece produce una divisione nel Popolo eletto: gli israeliti sensibili ai valori spirituali e universali accettano Gesù come Messia, mentre coloro che si interessano unicamente ai valori materiali e politici lo respingono. I capi del sinedrio lo respingono con grande ferocia. La maggioranza di essi non cerca i valori spirituali ma quelli materiali, non aspira alla giustizia e alla verità ma alla forza e al comando. Gesù muore all’età di trentatrè anni, crocifisso dai Romani, ma per volere dei sinedristi ebraici.

Nessun altro Messia in vista? Eccome! Tantissimi, e tutti falsi. Se applichiamo alla parola anticristo il significato di negatore del Verbo divino, possiamo dire che gli anticristi più noti nell’ebraismo sono: Menachem ben Jehudah, che a suo tempo ha capeggiato gli zeloti; Simon ben Kosiba (Kokba), che a suo tempo ha suscitato una grande ribellione contro i Romani (132-135 d. C.); il cabalista Abraham ben Shemuel Abufalia, che nel XII secolo ha addirittura tentato di convertire il Papa di Roma; ed infine il famoso Shabbetaj Zevi (2ª metà del XVII secolo) che con la sua abiura ha fatto traballare il giudaismo del mondo intero.

Visto il ruolo importante assunto negli ultimi secoli da Shabbetaj Zevi, a questo punto ci sembra opportuno accordare un po’ di spazio alla sua persona. Egli, suo malgrado, ha fondato il sabbatianismo. [35] La storia di questo anticristo ebraico ci offre un esempio di come la Parola di Dio si possa manipolare, e di quanto nocivi siano gli effetti prodotti da certe manipolazioni abusive di detta Parola.

Shabbetaj Zevi nasce a Smirne nel 1626. È Ebreo, un ebreo a tendenza ereticale. Cacciato da Smirne, da Salonicco e da Costantinopoli, finisce per rifugiarsi in quel di Gerusalemme, e nel 1655 incontra a Gaza il cabalista Nathan ben Elisha, che allora è ritenuto una specie di santo. Nathan gli dice che Dio l’ha scelto come Messia. Shabbetaj si lascia convincere ed inizia a predicare. Nathan diventa il suo profeta annunciatore, e lo presenta a tutti come Messia. [36] Per sedurre i cittadini di Smirne Shabbetaj pronuncia sulla piazza, a capo scoperto e ad alta voce, il sacro nome di Dio, senza che il fulmine divino lo stramazzi a terra. [37] In fin dei conti Shabbetaj viene arrestato dall’autorità turca e posto davanti all’alternativa di essere ucciso o di abiurare la religione ebraica a favore dell’islamismo. Shabbetaj sceglie l’abiura e passa all’islamismo. Nè questa sua abiura nè la sua morte avvenuta nel 1676 mettono fine al movimento da lui avviato, questo perché [38] Nathan ben Elisha (il suo ex annunciatore) trasforma l’apostasia di Zevi in una posizione teologica, spiegandola come necessaria al processo di redenzione: il Messia deve sprofondare nel mondo del male perché soltanto così potrà liberare se stesso e Israele.

Caratteristica principale del sabbatianismo è l’opposizione alla Legge antica allo scopo di instaurare una legge nuova, sovversiva e peccatrice. Ne deriva la totale impunità da ogni crimine, dal momento che diventa lecita ogni apostasia, e che le azioni non sono più sottoposte ad alcuna legge religiosa, nè vecchia nè nuova. La dottrina e l’esempio di Shabbetaj Zevi feriscono seriamente il giudaismo vero. Le conseguenze di questa crisi sono ancora visibili là dove gli Ebrei rifiutano qualsiasi forma di attesa messianica perché, dicono essi, l’ateismo è meno complicato della religiosità.

I falsi messia, gli anticristi dell’ebraismo, con le loro azioni male ispirate hanno messo a dura prova il Messianismo, quello ebraico prima, e poi anche quello universale, perché hanno fatto cadere la fede che permette agli uomini, a tutti, sia Ebrei che Cristiani, di sperare in un futuro migliore, quello di un Regno messianico vissuto sotto l’egida del grande liberatore promesso da Dio: liberatore, salvatore, redentore, a seconda dei diversi punti di vista.

Ancora oggi, alla base dell’occultismo giudeo-massonico è possibile reperire elementi sabbatianici. Lo spirito dell’Anticristo sfrutta questi elementi pseudo-teologici per far credere all’Ebreo che per collaborare alla redenzione di Israele e del mondo è necessario perseguitare Cristo e la sua Chiesa.

In fin dei conti, la follia di alcuni movimenti occulti e satanici è di credere che per dare a Israele il dominio mondiale è necessario che l’Anticristo prevalga su Cristo e la sua Chiesa. [39]

Riassunto schematico

Messianismo di stampo ebraico: Un grande Liberatore è promesso da Dio alla Casa d’Israele.  [40]

Interpretazione “A”

Alcuni − non molti − interpretano la parola liberatore, alias “Messia”, in chiave spirituale e universale. (Apostoli e primi discepoli di Gesù).

Interpretazione “B”

Alcuni altri parecchi interpretano la parola liberatore, alias “Messia”, in chiave materiale e nazionalistica. (Farisei, Sadducei, Scribi, Zeloti, ecc...).

 

 

2 - Messianismo e Nuovo Testamento.

 Che significato ha il nome “Gesù-Cristo”? La parola Cristo deriva dal greco Christòs, che vuol dire Messia. Messia a sua volta significa: “Il grande liberatore promesso da Dio e atteso dalle genti”. Una persona desiderosa di annunciare che “Gesù è il Messia”, anziché dire “Gesù”, dice “Gesù Cristo.  Dalla parola Messia deriva poi la parola messianismo, che in breve significa: “Concetti e argomenti riguardanti il Messia, il grande liberatore promesso da Dio e atteso dalle genti”. 

Quando Gesù nasce a Betlemme, l’idea messianica (quella che implica la Venuta del Cristo, del Messia, l’atteso delle genti), esiste presso gli Ebrei da secoli, e potrebbe essere descritta in questo modo:

“Quando i tempi saranno maturi, verrà instaurato sulla terra il Regno di Dio. Colui che lo instaurerà sarà un Re di origine celeste. Il potere di questo Re si estenderà su tutti i popoli. Il suo Regno sarà un regno di giustizia e di pace. Questo Re assicurerà la prosperità, distruggerà la Morte, e ai giusti concederà la Risurrezione affinché godano anche sulla terra di quella vita alla quale erano destinati, ma della quale non hanno mai potuto usufruire pienamente a causa della presenza del Maligno sulla terra. I nemici di Israele saranno uno sgabello ai suoi piedi”.

Come risulta da questa descrizione, una persona che volesse interpretare la promessa di Dio in senso nazionalistico lo può fare (Esempio: “I nemici di Israele saranno uno sgabello ai suoi piedi”), ma una persona che fosse più sensibile ai valori spirituali e universali, già potrebbe interpretare la promessa per quello che veramente è, una promessa di Dio all’intera Umanità: “Io che sono il Creatore di tutto, attraverso il mio popolo − il Popolo d’Israele − manderò nel mondo un grande liberatore. Questi farà regnare la giustizia, distruggerà la Morte, ecc…”.

Gli Apostoli − che sono Ebrei − conoscono questa promessa divina, e ci credono. Essi vedono in Gesù il Messia promesso, ma non sono in grado di capire del tutto com’è fatta la sua Persona. Divina? Umana? Metà e metà? In essi c’è una lotta: “Gesù è umano, o è divino? E il suo regno sarà umano oppure divino?” Prima di ricevere la luce e la forza del divin Paraclito essi lo concepiscono talora come un duce nazionale, e talora come un redentore universale. In essi c’è un po’ di vecchio e un po’ di nuovo. Vivono l’esperienza di una lotta interiore tra la parte materiale e la parte spirituale del loro essere. La prima è sedotta dal mondo sensibile, un mondo circoscritto alla nazione ebraica, mentre la seconda, incoraggiata dai discorsi di Gesù, si lascia sedurre sempre di più dai valori spirituali, che sono universali. Alla fine, dopo aver vissuto con Gesù per tre anni, constatando che Gesù è risorto, si preoccupano di sapere da Lui se è giunto il momento di realizzare il “Regno d’Israele”. Chiedono a Gesù: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno d’Israele?” Ma Gesù risponde: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra”. (At 1, 6-8).

In questa risposta Gesù promette ai suoi Apostoli che la forza dello Spirito di Dio li renderà capaci di testimoniare in favore della sua opera “fino agli estremi confini della terra”. (Questa promessa si realizzerà alla Pentecoste).

− “Ma allora, Maestro, è proprio vero che il Regno di Israele si estenderà fino agli estremi confini della terra”? 

− Sì, è vero.

Ci sembra impossibile! A meno che… A meno che… … …  Maestro, che senso ha l’espressione “Regno d’Israele”? Politico o spirituale?

