
Gesù ritorna in questo nostro mondo per
instaurare con noi il suo Regno di pace.
L’argomento : Il Piano divino di Salvezza comprende tre
Parusie (non due soltanto).
1) Prima vittoria di Cristo sulla Morte : essa è già
avvenuta alla Prima
Parusia. Con la Redenzione CRISTO-REDENTORE ha permesso che il Regno messianico sia concepito. Questo
concepimento del Regno messianico
non dovrebbe essere confuso con la sua nascita. (Prima di nascere ogni essere
umano è concepito nel seno della propria madre. Dato che la nascita
del Regno messianico è
prevista per il tempo attuale, possiamo dire che la sua gestazione
avrà durato … due mila anni). 2) Seconda vittoria di Cristo sulla Morte : i Profeti dicono che
questa vittoria sarà frutto della Seconda Parusia (Parusia
Interme-dia). In questa
occasione CRISTO-RE instaurerà sulla Terra il
suo Regno messianico, e questo
determinerà la nascita di detto Regno. 3) Terza vittoria di Cristo sulla Morte : si prevede che questa
vittoria sopravvenga alla Terza Parusia. Con la Fine del Regno messianico (e del Mondo),
CRISTO-GIUDICE chiuderà in modo
definitivo il Piano divino di Salvezzal.
Lo farà presidendo al Giudizio
Universale. Le precedenti considerazioni ci
permettono di dividere il “Piano
divino di Salvezza” in tre parti : 1) –
Due mila anni fa c’è stato il Concepimento del Regno
messianico. 2) –
Nei tempi attuali avverrà la sua Nascita.
3) – Alla Fine del Mondo
(fra mille anni?) avverrà la conclusione
finale del Regno messianico,
cioè la sua fine. [1] |
INDICE GENERALE
Introduzione.
Messa a punto sul linguaggio. (18 domande + 18 risposte). 1 - Messianismo: quello retto e quello distorto. 2 - Messianismo e Nuovo Testamento. 3 - Il Messianismo agli albori del Cristianesimo. 1 - Il Millenarismo presso i primi Padri della Chiesa. 2 - S. Agostino: il grande equivoco sul Millenarismo biblico. 3 - Le diverse forme di millenarismo corrotto. Parusia intermedia e Mondo nuovo. 1
- Parusia intermedia: vuoto dogmatico. 2 - Il Millenarismo
condannato dalla Chiesa. (J. De Parvulis). 3 - Voci mistiche annunzianti un Mondo nuovo. |
1 - Il ripristino del Paradiso terrestre. (J. De Parvulis). 2 - Il diritto di governare il Mondo. (J. De Parvulis). 3 - Il Regno messianico annunciato
dall’ODS. Fenomeni
connessi alla Parusia intermedia. 1
- Introduzione. 2
- Sulla Fine dei tempi. (Garabandal). 3
- Sul Giudizio interiore. 4
- Sulla Pentecoste universale. 5
- Sui Tre Giorni di oscurità. 6 - Sulla Prima Risurrezione. 7
- Sul Rapimento degli eletti. appendicI 1 - Dell’Anticristo nel suo
tempo. Conclusione
Bibliografia |
Questo libro è disponibile presso la
ditta:
Edizioni Gamba
24049, Verdello (Bergamo) – Via
Camozzi, 10-12
Telefono 035.4829515 – Fax
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Introduzione
Esistono
oggi parecchie profezie ricche di informazioni sui prossimi avvenimenti
mondiali ed ecclesiali, e sulla Venuta
intermedia
di Gesù. Con questo libro noi [2]
vogliamo far conoscere tali profezie, rivelando la loro base teologica e il loro
grado di conformità con le Scritture sacre (
Fino
a pochi anni fa mancavano sul tema della Venuta
intermedia di Gesù sia gli studi di approfondimento sia la
terminologia teologica per poter discuterne. Poi, verso il 1990, Padre Martino
Penasa ha coniato l’espressione “Venuta intermedia di
Gesù” , o “Parusia intermedia”. [3]
Poco dopo Mgr Aldo Gregori [4] ha
ripreso l’argomento facendone una sintesi. Nell’ultimo decennio sono apparsi
altri libri sul tema della Parusia
intermedia e la conseguente instaurazione del Regno di Dio sulla Terra; ma nulla di tutto questo sarebbe stato
fatto senza l’ausilio dei Profeti cristiani contemporanei. Questi profeti
ci aprono la strada. Sono loro a darci la chiave di interpretazione dei testi
biblici che riguardano la Parusia
intermedia e le verità ad essa collegate.