A questo punto interveniamo noi, per dire che Gesù, con le parole e con l’esempio, ha sempre risposto “spirituale”, ma che nel corso della storia metà del mondo ebraico risponderà “spirituale”, e l’altra metà risponderà “politico”. Come il ladrone Disma, definito buono, la prima metà morirà solo di morte fisica una morte che in realtà è una liberazione, una nascita alla vita eterna mentre la seconda metà, composta di impenitenti, morirà sia fisicamente che spiritualmente. La vera morte, quella eterna, è la morte spirituale. Quanto agli Apostoli, dopo la Pentecoste essi intuiscono spiritualmente, in profondità, che il Nuovo Israele non è una terra, una nazione, uno stato, ma è la Chiesa fondata dal loro Maestro: la Chiesa universale. [41]

Gesù rivela agli Apostoli che grazie allo Spirito Santo essi capiranno tutto, anche quello che per ora non sono in grado di capire. Cosa rimane da capire? Per essi e per noi rimane da capire che Cristo con la sua morte e la sua risurrezione ha realizzato l’atteso “Regno messianico” non come si raccoglie un campo, ma come lo si semina. Nel dire alle folle: “Il Regno di Dio è già in mezzo a voi” Gesù diceva che il suo seme era tutto gettato. …

Quanto al raccolto, c’è da dire che il seme, per produrre  il suo frutto ha bisogno di tempo: il tempo di spuntare, di crescere, e di maturare. Il raccolto ci sarà, ma a suo tempo, alla fine del processo di maturazione.

La tentazione per ognuno di noi è di sapere subito quando ci sarà il raccolto. Come bambini golosi o affamati ci chiediamo con ansia: Oh, quando verrà dunque il tempo di raccogliere? La verità, per chi la vuol sapere, è questa: prendendo come base il quadro della Settimana universale (che come ormai sappiamo è composto di sette millenni) i primissimi Padri della Chiesa sostenevano che il raccolto sarebbe avvenuto tra la fine del sesto millennio e l’inizio del settimo. I mistici odierni pur ignorando quasi tutto dei suddetti Padri e sul tempo fissato da Dio per realizzare questo suo “raccolto”, [42] dichiarano che Gesù sta per tornare sulla terra, e che il tempo presente è un tempo conclusivo, che si addice alla realizzazione del raccolto. Siamo all’inizio del terzo millennio della storia cristiana. Detto millennio, come abbiamo già visto, corrisponde al settimo della storia umana. Siamo quindi arrivati al tempo della seconda Venuta di Cristo, la Parusia intermedia. [43]

Troviamo scritto negli Atti:

“Detto questo, Gesù fu elevato in alto sotto i loro occhi, e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi continuavano a fissare il cielo mentre lui se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che dalla terra è stato assunto in cielo, un giorno ritornerà allo stesso modo in cui l’avete visto andare”. (1, 9-11).

Il “messianismo” degli Apostoli sembra qui confermato dagli angeli, che affermano: “Gesù… ritornerà allo stesso modo in cui l’avete visto andare”.

Gesù è risorto e poi è ritornato in Cielo; ma per evitare che i suoi rimangano orfani ha promesso loro la presenza dello Spirito Santo. Siccome la presenza dello Spirito Santo in noi e fra noi è la stessa presenza di Cristo, non ci sarà nessun vuoto cristologico nel primo periodo di tempo, quello che va dall’Ascensione alla Parusia intermedia che sta per venire, e ancora meno nel secondo periodo, quello dei mille anni che vanno dalla Parusia intermedia alla Parusia finale. Noi infatti crediamo alla presenza reale di Gesù nei sacramenti, nel sacerdozio, e in seno ad una comunità orante. Siamo convinti che i due suddetti periodi, soprattutto il primo, hanno per scopo di dare al grano di Gesù il tempo di maturare nel suo campo.

Nel libro dell’Apocalisse, per spiegare il posto occupato dalla Parusia intermedia e dal conseguente Millennio felice nel contesto globale della Settimana universale, S. Giovanni si serve di un settenario di sigilli. [44] Così tutte le profezie messianiche dell’Antico Testamento si trovano confermate nel Nuovo, mentre invece nella riflessione rabbinica posteriore a Gesù nulla appare di tutto questo.

 

3 - Il Messianismo agli albori del Cristianesimo.

Il Messianismo dei primi cristiani rimane integro fino all’epoca di Origene (un notabile del mondo culturale di Alessandria d’Egitto, 185-254 d. C.), poi le cose si guastano perché Origene riesce a convincere molti cristiani della necessità di interpretare l’Apocalisse in maniera simbolica. [45] Lo studioso Eusebio di Cesarea (265-340) riprende e sfrutta le tesi di Origene senza correggerle. Dopo di lui altri studiosi impostano le tesi bibliche allo stesso modo. Fra questi figurano S. Girolamo (347-420) e S. Agostino (354-430).

Parlando di S. Girolamo, lo studioso Gabriel Peters dice: “Girolamo fu prima di tutto un discepolo di Origene, che in seguito ripudiò; di conseguenza nella sua opera di esegesi si nota uno slittamento progressivo dal senso allegorico (cioè simbolico, ndr) al senso letterale, quello che Steinmann chiama “disintossicazione”. [46]

E a proposito di S. Agostino il professor Vincenzo Mercante scrive: “L’interpretazione simbolica e spirituale del Millennio risale a Origene e ad Agostino, ed è oggi quella generalmente sostenuta”. [47]

C’è forse un legame tra Messianismo e Parusia intermedia? Il legame c’è. Visto che il Messianismo è l’atteggiamento di chi attende il Messia, colui che non attendesse più il Messia, oppure lo attendesse soltanto per la Fine del mondo – escludendo in tal modo la sua Venuta intermedia – inventerebbe un messianismo che nella realtà del progetto divino non esiste. In poche parole, se il progetto di Dio comporta tre Parusie, il Messianismo retto è di saper attendere il Messia a ciascuna di esse. Continuando sulla stessa idea, se per molti Ebrei fu uno sbaglio quello di rigettare il Cristo della prima Parusia, noi pure sbaglieremmo, e altrettanto gravemente, se rigettassimo il Cristo della seconda Parusia, quella intermedia. Se la prima Parusia ha permesso a Cristo di venire tra noi come Redentore, la seconda, quella che oggi appare imminente, permetterà allo stesso Cristo di ritornare fra noi come Re di gloria, e di instaurare tra noi il suo Regno messianico.

Eusebio di Cesarea e seguaci non parlano mai di questione “parusiaca” nei loro scritti. La Parusia intermedia non c’è. Evacuata. Chi dunque si fida ciecamente di questi autori finisce per credere che la questione “millenaristica” sia l’unica che meriti considerazione. Il resto non esiste, o non conta. Risultato: il quadro della Settimana universale è cambiato. Essendo sparita dal quadro la Parusia intermedia, che rappresenta un dato essenziale del disegno divino, umanamente parlando non è più possibile comprendere il Piano di Dio nella sua compiutezza e nella sua bellezza. [48]

Solitamente Dio concede all’uomo di buona volontà l’aiuto necessario per correggere i dati di un problema che l’ignoranza umana o l’astuzia demoniaca hanno reso insolubile. Oggi per esempio, Dio interviene per correggere i dati relativi al problema della Parusia intermedia. Ma quanti amano Dio al punto di fare attenzione ai suoi messaggi? Per esempio, un teologo di rispetto potrebbe dire di credere ai profeti antichi. Non rischierebbe grosso. Ma come potrebbe lo stesso teologo mettersi a dire: “Credo ai Profeti cristiani contemporanei”? Se facesse questo perderebbe la sua reputazione, perché i profeti contemporanei parlano di Parusia intermedia, una cosa dimenticata, fuori moda, una cosa balorda, un soggetto tabù! Per affrontare onestamente un problema del genere ci vorrebbe eroismo, e dove trovarlo? 

In precedenza abbiamo visto che il responsabile numero uno dell’interpretazione erronea che subisce il testo di Ap 20, 1-6 a partire dal quarto secolo è Origene, ma abbiamo notato che anche S. Girolamo e S. Agostino sono un po’ responsabili di questo errore poiché in qualche modo si sono lasciati da lui influenzare. Come mai Girolamo e Agostino non hanno visto il tranello nel quale sono poi caduti? La spiegazione è la seguente. Nei suoi primi anni di vita, il Cristianesimo dipende molto dalle traduzioni ben fatte o mal fatte dei passi biblici. Le continue contestazioni dei fedeli sulle varie traduzioni inducono Origene a tradurre in greco una volta per tutte la totalità del testo biblico, che all’origine è in ebraico. Il suo lavoro incide sulla Chiesa d’Oriente, e un secolo dopo è imitato in Occidente da S. Girolamo, che non conoscendo abbastanza l’ebraico, traduce in latino quello che Origene ha tradotto in greco. S. Agostino, lui, conosce poco il greco, e ancor meno l’ebraico. Dunque si fida delle conoscenze linguistiche greche di Girolamo, il quale a sua volta si è fidato delle conoscenze linguistiche ebraiche di Origene. [49]

Nel tradurre da una lingua all’altra è facile per un traduttore cedere all’idea di aggiungere dei commenti personali ai passi tradotti. Quando ciò avviene, i commenti corrispondono al modo di pensare del traduttore. Come pensa il traduttore Origene? Egli appare oggi come un uomo capace di costruire attraenti castelli teologici con parole complesse e seducenti, ma nel suo tempo non fu percepito subito come tale. Il suo stile eloquente e la reputazione di uomo colto che si era creato lo rendevano quasi invulnerabile alle critiche sfavorevoli. Pochi si accorsero che propagava errori di interpretazione. La sua principale eresia è l’apo-catastasi, che sarà condannata dalla Chiesa, ma più tardi. [50] (Non si tratta di una verità rivelata da Dio e tramandata dai Padri, ma di un insieme di teorie che tendono a ridurre il Cristianesimo a filosofia). La distorsione è evidente, ma c’è chi non la percepisce ancora come tale, e tenta di presentare il fenomeno come un normale “processo di ellenizzazione del Cristianesimo”. Per quanto ci riguarda, una distorsione rimane una distorsione. [51]

 Si dice che Demetrio, che allora era vescovo di Alessandria, abbia convocato un sinodo diocesano che dichiarò Origene eretico. Visto il dissenso di alcuni − e siccome Origene non si dava per vinto − nel 231 lo stesso vescovo dichiarò invalida anche la consacrazione sacerdotale di Origene. [52] Ma ormai il seme dell’eresia origeniana si era già sparso all’intorno, contaminando seriamente molti scritti teologici. Nel presentarsi fantasioso e ricco di “buonismo”, il Cristianesimo di Origene otteneva grande successo. Grazie a questo “buonismo” la salvezza veniva estesa anche ai dannati dell’inferno. [53]

Origène

 

Origene

(Nato ad Alessandria d’Egitto nel 185. Morto a Tiro nel 254.)

 

Fu direttore del didascaleo cristiano di Alessandria d’Egitto. Nel 231 si stabilì a Cesarea, in Palestina. Scrisse numerosi trattati di ascesi, di dogmatica, di esegesi. Molti punti della sua dottrina furono condannati al Concilio di Costantinopoli, quello del 553.

Per mettere in guardia gli studiosi sulla “pericolosità” di Origene in campo teologico avrebbero dovuto bastare i legittimi interventi del vescovo Demetrio, invece Origene ebbe tanti ammiratori fra i cristiani. Tra questi ci fu il sopra citato Eusebio di Cesarea, e poi S. Girolamo. [54]

Il De Lubac dice che per fare dell’esegesi biblica S. Girolamo si fidò ciecamente delle traduzioni che Origene aveva fatto dall’ebraico al greco, [55] e che questa eccessiva dipendenza di Girolamo su Origene fa di lui un mediocre studioso di questioni escatologiche. Visto che per quanto riguarda l’escatologia S. Agostino dipende da S. Girolamo, anche l’autorità di S. Agostino diminuisce.  Possiamo dire che su certe posizioni essa diminuisce fino a svanire completamente.

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– II –

millenarismo

 

1 -  Il Millenarismo presso i primi Padri della Chiesa.

2 -  S. Agostino: il grande equivoco sul Millenarismo biblico.

3 -  Le varie  forme di millenarismo corrotto.

 

1 - Il Millenarismo presso i primi Padri della Chiesa.

Se un oggetto sacro può essere profanato, un concetto sacro lo può essere altrettanto, ed è quanto è successo al concetto di Millenarismo. Da sacro è diventato profano, da vero è diventato falso, da ortodosso che era all’origine, ora tutti lo considerano un’eresia. Come mai?

Spiegazione:

Il Millenarismo è un concetto biblico che si presenta in Ap 20, 1-6. Il testo che lo descrive ha per titolo “Il Millennio felice”. Il testo è questo:

Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, Satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta, Perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo. Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.

Per identificare il concetto espresso in questo passo, lo studioso J. De Parvulis si serve dell’espressione “Millenarismo biblico”. [56] I Padri della Chiesa dei primissimi tempi non hanno nessuna difficoltà a credere al Millenarismo biblico, ma coloro che un po’ più tardi ruotano attorno alla figura e al pensiero di Origene stentano a crederci. Origene fa sparire dal contesto biblico sia il Millennio descritto da S. Giovanni, che la Parusia intermedia che lo deve inaugurare. Di conseguenza la parola “millenarismo” utilizzata da Origene non significa più che il “Millenarismo biblico” è vero, ma bensì che il “Millenarismo biblico” è falso. Se Origene avesse espresso questo concetto direttamente e con parole chiare non sarebbe stato creduto da nessuno – perché la Bibbia non è soggetta a condanne, e non può essere dichiarata falsa da nessuno – ma il fatto di averlo espresso in maniera indiretta, simbolica, e con parole altisonanti, gli ha permesso di essere creduto da un certo numero di persone.

Malgrado queste difficoltà, la Verità non cessa di esistere. Si fa strada un po’ a modo suo. Conoscere le tracce del suo percorso non nuoce a nessuno, anzi, in certi casi la cosa si rivela di grande utilità. Ecco dunque le suddette tracce, esposte brevemente.

Didaché.

Il più antico degli scritti patristici è un fascicolo redatto in lingua greca, e si intitola “Didaché”. Esso risale al primo secolo dopo Cristo. S. Atanasio lo ammira talmente che lo vorrebbe quasi ritenere un libro sacro. Detto fascicolo viene usato sia come manuale per istruire i primi cristiani, sia come libro di lettura nelle assemblee eucaristiche. A proposito del il Millenarismo biblico, esso contiene un passo interessante, redatto in questi termini:

“Negli ultimi giorni aumenteranno i falsi profeti e i corruttori. Le pecore si muteranno in lupi e la carità si muterà in odio. Crescendo l’iniquità, gli uni odieranno gli altri, si perseguiteranno e tradiranno a vicenda. Allora comparirà il seduttore del mondo [l’Anticristo, ndr] il quale si presenterà come il Figlio di Dio, operando miracoli e prodigi. La terra sarà nelle sue mani, e farà cose scellerate mai viste dal principio del tempo. Allora arriverà per il genere umano il fuoco della prova. Molti si scandalizzeranno, e periranno. Quelli invece che rimarranno fedeli nella fede saranno salvati dalla maledizione. Allora appariranno i segni della verità: prima il segno dello squarcio nel cielo, poi il segno del suono di tromba, in terzo luogo la risurrezione dei morti. Non di tutti, ma secondo quanto fu detto: “Verrà il Signore [nella Parusia intermedia, ndr] e tutti i santi con Lui”. Allora il mondo vedrà il Signore che viene sopra le nubi del cielo”. [57]

Questo passo della Didaché riflette l’interpretazione letterale di Ap 20, 1-6, sul quale si appoggia. La patristica dei primissimi secoli di Cristianesimo utilizza l’interpretazione letterale, ma con Origene, Girolamo e Agostino, l’interpretazione letterale cede sventuratamente il passo a quella simbolica.

Lettera di Barnaba.

Questo scritto è contemporaneo alla Didaché. Nel confermare l’esistenza della Settimana universale esso conferma anche il senso letterale attribuito ad Ap 20, 1-6. Il testo dice:

«Nei dieci comandamenti, quando Dio in persona parlò a Mosè sul monte Sinai, del sabato è scritto: “Santificate il sabato del Signore con le mani pure e con il cuore puro”. E in un’altra parte dice: “Se i miei figli osserveranno il sabato, allora stenderò la mia misericordia su di loro.” Si parla del sabato al principio della creazione: “E fece Dio in sei giorni le opere delle sue mani, e nel settimo giorno si riposò, e lo santificò.” Osservate, o figli, che cosa significa “terminò in sei giorni.” Questo significa che in seimila anni il Signore compirà ogni cosa. Un giorno per lui indica mille anni. Dunque, o figli, in sei giorni, che sono seimila anni, saranno compiute tutte le cose. L’espressione “e nel settimo giorno si riposò” significa: “Il Figlio suo, quando tornerà sulla terra (Venuta intermedia, ndr)  distruggerà il tempo dell’iniquo (l’Anticristo, ndr), giudicherà gli empi (nel Giudizio interiore, ndr) e muterà il sole, la luna e le stelle. Allora il riposo sarà buono nel settimo giorno”. » [58]

 Risulta che l’Apocalisse di S. Giovanni è strutturata su dei settenari. Ce ne sono tre: 1) quello delle Chiese, 2) quello dei Sigilli, 3) quello delle Coppe.

Nella Bibbia il settenario rappresenta non solo la struttura della Settimana della creazione, ma anche quella della Settimana universale. In codesta Settimana, il Millennio felice è previsto in settima posizione, la posizione del giorno domenicale. È molto probabile che lo stesso S. Giovanni abbia trasmesso queste spiegazioni interpretative ai primi Padri. Noi presumiamo che fu lui a dire loro che il 7° sigillo era quello del Millennio felice, aggiungendo che detto Millennio sarebbe stato inaugurato da Cristo al momento della Parusia intermedia, anticipatrice di quella finale. [59] L’ottavo giorno, a nostro avviso, già si trova nell’eternità. È il “giorno” eterno.