In
questo libro, il metodo usato per l’approfondimento dei vari temi
è quello suggerito dal CCC, [5]
dove si dice che l’approfondimento del “deposito della fede”
avviene con l’assistenza dello Spirito Santo, in tre maniere: 1) Tramite lo studio della Bibbia e della Tradizione
della Chiesa. 2) Tramite il
Magistero della Chiesa. 3) Tramite le esperienze spirituali dei credenti (soprattutto quelli che per
il bene della Chiesa hanno ricevuto carismi straordinari, come apparizioni,
messaggi, locuzioni interiori, ecc…).
Un
esempio di esperienze spirituali straordinarie è quello di Medjugorje,
dove i veggenti dicono che la Madonna promette al mondo un tempo nuovo, di
pace, [6] che
sarà preceduto dalla distruzione del potere di Satana. Un altro esempio
importante è quello della mistica Luisa Piccarreta. Tramite Luisa
Piccarreta [7] il
Cielo ci avverte che è imminente il Regno
del Divin Volere (alias Regno
messianico, alias Regno di Dio
sulla Terra). Gesù ce l’ha promesso in occasione della sua prima
Venuta, e la Chiesa lo sta preparando da due mila anni. Ora è giunto il
momento di inaugurarlo. Questo avverrà fra poco, in occasione della
seconda Venuta di Gesù, la Parusia
intermedia. [8]
“Fedes ex auditu”: “La Fede ci
arriva tramite le parole udite”. Nell’annunciare la Parusia intermedia di Gesù questo
libro intende offrire ad ognuno la possibilità di prepararsi ad
accogliere il Padrone di casa che ritorna per riprendere possesso della sua
Vigna e di quanto gli appartiene, proprio come dice il Vangelo nella relativa
parabola. [9]
Johannes De Parvulis
Messa a punto dessa a punto sul linguaggio
(usato
e da usare).
Sappiamo
che la terminologia è fondamentale quando si tratta di risolvere un
problema. Abbiamo quindi pensato di iniziare questo libro con alcune
domande-risposte preliminari. Il loro scopo è di mettere un po’ di
ordine nel linguaggio utilizzato per esprimere i concetti che qui si discutono.
Questo dovrebbe semplificare i dialoghi, sia il nostro con i lettori della
rivista PROFETI DI DIO, sia quelli dei lettori tra di loro, ed eliminare i
malintesi che nascono quando i termini specifici della dogmatica e della
teologia sono usati in maniera superficiale o ambigua.
1 - La Venuta intermedia di Gesù
è forse un’eresia?
Chi crede nella “Venuta intermedia di Gesù”
(detta pure “Parusia intermedia”) non è eretico. I Padri
della Chiesa credevano in essa, e quelli dei primi tre secoli la predicavano.
Anche la Bibbia parla di essa, benché in modo velato.
Se il linguaggio biblico in certi casi è velato (o sembra
tale), la cosa è voluta così da Dio. La Bibbia si lascia leggere
dall’inizio alla fine, ma certi suoi passi non si lasciano penetrare a
fondo prima del tempo stabilito.
Quando però questo tempo arriva è necessario farsi trovare pronti
ad accoglierlo, altrimenti c’è il rischio di arrivar tardi alla
sala delle nozze, e di trovare la porta chiusa.
Alla fine del suo libro “La
Venuta intermedia di Gesù” Mgr Gregori scrive: [10] “Nessuno
ci deve tacciare di visionari o di illusi senza prima essere riuscito a
confutare i nostri argomenti”. Per contestare una posizione teologica
occorrono dei motivi validi, non dei pregiudizi gratuiti. Se mancassero i
fondamenti biblici alla tesi della Venuta
intermedia di Gesù, questa sarebbe già stata condannata dal
Magistero, o da qualche autorità, ma visto che nessuno l’ha mai
condannata, come spiegare l’ottusità di certi oppositori?