S. Giustino.

S. Giustino è un apologista greco del 2° secolo. La sua vita scorre tra l’anno 100 e l’anno 165. Da pagano fu filosofo: prima stoico, poi peripatetico, e infine pitagorico. Nessuna filosofia riuscì a convincerlo, ma l’onesta ricerca della verità finì per condurlo al Cristianesimo. Nel suo: Dialogo con Trifone è possibile vedere che cosa lui pensa della questione escatologica. Alla domanda dell’ebreo Trifone che gli chiede se è vero che Gerusalemme sarà riedificata e da loro abitata assieme a Cristo glorioso e assieme agli antichi patriarchi Ebrei risuscitati, Giustino risponde:

«Uno dei nostri, chiamato Giovanni, in una rivelazione a lui fatta, ha predetto che coloro che avranno creduto in Cristo trascorreranno mille anni in Gerusalemme. Trascorsi quei mille anni ci sarà la risurrezione generale, eterna, di tutti assieme contemporaneamente, e infine il Giudizio. »  [60]

In questo testo S. Giustino, che è cristiano, dimostra di accettare la Tradizione apostolica della Settimana universale, ma Trifone, che è ebreo, ha difficoltà a concepire il Messianismo in chiave cristiana. Il Messianismo non esiste più tra gli Ebrei, [61] e anche certi cristiani sono disorientati. Il clima teologico è incerto. Sorgono sette che mettono in crisi tutta la dottrina cristiana. Per esempio, i Montanisti vorrebbero sbarazzarsi dell’Antico Testamento al completo.

S. Ireneo.

Il più grande dialettico cristiano del 2° secolo è S. Ireneo da Lione, definito il “Padre della dogmatica”. Egli si domanda: «In quanti "giorni" Dio ha creato il mondo? » Noi conosciamo la risposta che ci è data dalla Bibbia. Secondo la Genesi Dio ha creato il mondo in sette "giorni". S. Ireneo continua il suo discorso dicendo: 

«In quanti giorni fu fatto il mondo, in altrettanti millenni avrà la sua durata. È per questo che la Genesi dice: “E furono compiuti il cielo e la terra con tutti i loro ornamenti. Dio compì tutte le sue opere in sei giorni, e nel settimo si riposò”. Queste parole sono storia e profezia nello stesso tempo, poiché riguardano le cose passate e le cose future. Un giorno presso Dio è mille anni. Se Dio fece tutte le opere della creazione in sei giorni, ciò significa che la durate di queste cose sarà di seimila anni”. » [62]

S. Ireneo contribuisce molto alla formulazione teologica di quanto riguarda l’Anticristo. Dice per esempio che l’Anticristo verrà per riassumere in sè l’iniquità umana di seimila anni, i sei mila anni trascorsi a partire dalla creazione di Adamo. Circa l’Anticristo egli aggiunge quanto segue:

«È detto che il suo numero 666 − cioè 6 centinaia, più 6 decine, più 6 unità − è come una ricapitolazione di tutta l’apostasia perpetrata durante i 6.000 anni precedenti. Infatti questo mondo sarà portato a termine in tanti millenni quanti furono i giorni impiegati a farlo. Come dice la Genesi: “Così furono portati a termine il cielo, la terra, e tutte le cose. Dio terminò il suo lavoro in sei giorni, e nel 7° giorno si riposò.” Questo ci rivela in che modo furono fatte le cose, ma è anche una profezia del futuro! Infatti se il giorno del Signore è come 1000 anni, e il Signore ha portato a termine le sue opere in sei giorni, è evidente che alla fine del 6° millennio tutto sarà effettuato...” [63]

Lattanzio.

Lattanzio è un apologista del 3° secolo (260-325). Egli commenta: “Come in sei giorni Dio creò il mondo e al settimo si riposò, così la verità e la religione faticheranno e saranno tribolate per seimila anni dall’errore e dall’iniquità, ma nel settimo millennio godranno riposo e pace.” [64]

Eusebio Gallicano.

Eusebio Gallicano si interessa al profeta Daniele. Dice che il numero di "settimane" che rappresenta la durata dell’esilio del Popolo ebreo a Babilonia, rappresenta anche la durata del mondo calcolato in millenni: “Che significa questo numero sette? Significa i “giorni” del mondo.” [65]

Andrea di Cesarea.

Andrea di Cesarea ha vissuto nel 5° secolo, e ha scritto un commento al libro dell’Apocalisse. In esso si legge: “Dopo la sesta tromba l’Angelo che proclama che non vi sarà più tempo, dimostra che dopo i seimila anni poco o nulla resterà al mondo. [66] Ma nei giorni della voce del settimo Angelo, quando si incomincerà ad ascoltare la tromba, si consumerà il mistero di Dio svelato dai suoi profeti.” [67]

S. Pietro e S. Paolo.

Essendo Ebrei, ma Ebrei cristiani, S. Pietro e S. Paolo, come anche S. Giovanni, hanno ripreso il sabatismo ebraico in chiave cristiana. Per fare questo si sono basati sulle profezie di Isaia, di Daniele, di Ezechiele, sul salmo 89, e soprattutto sulla Settimana della Creazione. Dalla sintesi di queste fonti sacre è uscito il modulo della Settimana universale. Sulla base di tale modulo S. Pietro e S. Paolo affermano che nel settimo millennio Dio si “riposerà” dalla lotta sostenuta contro Satana.

Sappiamo che i Padri della Chiesa dei primissimi tempi − alcuni dei quali hanno ricevuto l’insegnamento dagli Apostoli − continuano la Tradizione ebraica, quella vera. La loro posizione dottrinale, di conseguenza, è sana, lineare, ortodossa. [68] Ciò malgrado quasi tutti i teologi di oggi preferiscono ignorare questi Padri. Motivo? Li accusano di essere “millenaristi”. Accusare questi Padri di “millenarismo” non è corretto. Non lo è nè sul piano morale nè su quello teologico. Sul piano morale i suddetti Padri sono tutti di fede provata, su quello teologico è bene ripetere che esiste un millenarismo non condannabile. Non è quello inventato da Origene, nè quello crasso di Cerinto, ma quello che nella Bibbia ha per contesto la Settimana universale, e che i santi Apostoli e i suddetti Padri hanno predicato prima ancora che Origene non fosse. [69]

Il creduto “ritardo” del Regno messianico non è estraneo alla defezione di alcuni cristiani della Chiesa primitiva, [70] ma a causare il crollo della Chiesa africana, e scismi a non finire, non è questo preteso “ritardo” del Messia, ma l’errore madornale di Origene che ha fatto credere al mondo intero che il Millennio felice iniziava con la Risurrezione di Cristo. Un errore di due mila anni!

Chi è sveglio corregga questo errore. Chi è sveglio si prepari a ricevere Gesù che in questi tempi sta bussando alla porta!

Conclusione: Riassumendo il tutto, ci è possibile affermare che al di là del millenarismo condannato dalla Chiesa esiste un millenarismo ortodosso, che è quello biblico. È presente nel testo di Ap 20, 1-6. Detto passo si capisce soltanto nel suo contesto, che è quello della Settimana universale. I santi Padri lo hanno insegnato nei primissimi tempi della Chiesa, prima che Origene intervenisse a creare lo scompiglio.

 

2 - S. Agostino: il grande equivoco sul millenarismo.

I Profeti cristiani contemporanei dicono che è imminente la Venuta intermedia di Gesù, e che in base alle Scritture l’Anticristo dovrebbe precedere di poco questo importantissimo evento. Per essere accettati, questi concetti avrebbero bisogno di essere capiti, e per essere capiti avrebbero bisogno di essere inquadrati nel loro contesto, quello della Settimana universale. Siccome le conoscenze relative a questa Settimana universale si sono perse lungo i secoli le ragioni che hanno causato questa perdita sono varie, ma si possono tutte spiegare oggi Dio si serve dei suoi strumenti, che sono i mistici, i carismatici, i profeti cristiani contemporanei, per spiegare di nuovo all’Umanità il suo grande e meraviglioso disegno. [71]

Ma che succede a quei cuori che si chiudono al cielo (alla grazia proveniente dall’alto) per aprirsi unicamente alla terra (agli interessi provenienti dal basso)? Succede quel che succede sempre in simili casi. La loro chiusura al soprannaturale li rende sordi ai messaggi divini provenienti dall’alto, e fa di loro degli esseri spiritualmente addormenti, completamente impreparati ad accogliere lo Sposo divino che si è annunziato e che ora sta per arrivare.

Che posizione occupano i teologi contemporanei all’interno di questo quadro? In generale i teologi odierni non vogliono credere alla Venuta intermedia del Signore, e la stessa figura dell’Anticristo li imbarazza. Da che dipende? Dipende dal fatto che essi cercano la verità – quando la cercano – ma solo con la mente, non con il cuore. Respingono quindi tutto quello che sembra provenire direttamente dal Cielo. Se un messaggio viene loro presentato come proveniente dal Cielo, si mettono sulla difensiva. Di conseguenza non sanno nulla dei progetti divini che riguardano il futuro dell’Umanità. Quello che Dio comunica all’essere umano di oggi è un tema che non li commuove, non li interessa. Il loro cuore è altrove.

È forse normale una situazione del genere? No, non lo è affatto. Per esempio, è forse normale che un teologo contemporaneo non sappia che cosa sia la Settimana universale? Eppure… Provate a chiedere ad un teologo laureato che cosa sia la Settimana universale, e ci saprete dire. Vi guarderà di traverso,  a causa del suo imbarazzo. L’escatologia è un campo che i teologi attuali credono di conoscere, e che qualche volta pure conoscono, ma alla rovescia.

Viste dal lato spirituale, queste lacune si spiegano con le suddette ragioni, ma sul piano didattico le cose si sono guastate a partire dal “grande equivoco” di S. Agostino. 

Spiegazione.

Nel quarto secolo non esistevano le università cattoliche, e la Congregazione per la dottrina della fede non era ancora istituita. Esistevano dei Patriarcati, i quali esercitavano una certa vigilanza sull’ortodossia degli studi riguardanti le Scritture e la Dottrina. Risulta che il Patriarcato di Antiochia, noto per praticare il metodo di interpretazione letterale delle Scritture, condannò a più riprese il metodo simbolico (detto pure allegorico) che sotto l’influsso di Origene veniva utilizzato in modo abusivo nel Patriarcato di Alessandria, ma da Origene in poi i catechisti di Alessandria fanno orecchi da mercante. Risultato: l’errore di Origene cresce, si sviluppa, diventando pure l’errore di Gerolamo e di Agostino. Nessuno osa criticare le proposizioni di Agostino la cui autorità morale presso le folle è grandissima. [72]

Come mai S. Agostino cade in un tranello del genere senza rendersene conto? Il primo sbaglio lo fa il giorno in cui decide di commentare il testo dell’Apocalisse, non partendo dalla versione greca ma da una esegesi ricevuta in prestito da S. Girolamo. In fatto di esegesi biblica S. Girolamo non è affatto una cima. Lo studioso A. Hamman dice di lui: «I suoi commenti sono poveri di dottrina e trascurati nella forma. Girolamo è un erudito, un umanista, non un teologo nè un mistico. Egli romperà definitivamente con Origene quando sarà diventato pienamente e lucidamente se stesso. »  [73] 

In seguito Agostino compie altri passi falsi, sette in tutto, identificabili nei sette punti qui sotto elencati.

Interpreta l’Apocalisse senza tener conto delle fonti greche, perché non conosce la lingua greca in modo adeguato.

2° Non cita i santi Padri della Tradizione (in ciò verrà imitato disgraziatamente da Martin Lutero, e da tanti altri).

3° Non si serve dell’Apocalisse ma del testo di Vittorino, un testo che Girolamo aveva già alterato in senso origeniano.

4° Fa l’esegesi di Ap 19 e 20 utilizzando il metodo simbolico di Origene e di Ticonio, due eretici. [74]

Si lascia condizionare dalla propria concezione filosofica del tempo, la quale dà maggior valore al passato che al futuro.

Si basa sul sabatismo ebraico anziché basarsi su quello cristiano. [75]

7° Si lascia condizionare dalla riflessione rabbinica, ormai decadente, e da quella che serpeggia fra i cristiani caduti vittime della crisi causata dal preteso “ritardo” di Cristo. (Questo preteso “ritardo” genera disagio presso alcuni cristiani, e provoca qui e là delle reazioni fuorvianti). 

Tutto considerato, Agostino non merita nessun credito in materia escatologica. Sbaglierebbe chi si appellasse a lui in questa materia. L’esegeta Martino Penasa dimostra come il capitolo 20 del libro agostiniano La Città di Dio − scritto nel 417 − rappresenti una vera e propria forzatura del testo sacro dell’Apocalisse. [76] Agostino ha un chiaro concetto della Settimana universale [77] ma ne distorce l’applicazione. [78] Anche se in precedenza aveva creduto alla Venuta intermedia del Signore, a partire dal momento in cui si lascia circuire dall’origenismo, il millenarista eterodosso è proprio lui, checché ne pensino i teologi moderni.

Un lettore che a questo punto si sentisse disarcionato da queste verità, vorrà sapere, a titolo di garanzia, come mai nessuno sia intervenuto per aiutare S. Agostino a ravvedersi. Le cose si sono svolte nel modo seguente. Al tempo in cui S. Agostino era vescovo di Ippona, esisteva un gruppo ereticale di millenaristi il cui capo si chiamava Cerinto. Cerinto predicava un millennio di felicità materiale, con abbuffate di cibi prelibati e di orge sessuali. Questo tipo di millenarismo viene oggi chiamato “millenarismo crasso”. Agostino decide di condannare, e a giusto titolo, il millenarismo crasso di Cerinto, [79] ma nel condannare Cerinto egli cancella in blocco tutto il messianismo escatologico della sacra Tradizione. Nel gettare l’acqua sporca, S. Agostino getta via anche il bambino. Così facendo toglie al cristiano la speranza di un Regno terrestre di giustizia e di pace, un Regno che nel Piano di Dio è comunque presente. Per giustificare poi la sparizione della Venuta intermedia e aggiustare tutta la faccenda, Agostino usa il modulo della Settimana universale. Lo usa, ma in maniera impropria. Per capire come avviene l’abbaglio, e a che momento si produce, è opportuno esaminare la differenza che separa S. Agostino da S. Ireneo sul modo di usare questo modulo della Settimana universale.

Siccome la posizione di S. Ireneo l’abbiamo appena esposta (vedi le pagine precedenti), esponiamo ora quella di S. Agostino. Detta posizione è ben visibile in: La Città di Dio, soprattutto in quel passo che mostra un Agostino convinto che l’Umanità sia già arrivata alla fine del sesto millennio, che secondo lui sarebbe l’ultimo. Agostino scrive:

«Riguardo ai mille anni, mi vengono in mente due interpretazioni possibili. Si possono spiegare in quanto il fatto (che Satana venga legato nell’abisso) avviene negli ultimi mille anni, ossia nell’ultimo millennio, quasi fosse il sesto giorno, di cui stanno passando ora le ultime frazioni, e a cui seguirà il Sabato senza sera, ossia il riposo eterno dei santi; per cui lo scrittore (S. Giovanni) con i mille anni definisce l’ultima parte di questo giorno, per così dire millenario, che ancora rimane prima della Fine del tempo. È qui applicata quella figura del discorso per cui una parte è indicata col tutto. [80]

S

S. Agostino (354-430)

Egli si convertì al Cristianesimo da adulto. Inizialmente fu un uomo di lettere, poi divenne sacerdote, e nel  395  fu consacrato vescovo. L’anno seguente divenne vescovo di Ippona (Nord Africa).

Fu sincero nel cercare la Verità, e finì per trovarla nel Cristianesimo, grazie anche alle preghiere incessanti di S. Monica, sua madre.

Fondò due monasteri, uno a Tagaste e l’altro a Ippona. Morì in quel di Ippona, fra il suo clero, integrato alla vita del suo monastero, come uno dei tanti cenobiti laboriosi.

 In questo passo Agostino propone un calcolo escatologico da lui inventato. [81] Si immagina che la Parusia di Ap 20, 1-6 sia già avvenuta con la Risurrezione. Pensa di trovarsi già nel sesto millennio, e che detto millennio sia l’ultimo (mentre invece i primi Padri parlano di sette millenni, l’ultimo dei quali è riservato alla Gerusalemme messianica, preludio a quella celeste). Le parole di questo passo mostrano un S. Agostino disorientato, un S. Agostino che si cerca. I cristiani sanno che prima del Giudizio finale deve venire l’Anticristo, ma Agostino cambia la cronologia profetica delle Scritture e della Tradizione. Accorcia di mille anni la Settimana universale (il Piano di Dio) e anticipa di mille anni il Regno messianico. Come se ciò non bastasse, egli introduce pure un nuovo concetto, quello della circolarità del tempo. [82] Afferma, sulle tracce di Origene, che l’inizio del Millennio felice è l’adventus della Risurrezione, e la fine del medesimo è l’adventus della Parusia finale, [83] mentre per la Tradizione le cose si svolgono in altro modo.

Chi volesse convincersi di quanto strana sia l’interpretazione agostiniana esamini attentamente il passo di Agostino che qui riproduciamo:

«Pertanto, durante l’intero periodo abbracciato dall’Apocalisse, ossia dalla prima venuta (adventus) di Cristo, sino alla sua seconda venuta (adventus), che è quella della Fine del mondo, il diavolo rimane legato, ma non nel senso che durante questo intervallo (designato col numero di mille anni) non sedurrà la Chiesa: poiché non la sedurrà nemmeno dopo sciolto. » [84]

Questa affermazione è smentita dai fatti. L’evidenza mostra che dopo la Risurrezione di Cristo il demonio non è incatenato, ma libero e operante. Incatenato lo sarà più tardi, al settimo millennio. Qui Agostino ha probabilmente tentato di spiegare – un po’ a modo suo – il “ritardo” della Parusia. Voleva dire, probabilmente, che non vi era stato nessun ritardo, ma solo una falsa attesa. L’intenzione era buona. Peccato che anziché attenersi alla sacra Tradizione, egli invece si sia lasciato abbindolare dalle circonvoluzioni verbali di Origene e di Ticonio, due eretici.

A causa della suddetta posizione agostiniana la gerarchia cattolica non cerca più di comprendere la figura dell’Anticristo e la Parusia intermedia. La tendenza generale, in fin dei conti, è di confondere la fine del sesto millennio con la fine del settimo, la Fine di un mondo con la Fine del mondo, la Fine dei tempi con la Fine del tempo. Che sbaglio! La maggior parte del clero cattolico crede che i messaggi di La Salette, Fatima, Luisa Piccarreta, Maria Valtorta, Mgr Michelini, Vassula, Medjugorje, JNSR, parlino della temuta Fine del mondo, mentre invece trattano della Parusia intermedia. Gesù sta bussando alla porta di casa nostra.  È la seconda volta che si presenta da noi, ma questa volta viene come Re di gloria, non più come Redentore. Viene per instaurare sulla terra il suo Regno messianico!