Uno
degli scopi di questo libro è di aiutare coloro che cercano la
verità, e fanno questo per amore, ad evitare ogni tipo di confusione
sulla Venuta intermedia di
Gesù, e sul conseguente “Regno
messianico” (alias: “Millennio
felice”, alias: Regno di Dio in
Terra).
2 -
La Venuta intermedia di Gesù ha fondamenti biblici?
Sì,
molti, e questo libro ha per scopo di rivelarli. Uno di questi è
presente nel testo di Ap 20, 1-6, quello che parla del “Millennio
felice”. Visto che nello studio dei passi biblici la Chiesa ci raccomanda
di usare l’interpretazione letterale prima di quella simbolica, il Millennio descritto in questo passo
è da intendersi come un Regno della terra, non come una cosa simbolica,
o campata in aria. Tale Regno dovrebbe essere inaugurato da Gesù su
questa terra in occasione della Parusia
intermedia, [11]
che a detta dei carismatici odierni è piuttosto imminente.
3 - È giusto trattare da “millenarista” chi crede nel
Regno di Dio in Terra?
Non
è giusto. Lo spiega il fatto che la parola “Millenarismo” possiede una connotazione negativa, mentre
l’espressione Regno di Dio in
Terra possiede una connotazione positiva.
La connotazione negativa del termine “Millenarismo”
dipende da un’interpretazione errata del testo di Ap. 20, 1-6. [12]
Invece la connotazione positiva dell’espressione “Regno di Dio in
Terra” è tale perché si rifà alla promessa che Dio
ha fatto all’umanità quando nella Genesi ha detto al serpente
infernale che proprio una donna − una donna simile a quella da lui
sedotta − gli avrebbe schiacciato la testa in modo assoluto e definitivo.
L’immenso valore positivo dell’espressione “Regno di Dio in Terra” –
alias Millennio felice, alias Regno messianico – dipende dal
fatto che essa annuncia implicitamente un ritorno dell’umanità
alla felicità dell’Eden. [13] Il
Regno di Dio in Terra è da
percepire come frutto della Redenzione operata da Cristo, frutto che solo ora
giunge a perfetta maturazione, perché l’Umanità è
giunta alla Fine dei tempi.
4 -
Fine dei tempi e Fine del mondo, sono forse la stessa cosa?
No!
“Fine dei tempi” e “Fine del mondo” sono due
realtà diverse, e nel Piano di Dio ognuna di esse occupa un posto a
sè stante: la “Fine dei
tempi” viene subito prima del Millennio felice, mentre la “Fine del mondo” viene subito
dopo il Millennio felice. Il Millennio felice si trova nel mezzo, tra la
Fine dei tempi e la Fine del mondo. Esso corrisponde alla “Nuova
Creazione” tanto sospirata e tanto annunciata dai profeti di ogni tempo,
soprattutto da Isaia.
Succede che quando la rivista PROFETI DI DIO annuncia come
imminente la Venuta intermedia di Gesù, la maggior parte dei Sacerdoti e
dei fedeli pensano subito che questa rivista annunzi la Fine del mondo. Invece non è vero.
5 -
Nel condannare il millenarismo la Chiesa ha sicuramente voluto condannare un’eresia.
In che cosa consiste tale eresia?
La
Chiesa condanna il millenarismo in modo diretto ed esplicito, ma le parole
usate per definire detto millenarismo sembrano incomplete. Lo sono?
L’espressione “Millenarismo biblico” (che secondo il De
Parvulis [14] dovrebbe
essere usata per indicare quel Millennio
felice che S. Giovanni ci presenta in Ap 20, 1-6) non viene mai usata,
benché a parer nostro essa sia necessaria alla buona comprensione dei
concetti che si vogliono esprimere. La confusione che ne deriva è tale
che il 99,9% dei cristiani sono convinti che Millenarismo e Millennio
felice siano la stessa cosa. Ciò non dovrebbe accadere.