L’apatia e l’indifferenza che regnano ovunque ci convincono che prima di arrivare a questo grande avvenimento, l’umanità e la Chiesa di oggi avranno bisogno di una grande purificazione.

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. » [85] Un bel mistero da meditare!

 

3 - Le diverse forme di millenarismo corrotto.

Abbiamo già detto e provato che i Padri della Chiesa, quelli del primissimo tempo, insegnavano che il Piano divino di salvezza è formato da sette millenni, secondo una struttura del tutto simile a quella della Settimana della Creazione, che a sua volta è del tutto simile a quella della nostra settimana terrestre. [86] Su questa base c’è chi ha scelto in passato di dare un secondo nome al “Piano divino di Salvezza”, chiamandolo “Settimana universale”. Abbiamo poi scoperto che secondo gli stessi Padri la fine del sesto millennio corrisponde alla Fine dei tempi, e che la fine del settimo millennio corrisponde alla Fine del mondo. Sappiamo dalla Bibbia che tra la fine del sesto millennio e la fine del settimo − cioè  tra la Fine dei tempi e la Fine del mondo − ci sta un periodo di dieci secoli, un mille anni che nell’Apocalisse di S. Giovanni viene descritto come un Millennio di felicità e di pace (Ap 20, 1-6). Per finire ci siamo accorti che questo Millennio di felicità e di pace corrisponde al Regno messianico, quel “Regno di Dio” che Gesù ha promesso all’umanità, e che i cristiani invocano da due mila anni con la preghiera del “Padre nostro”.

Nel fare queste messe a punto abbiamo realizzato che da molti secoli esiste una parola che forse non significa quello che dovrebbe significare. Si tratta della parola “millenarismo”. Circa questa parola esiste una confusione linguistica impressionante che sicuramente non favorisce gli interessi di Dio ma quelli del suo Avversario. Per qual mistero tutti usano questa parola e quasi nessuno la capisce per quello che veramente essa contiene? Un latinista risponderebbe: “Usus tyrannus verborum”.

Sappiamo che la Chiesa ha condannato il millenarismo, ma nessuno sembra in grado di dire con chiarezza che cosa la Chiesa abbia condannato con tale parola. Molti dicono: “Io lo so, e mi puoi credere perché sono laureato in teologia”. Ma quando poi arriva la resa dei conti nessuno riesce a dire con precisione come stiano le cose. Le cose stanno confuse, ecco tutto. Vista la situazione, uno si domanda se il millenarismo condannato non dovesse portare un nome diverso, magari più specifico.

La spiegazione che noi proponiamo è la seguente: siccome il Millenarismo vero è un atto di fede nella parola biblica, che è sacra, il millenarismo falso, quello condannabile, dovrebbe essere associato all’abuso del concetto “mille”, non al suo uso, che è legittimo. Credere nel Millennio felice è una cosa lodevole, poiché significa credere in quello che Dio ha voluto rivelarci tramite S. Giovanni nell’Apocalisse. Credere invece nei bagordi del Millennio felice è biasimevole perché il Millennio felice non può essere fatto di bagordi e di orge sessuali. Esiste quindi un millenarismo eretico che è quello di Cerinto, e un Millenarismo ortodosso che è quello di S. Giovanni... biasimevole il primo, lodevole il secondo. Vogliamo condannare Cerinto o S. Giovanni? Se l’intenzione è quella di condannare Cerinto, l’espressione “millenarismo cerintiano” sarebbe più consona che non la parola “Millenarismo” usata da sola. Una cosa è certa: se qualcuno condanna il Millenarismo senza dire di che millenarismo si tratta, il rischio è quello di aumentare la confusione anziché diminuirla, perché un lettore normale è portato a credere che la parola “Millenarismo” usata da sola significhi “Millenarismo biblico”.

Il guazzabuglio linguistico sul millenarismo si è formato nel mondo a causa di Origene, ed oggi esistono almeno tre forme di millenarismo corrotto: origeniano, cerintiano, agostiniano. La prima è una forma corrotta di millenarismo perché Origene esclude il Millennio felice, lo cancella arbitrariamente, benché lo faccia in maniera subdola, indiretta. [87] La seconda è una forma corrotta di millenarismo perché Cerinto concepisce la felicità del Millennio felice (le “nozze dell’Agnello”) come una lunga festa mondana piena di bagordi. La terza forma di millenarismo alterato è il millenarismo agostiniano. Anch’esso risulta erroneo perché il senso letterale del testo biblico non viene interpretato da Agostino così com’è, ma estrapolato. [88]

Agostino presenta il suo millennio – quello nel quale gli è dato di vivere – non per quello che è, cioè il quinto di una serie di sette, ma come il sesto di una serie di sei, e quindi l’ultimo della serie (quello preparatorio alla Fine del mondo, tanto per parlarci chiaro). Il clero e le folle seguono Agostino con fiducia, anche perché Agostino possiede sulle folle un notevole ascendente morale. Ma le conseguenze del suo sbaglio sono altrettanto notevoli. Il suo errore finisce per provocare la grande crisi dell’anno mille, una crisi fondata sulla paura. Finché dura tale paura, l’idea della Fine del mondo fa tremare tutti, li mantiene in sospeso, e assicura con questo una certa pace al mondo occidentale. Quando però la paura si spegne perché alla fine dell’anno mille nulla è successo di quello che si prevedeva, un sentimento amaro invade i cuori e le menti. Il mondo cristiano ha l’impressione di essere stato ingannato. E da chi? Da coloro che predicano dall’alto dei pulpiti. La faccenda finisce per gettare molto discredito sulla religione cattolica e sulla teologia in generale, incapace da allora in poi di ritrovare il bandolo della matassa. [89]

Lungo i secoli queste forme corrotte di millenarismo hanno fornito munizioni a molti falsi profeti, causando inconvenienti di ogni genere. È normale che ad un certo punto la Chiesa abbia deciso di condannare la falsa religiosità legata agli abusi del concetto millenaristico. Tuttavia, anziché condannare la falsa religiosità e gli abusi, la Chiesa ha condannato il “millenarismo” senza precisare di che millenarismo si trattasse. Lodevolissima l’intenzione, ma per arginare la confusione i termini utilizzati avrebbero potuto essere più precisi.

Che dire della felicità umana predicata oggi dalla dottrina comunista? Qualcuno ha già tentato – pare – di considerare questa dottrina come una forma ulteriore di millenarismo corrotto. Benché il concetto di falso millenarismo non sia del tutto estraneo a questa dottrina, noi preferiamo parlare qui di falso messianismo, non di falso millenarismo. La felicità predicata dal comunismo ateo non è per noi una forma corrotta di millenarismo, ma una forma corrotta di messianismo. Si tratta di messianismo secolarizzato. Tale messianismo è falso per definizione.

Esistono diverse condanne ufficiali dell’ideologia comunista da parte della Chiesa, ma nelle condanne del comunismo ateo la parola millenarismo non viene mai utilizzata. [90] Detta parola è invece utilizzata nell’articolo n. 676 del CCC (il Catechismo della Chiesa cattolica) per condannare un qualcosa di abbastanza vago e confuso, un qualcosa che forse non ha nulla a che vedere col significato etimologico della parola mille.

Il suddetto articolo è redatto così:

«Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento che al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico. [91] Anche sotto la sua forma mitigata,  [92] la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del Regno futuro sotto il nome di “millenarismo”, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato “intrinsecamente perverso».

Risulta dalla suddetta dichiarazione che Speranza messianica e Regno futuro siano la stessa cosa. Ottimo. Dalla dichiarazione risulta pure che la Speranza messianica (quindi il “Regno futuro”) sia da vedere come possibile solo al di là della storia”, non al di qua della storia. Se dunque un cristiano volesse riporre la Speranza messianica nel tempo presente (che è l’al di qua della storia), tale cristiano sbaglierebbe. Conclusione: un cristiano non ha diritto di pensare che la Speranza messianica si possa realizzare su questa terra, cioè nel tempo presente, ma solo nell’aldilà della storia… l’aldilà eterno.