Dato
che le versioni corrotte del Millenarismo
biblico sono un modo errato di interpretare il testo di Ap 20, 1-6, e tutti
quei passi biblici che fanno referenza al Millennio
felice, anche noi le rigettiamo come fa la Chiesa. Il Millenarismo biblico invece non si può rigettare,
perché la Bibbia, che è sacra, non si rigetta.
Le interpretazioni errate del Millenarismo
biblico sono varie. Per esempio, il millenarismo cerintiano (o
“crasso”), il millenarismo mitigato, il millenarismo origeniano, e
il millenarismo agostiniano sono tutte forme condannabili del concetto biblico – e
quindi sacrosanto – di Millennio felice
(alias Regno messianico, alias Regno di Dio in terra). [15]
6 -
Perché la Parusia intermedia non si studia più da secoli?
La Parusia intermedia, pur essendo studiata e predicata dai Padri della Chiesa dei primi secoli,
non si studia più in teologia dal tempo del grande equivoco di S. Agostino. Oggi quasi tutti i
teologi seguono la posizione di S. Agostino, che in buona fede ha interpretato
il testo di Ap. 20, 1-6 facendo iniziare il Millennio felice dalla
Risurrezione di Gesù: un errore involontario, ma pur sempre un errore.
Sotto
la spinta dei Profeti cristiani contemporanei, che da una cinquantina
d’anni parlano del prossimo ritorno di Gesù nella gloria, alcuni
teologi – pochi – hanno ripreso a studiare l’argomento delle Parusie. Nel fare
questo si sono accorti che i Profeti cristiani contemporanei hanno ragione di
dire che le Parusie sono tre (anziché due), e di annunciare come
imminente la seconda Parusia, quella intermedia. I messaggi dei carismatici
odierni ci avvertono che la Parusia intermedia
ha per scopo di instaurare sulla Terra il Millennio
felice, alias Regno messianico.
Gesù ritorna nel mondo per cacciare il demonio che da sei mila anni ci
governa da tiranno. [16] In
questa sua Venuta intermedia (o Parusia intermedia) Gesù porterà
nel mondo la vera pace, quella che Dio ha promesso tramite i suoi profeti. [17]
7 - Che significa: “Essere un carismatico”?
La parola carismatico
significa “persona dotata di uno o più carismi”. I carismi
sono doni soprannaturali che Dio concede a delle persone da Lui scelte.
Esistono carismi ordinari e i carismi straordinari. Per esempio, i sette doni
dello Spirito Santo sono dei carismi ordinari, ma il carisma di profezia e
quello di guarigione sono dei carismi straordinari.
Se una persona ha il carisma di guarigione, significa che essa
può guarire pregando per la guarigione di qualcuno. (Il defunto Padre
Pio e il defunto Padre Emilien Tardif avevano ambedue questo carisma). I
veggenti di Medjugorje sono dei carismatici perché sono dotati di un
carisma, quello della visione. Don
Gobbi [18]
è un carismatico perché ha il carisma delle locuzioni interiori.
Quando noi in questo libro parliamo di “Profeti cristiani
contemporanei” facciamo riferimento a persone dotate del carisma di
profezia.
Esistono
pure dei gruppi di preghiera che nel linguaggio comune sono chiamati gruppi carismatici. Questi gruppi sono
frequentati da persone che non sempre meritano la qualifica di carismatiche. Ma
in certi casi la meritano.
8
- Che cosa insegna il Magistero sul
ruolo dei mistici e dei carismatici nella Chiesa?
Parlando della Chiesa fondata da Gesù, S. Paolo scrive: “Edificata sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come
pietra angolare lo stesso Cristo Gesù”. (Ef 2, 20).
Giovanni-Paolo II ha interpretato questo testo nel modo seguente: “Nella Chiesa fondata da Gesù
Cristo non c’è contrasto tra la dimensione istituzionale e la
dimensione carismatica. … Ambedue queste dimensioni sono essenziali alla
sua costituzione divina”. [19]
La
dimensione carismatica è oggi rappresentata soprattutto da persone che
possiedono dei carismi straordinari. [20]
Queste persone ci trasmettono i messaggi divini, e in questo modo ci aiutano a
rimanere in contatto con Dio.
9 - Che differenza c’è tra
Rivelazione pubblica e rivelazioni “private”?
La Rivelazione pubblica
è costituita dall’insieme delle rivelazioni divine presenti nella
Bibbia e nella Tradizione. [21]
Invece le rivelazioni dette “private” sono quelle dei Profeti
cristiani contemporanei. Quando queste sono autentiche esse non contraddicono
la Rivelazione pubblica già
presente nella Bibbia e nella Tradizione, e non aggiungono nuove verità,
ma spiegano o attualizzano ciò che merita di essere spiegato o
attualizzato. In questo modo aiutano i fedeli a fare i dovuti legami tra il
passato e il presente. Certi passi biblici sono rimasti più o meno
velati fino ad oggi, ed oggi hanno bisogno di essere svelati. Da chi? Da Dio
stesso, che è l’unico che possa farlo con autorità e
sapienza.
Sappiamo, come dice la Chiesa, che “la Rivelazione pubblica
è da considerarsi chiusa con la morte dell’apostolo S.
Giovanni”, ma alcuni citano queste parole in modo non corretto, come se
Dio non avesse più diritto di parlare con noi di concetti che essi
chiamano “nuovi”. Invece non si tratta di concetti
“nuovi”, ma di spiegazioni destinate ad attualizzare i concetti
tradizionali.
Conclusione:
le rivelazioni dette “private” spiegano i testi biblici rimasti
nell’ombra, oppure annunciano cose future legate a promesse fatte da Dio
nel passato. (Cf. Gv 16, 13-14). Non si dovrebbero dire “private”,
ma “private con finalità
pubblica” perché Dio le manda a tutti gli uomini, non solo al
ricevente.
10 - Come mai esistono oggi tanti
messaggi sul ritorno imminente di Gesù?
Un carismatico ha detto [22] che l’estrema abbondanza di tali messaggi
è dovuta al fatto che Dio vuol dare a tutti gli uomini la
possibilità di prepararsi in modo adeguato all’incontro che ci
sarà tra Gesù e noi al momento della Parusia intermedia.
In Amos 3, 7 si legge: “Il
Signore non fa cosa alcuna senza aver prima rivelato la sua idea ai servitori
suoi, che sono i profeti”. Si tratta ora del ritorno di Gesù,
il Figlio di Dio che ci ha redenti due mila anni fa, e che ora ritorna tra noi
come Re per instaurare il suo Regno
terrestre (il tanto declamato e mai abbastanza compreso Regno messianico).
11
- È vero che le “locuzioni interiori” sono soltanto
delle meditazioni personali?
Recentemente
una personalità ecclesiastica ha creato un certo scompiglio affermando che
le locuzioni interiori sono meditazioni personali dei carismatici. Ciò
non è conforme all’insegnamento della Chiesa. La Bibbia (Cf. 1 Ts
5, 19-21), la Tradizione, e Papa Giovanni-Paolo II, ci insegnano che le
“locuzioni interiori” sono manifestazioni del Pensiero divino,
qualora risultino autentiche.
12
- A che servono i messaggi dei profeti
attuali?
Lo Spirito Santo ci può parlare in due modi, in maniera
ordinaria o in maniera straordinaria. La maniera ordinaria è tramite la
Chiesa, la maniera straordinaria è tramite i carismatici. Questi, quando
sono autentici, [23]
sono dei veri portavoce della parola di Dio, e meritano ascolto.
I
messaggi che Dio affida ai carismatici servono a capire il “sensus
plenior” delle parole della Rivelazione pubblica. [24] Il
CCC al n. 66 dice: ”Anche se la
Rivelazione [pubblica, ndr] è
compiuta, non è però completamente esplicitata”.
13 - Che cos’è il “grande
mosaico” di cui si parla in tante rivelazioni attuali?
Grazie ai vari carismi straordinari
concessi da Dio ai suoi Profeti sta nascendo un “grande mosaico”.