Pur condividendo col CCC la condanna del messianismo secolarizzato, non riusciamo a capire come mai la Speranza messianica non si possa realizzare (non possa “essere portata a compimento”) nel tempo presente, su questa terra. Il Regno messianico è o non è un Regno destinato ad esistere su questa terra? Se la risposta è affermativa bisognerebbe avere il coraggio di dirlo, e dirlo bene. Se la risposta invece è negativa (come sembra trasparire da questo confuso articolo 676), come mai non c’è modo di dire le cose in maniera più chiara? Per esempio, il “Millenarismo biblico” non è menzionato dall’articolo suddetto, nè per essere difeso nè per essere condannato, ma allora quando mai lo si menzionerà? Il millenarismo origeniano e quello cerintiano non sono menzionati nell’articolo suddetto, nè per essere difesi nè per essere condannati, ma allora quando mai li si condannerà, e in modo semplice, chiaro, accessibile al popolo di Dio? [93]

Prima di concludere desideriamo segnalare che alcuni studiosi laici vorrebbero che oggi la Chiesa proclamasse due nuovi dogmi: quello della Parusia intermedia e quello del Giudizio interiore. Che dire? Secondo Teofilo il Siculo queste due verità sono già espresse nel Simbolo, che sarebbe il Credo niceno-costantinopolitano. All’articolo 7 di questo Credo, noi diciamo di credere nella Venuta di Cristo che verrà a giudicare i vivi e i morti, [94] nel senso di vivi e morti alla grazia divina. Di che giudizio si tratta? Di quello più piccolo e più individualizzato della Parusia intermedia, o di quello più grande e veramente universalizzato della Parusia finale? Secondo Teofilo il Siculo il giudizio della Parusia finale non è quello dell’articolo 7 ma quello dell’articolo 12, che ci invita a credere alla risurrezione della carne e alla vita eterna che verranno dopo il Giudizio universale. In maniera implicita il Simbolo ci inviterebbe dunque a credere a due Giudizi, prima a quello individualizzato, o interiore (quello della Parusia intermedia), e poi anche a quello universalizzato, o esteriore (quello della Parusia finale) previsto per la Fine del mondo. Se l’interpretazione di Teofilo il Siculo è esatta, le nuove formulazioni dogmatiche destinate a proclamare queste due verità non sarebbero del tutto necessarie. Basterebbe che il cristiano si togliesse dagli occhi le bende che S. Agostino vi ha applicate, magari senza volere. [95]

Conclusione: Benché esistano ancora grandi incertezze sui termini da usare quando il soggetto riguarda il millenarismo, risulta chiaro che la Chiesa cattolica non ha mai condannato il “Millenarismo biblico”. Se lo avesse fatto avrebbe condannato un passo della Sacra Scrittura, una cosa impossibile. Nel contempo appare chiaro che in passato la Chiesa cattolica si sia già servita della parola “millenarismo” per condannare un qualcosa che in fin dei conti non ha nulla a che vedere con la parola mille. Che cosa si è voluto condannare esattamente con questa parola “millenarismo”? Un lavoro di ricerca si impone per una eventuale messa a punto.

Si dice che il Papa attuale, Benedetto XVI, quand’era cardinale prefetto della Sacra Congregazione per la dottrina della Fede, alla domanda di un giornalista che a Città del Messico gli chiedeva di far luce sulla Parusia intermedia, abbia dato questa risposta: Su questo tema la Santa Sede non si è ancora pronunciata in modo definitivo”. Voleva forse invitare qualche studioso di buona volontà a mettere un po’ di ordine nella questione? È quanto abbiamo cercato di fare fin qui, sperando di esserci riusciti almeno in parte.

 

Martino_P

Padre Martino Penasa, francescano,

esegeta biblico, ed autore.

 

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III –

parusia intermedia e mondo nuovo

 

1 -  Parusia intermedia: vuoto dogmatico.

2 -  Il Millenarismo condannato dalla Chiesa.

3 -  Voci mistiche annunzianti un Mondo nuovo.

 

 

 

1 - Parusia intermedia: vuoto dogmatico.

Nel dibattito teologico si è imposta di recente la questione della Parusia intermedia, una questione che sembrava risolta o forse dimenticata ma che ora riemerge. Quante sono le Parusie del Signore? Chi ha ragione fra chi crede e chi non crede alla Parusia intermedia?

Innanzitutto è necessario essere sicuri di ben comprendere il concetto di “Parusia”. Il termine Parusia è un termine greco che significa ‘presenza’ o ‘venuta’. Il termine ha anche un senso più specifico, che nella letteratura greca esprime il provvidenziale arrivo di una persona influente, sovrana – forse anche divina – che si presenta per soccorrere coloro che in lei hanno riposto tutta la loro fiducia. [96] Il termine Parusia non appare nella Bibbia, ma “anche se il vocabolo non vi appare, l’Apocalisse è piena di una vibrante speranza parusiaca” [97]

Anche se la Bibbia non contiene la parola Parusia, il concetto vi è presente. Per esempio, in Ap 20, 1-6 si fa riferimento alla presenza di Cristo sulla terra, un Cristo glorioso e imperante, da intendersi come risultato di una “Parusia” appena avvenuta. [98] Esistono due possibilità di interpretazione di questo passo biblico. La prima suggerisce l’impiego del senso letterale, la seconda, apparsa verso il quarto secolo d. C., suggerisce quello simbolico. [99] Chi leggesse questo passo biblico interpretandolo in senso letterale – che è quanto la Chiesa da sempre raccomanda scoprirebbe nel testo l’esistenza larvata (sottintesa) di una Parusia, che trovandosi tra la prima e la terza andrebbe chiamata “intermedia”. C’è da dire però che per poter applicare a questo testo il suo senso letterale, il lettore ha bisogno di appoggiarsi sul contesto globale della Parusia stessa. Fuori contesto, il senso letterale non si fa vedere. Ebbene, tale contesto è quello della Settimana universale. 

Contrariamente ai teologi odierni, i primissimi Padri della Chiesa conoscevano la “Settimana universale”, ne rispettavano il significato concettuale, [100] e vivevano la loro fede orientandosi su questo credo. Nel far questo collocavano la Parusia intermedia tra la fine del sesto millennio e l’inizio del settimo. Per esempio, S. Ireneo afferma che alla fine del sesto millennio il Male sarà sconfitto (sconfitto nella persona dell’Anticristo), e che nel settimo millennio regnerà il Bene. [101] Anche S. Giovanni si rifà alla “Settimana universale” nello scandire il settenario dei sigilli apocalittici. Lo fa in maniera implicita. Ne deduciamo che se l’umanità è veramente destinata a vivere tanti millenni quanti sono i giorni della settimana, o quelli impiegati da Dio per creare il mondo, allora i mille anni del Regno messianico coincidono col settimo millennio, quello che corrisponde al “giorno” in cui Dio si è “riposato”, [102] e che a sua volta coincide col nostro giorno domenicale, tradizionalmente considerato giorno di riposo e di santificazione. [103]

Secondo l’autore Prigent, uno studio esegetico eseguito su Ap 20 dovrebbe prendere in esame il concetto di Millennio felice per vedere se esso può corrispondere o no al settimo millennio della Settimana universale. [104] Nell’affermativa, risulterebbero vere le recenti profezie che annunciano l’imminenza della Parusia intermedia. In base a tali profezie, questa Parusia dovrebbe avverarsi subito dopo la sconfitta dell’Anticristo, ed essere immediatamente seguita dal Regno messianico (il Millennio felice). Detto Regno sarebbe instaurato da Cristo che in tale occasione verrebbe riconosciuto Re dell’Universo da tutti gli astanti.

Sul tema delle Parusie di Cristo esistono due tesi opposte, la prima è anteriore a S. Agostino, la seconda gli è posteriore. Di recente il dibattito ha preso forma sia attraverso le nostre pubblicazioni scritte, che attraverso gli interventi mediatici di Radio Maria. È nota a tutti la posizione di Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria. Padre Fanzaga dice che le Parusie di Cristo sono due, mentre noi diciamo che sono tre. La nostra posizione è quella che esisteva prima di S. Agostino, mentre la sua è quella suggerita da S. Agostino. Padre Fanzaga dice che la Parusia intermedia non c’è, non esiste. Pretende che essa non è necessaria al Piano di Dio. Insiste nel dire che la prima delle due Parusie è quella di Gesù-Redentore, e che la seconda ed ultima è quella di Gesù-Giudice, prevista per la Fine del mondo.

Questa interpretazione è un po’ quella tradizionale, benché la tradizione non sia mai riuscita a fissarsi bene su questi punti. La nostra posizione − che è conforme alla Bibbia, e sorge in noi come risposta ai messaggi che quotidianamente Dio ci manda tramite i Profeti cristiani contemporanei − dice che le Parusie di Gesù Cristo sono tre, non due soltanto. La prima si è avverata a Betlemme, la seconda sta per avverarsi adesso, la terza si realizzerà alla Fine del mondo. La prima sarebbe quella di Gesù-Redentore, la seconda quella di Gesù-Re, la terza quella di Gesù-Giudice.

Chi ama la Verità con cuore sincero considera con grande interesse la questione delle Parusie. Trovare la buona risposta è per lui di capitale importanza, e per assicurarsi di trovarla, legge e rilegge con grande attenzione il passo seguente dell’Apocalisse di Giovanni:

«Poi vidi alcuni troni, e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia (Satana) e la sua statua (l’Anticristo) e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni. (Gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni). Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione! Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra. » (Ap 20, 4-7).

Questa profezia non è l’unica, ma è la più rappresentativa fra tutte quelle che nella Bibbia annunziano il “Regno di Dio in Terra” come conseguenza della Parusia intermedia. Vi si assume che il potere mondiale di Satana tutti sanno che Satana è l’attuale “Principe di questo mondo” sarà rimpiazzato dal potere mondiale di Cristo. A partire da quel momento Gesù Cristo sarà considerato Re dell’umanità, e questa sua regalità effettiva durerà un millennio. Se alle parole bibliche appena riportate viene dato un senso letterale, che è quanto la Chiesa raccomanda ogniqualvolta la cosa è possibile, un millennio sono mille anni, ovvero dieci secoli. Se invece viene dato loro un senso simbolico, i mille anni sono un periodo indeterminato.

Il ragionamento che segue ha una certa sua importanza. Che significano le parole “riprendere vita e regnare con Cristo per mille anni”, presenti nel testo appena citato? S. Giovanni specifica che in questo “riprendere vita” consiste la prima risurrezione. Se Giovanni sente il bisogno di parlare di prima risurrezione, segno è che di risurrezioni ce ne possono essere più di una. Noi diciamo che ce ne possono essere due. E se questa è la prima, qual’è la seconda? Quella della Fine del mondo? Certo! Se tutto ciò è vero, ne deriva che le Parusie sono tre, non due, e che la Parusia intermedia di cui noi parliamo continuamente nella rivista profeti di Dio è quella di cui Gesù si servirà per instaurare il suo Regno temporale, il Regno messianico. S. Giovanni prosegue esclamando:

«Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione! La seconda morte non avrà potere su di loro! Saranno sacerdoti di Dio e del Cristo! Regneranno con lui per mille anni! »

In questa piccola serie di frasi esclamative S. Giovanni usa l’espressione seconda morte. Questo ci fa pensare che anche le morti da prendere in considerazione siano due, e se questa è qualificata di “seconda”, dov’è la prima? Che morte è la prima morte nel pensiero di S. Giovanni? A nostro avviso non è possibile che S. Giovanni pensi a due morti fisiche (la cosa non avrebbe senso), ma è possibile che egli pensi a due morti, una fisica e una spirituale. Già si sa che la prima morte, quella fisica, è obbligatoria per tutti. E la seconda? Chi sono coloro che saranno esonerati dalla seconda morte, quella spirituale, eterna? Di chi sarà questo insigne privilegio?

Prevenendo questo nostro interrogativo S. Giovanni afferma in anticipo che coloro che non morranno della seconda morte (quella eterna) sono i risuscitati della prima risurrezione, cioè coloro che si saranno lasciati decapitare (tagliare la testa) pur di non abiurare la loro fede in Cristo. Se Gesù intende affidare a queste persone il governo della Terra rigenerata, ciò significa che per esse non sarà possibile perdere i vantaggi spirituali già acquisiti con il martirio appena subìto. Esse avranno già guadagnato il premio eterno, e sarà per questo che Gesù le sceglierà per “regnare con lui” nel sacerdozio millenario. La ricompensa che questi esseri umani riceverebbero da Dio “regnando con Cristo per mille anni” significherebbe che Cristo li avrà giudicati degni di vita beata iniziando già dalla terra, perché questa terra sarà divenuta come un nuovo Paradiso terrestre.

Che cos’è la terra resa degna di diventare un nuovo Paradiso terrestre? È il Millennio felice descritto da S. Giovanni nel testo sopra citato, il Regno di Dio in Terra. È il Regno messianico, quello che il mondo cristiano invoca da due mila anni con la preghiera del Padre Nostro. [105]

Alla luce di queste considerazioni, noi diciamo che coloro che negano la Parusia intermedia tramite la quale Dio intende instaurare il suo Regno messianico (alias Millennio felice) rischiano grosso. Rischiano di negare la possibilità dell’azione salvifica di Dio nel mondo presente, che è l’al-di-qua della storia umana. [106] Se l’argomento non fosse così importante per la teologia e la fede dei credenti, si potrebbero usare dei toni più moderati, ma la realtà delle cose è talmente grave, che se noi non denunciassimo questo gravissimo errore ci sentiremmo colpevoli di codardia nei confronti del Creatore, che al presente ci chiede di annunciare l’avvento prossimo del suo Regno terrestre.

Molti mistici e veggenti cattolici profetizzano oggi l’avvento imminente di una Parusia intermedia, il cui scopo è proprio quello di inaugurare il Regno di Cristo. Sono voci numerose, e che provengano dai quattro angoli della terra. Malgrado ciò, l’effetto che fanno è quello di una sola ed unica voce. Sono voci che incessantemente, con perseveranza, ci dicono di “rileggere” i testi biblici allo scopo di capirli correttamente. E per aiutarci a capirli, soprattutto l’Apocalisse, ci rivelano verità sublimi, verità che col tempo erano state dimenticate, o involontariamente alterate nell’interpretazione. Queste voci si completano a vicenda, come i pezzi di un meraviglioso mosaico, al centro del quale si trova la Parusia intermedia. 

La Parusia intermedia non è mai stata un’eresia millenaristica, come qualcuno ha detto recentemente, e non ha nulla a che vedere con la mentalità dei protestanti. Il fatto di proporre un’interpretazione più chiara e più coerente delle Scritture circa la Parusia intermedia − posizione rimasta in sospeso per tanti secoli a causa del grande equivoco di S. Agostino − non potrà mai trasformare in eretici coloro che la credono vera, e come tale la propongono. Dio stesso ci chiede, e con urgenza, di avvertire tutti che essa è vera. Sta facendo con noi quello che ha fatto con Noè poco prima del Diluvio universale. Sta cercando di avvertire tutti di quello che sta per accadere. Saremmo forse eretici a causa della nostra obbedienza a Dio? [107] Chi volesse qualificare di “eretico” questo nostro credo dimostrerebbe di non sapere come stanno le cose, o di non voler essere messo al corrente di come stanno le cose. Chi crede alla tre Parusie riconosce tutti i dogmi della Chiesa, compreso quello della Parusia finale.  Dov’è l’eresia?

Torniamo a S. Agostino. L’equivoco nel quale è caduto è composto di due concetti deformati: il primo pretende che il Regno messianico sia già iniziato con la Risurrezione di Cristo, il secondo avanza l’idea che l’unico re visibile di questo Regno messianico sia il Papa (come se il Regno di Dio fosse possibile solo all’interno della Chiesa). Le conseguenze storiche e teologiche di questo equivoco non sono state ancora studiate, ma già è possibile arguire che questo concetto di “Papa-re” ha favorito nella Chiesa lo sviluppo del Cesaropapismo, per cui il Papa, al pari di qualsiasi altro monarca fornito di esercito e di burocrazia, dovrebbe curare sia gli interessi temporali del suo Stato pontificio che quelli spirituali della Chiesa universale.

Oltre a questo, affermare che il Millennio felice [108] sia già cominciato con la risurrezione di Cristo è un grave stravolgimento interpretativo delle profezie bibliche. La cosa sfugge al normale intendimento. Come si fa a dichiarare Millennio felice i due millenni che il mondo ha vissuto da quando Cristo è risorto? La storia di questi due millenni è piena di persecuzioni e di guerre. Oltre a ciò, credere soltanto alla Parusia finale significherebbe credere che il bene possa trionfare solo dopo la Fine del mondo, e non prima, cioè nel tempo. Questa sì che come tesi puzza di eretico! Non regge nè di fronte all’esame del buon senso nè di fronte alla dialettica dei fatti passati, presenti e futuri, dove tutto è legato in maniera concordante. [109]

Alle affermazioni di P. Livio Fanzaga, direttore e animatore  di Radio Maria, noi contrapponiamo gli studi di Padre Martino Penasa, francescano, che come esegeta riscontra tre Parusie, e così facendo risolve ogni problema riguardante la Parusia intermedia. Lo fa con grande semplicità, sia grazie alle sue conoscenze esegetiche, sia grazie alla luce ricevuta tramite le rivelazioni dei mistici cristiani contemporanei, gli stessi che P. Livio Fanzaga ignora completamente. [110] Ma allora, di questi reverendi Padri (P. Martino Penasa e P. Livio Fanzaga) chi dei due ha ragione? Entrambi citano le Scritture e la Tradizione. Entrambi sembrano convinti di dire la verità. Per noi la risposta migliore è la seguente. Anche se per adesso il Magistero della Chiesa − col suo “vuoto dogmatico” − sembra favorire le posizioni di Padre Fanzaga, noi non possiamo dire che quanto Dio ci rivela tramite i Profeti cristiani contemporanei è falso, o non esiste. Come si fa a non credere a quello che Dio ci spiega e rispiega tramite i veggenti di oggi? Noi troviamo che gli argomenti di Dio e quelli della Madonna sono convincenti, ben più convincenti di quelli di Padre Fanzaga. Concordano tra loro e si completano a vicenda!

Al sacerdote che fosse tentato di chiedersi se per lui è un dovere quello di annunciare la Venuta intermedia di Gesù, noi risponderemmo con le parole di Gesù a JNSR: “Se voi nascondete l’annuncio del mio ritorno, la Luce vi accecherà prima ancora che Io giunga sulla vostra Terra”. [111] Questo monito non è umano ma celeste. Ci rivela quanto seria sia la questione della Parusia intermedia, e come il suo annuncio dovrebbe essere gioioso: sta per giungere lo “Sposo” divino che aspettiamo da tanto tempo! Prepariamoci degnamente a questo incontro! 

Detto questo, ripetiamo che qui non è in discussione il dogma della Parusia finale, ma la mancata presa di posizione del Magistero sul tema della Parusia intermedia. [112] Questa verità è stata largamente predicata dai Padri della Chiesa dei primi tre secoli, e ampiamente riconosciuta dai primi cristiani. Se oggi non la si vede, perché con l’equivoco di S. Agostino è finita in soffitta, nel cosiddetto “