È come un grande disegno che descrive e spiega il Piano che Dio ha
concepito per l’Umanità. Bisogna sapere che per rivelare il suo
Piano, Dio si serve di tante persone, non di una soltanto, e che ogni persona
scelta riceve una piccola parte del progetto globale, non tutto il progetto.
Per conoscere tutto il progetto l’uomo deve ricomporre nell’ordine
voluto tutti i pezzettini che costituiscono il mosaico. Per fare questo ci
vuole pazienza e buona volontà, ma alla fine c’è la
soddisfazione di conoscere il progetto di Dio, che è bello e
incoraggiante, essendo un progetto di salvezza.
Esempi di missioni particolari: i
messaggi di Medjugorje hanno per scopo di fare camminare sulla via della
santità la parrocchia di Medjugorje e tutte le parrocchie del mondo,
quelli della carismatica che riceve i “Messaggi della Divina Sapienza” parlano al cuore delle
persone che hanno bisogno di essere incoraggiate a perseverare nel bene, quelli
di don Stefano Gobbi rivelano molte
cose che riguardano il passato, il presente, e il futuro, quelli di Maria
Valtorta ripetono e sviluppano gli insegnamenti di Cristo, quelli di Luisa
Piccarreta annunciano e spiegano il Regno del Divin Volere, quelli di Vassula
Ryden preparano il terreno alla riunificazione delle Chiese cristiane, quelli
di Mgr Ottavio Michelini guariscono le anime di buona volontà vittime
del male che ha invaso la Chiesa, quelli di Françoise evidenziano e
spiegano la missione che la Francia ha in seno alla Chiesa come sua figlia primogenita.
E così via.
14 - Il “Regno di
Dio” verrà sulla terra prima del Giudizio universale, o dopo?
Il
testo di Mt 25, 31-46 dice che il Giudizio universale chiuderà la storia
umana, e che dopo tale Giudizio rimarranno solo Paradiso e Inferno. Il Regno di Dio che deve venire sulla terra
è dunque da collocarsi prima del Giudizio universale, non dopo.
C’è
pure da dire che i Padri della Chiesa dei primissimi tempi hanno insegnato che
la Venuta intermedia di Gesù
ha per scopo di inaugurare il Regno di
Dio sulla terra. Quindi, chi negasse la Venuta
intermedia di Gesù ed il conseguente Regno di Dio in terra andrebbe contro i Padri della Chiesa dei
primi secoli, e contro la Bibbia.
Conclusione: Se qualcuno
dicesse che il Giudizio universale verrà prima del Millennio felice (che è il Regno di Dio in terra) andrebbe
contro la Bibbia. E se qualcuno dicesse che il Millennio felice non verrà affatto, direbbe una
falsità ancora più grossa. [25]
15 - Che significa
“Settimana universale”?
Il Piano che Dio ha concepito per creare,
redimere e santificare il Genere umano viene talvolta chiamato “Settimana
universale”, perché ha una struttura uguale a quella della nostra
settimana, che a sua volta assomiglia alla settimana creativa descritta nella
Genesi. [26]
Studiando
la patristica dei primi secoli della Chiesa, ci siamo accorti che i sette
“giorni” della Settimana universale sono sette millenni.
Riflettendo poi sulla struttura della suddetta Settimana universale
abbiamo scoperto che il millennio attuale (terzo dell’era
cristiana e settimo della Settimana universale) è l’ultimo
della serie. In virtù di questa sua posizione esso appare come la “Domenica”
[27]
della Settimana universale. Come tale
esso merita di essere considerato: “Giorno di santificazione e di
riposo”.
16
- La Settimana universale coincide forse col Piano di Dio descritto dalla
Bibbia?
Si! Il Piano divino che i
Profeti cristiani contemporanei ci rivelano oggi coincide con quello biblico, e
corrisponde in pieno con quello della Tradizione sacra: la Settimana universale. Quindi, se qualcuno parla di Parusia intermedia e di Regno messianico non è eretico.
Egli afferma una verità biblica connessa al concetto di “Millennio
felice” descritto in Ap 20, 1-6.
Non bisogna confondere quello che noi
diciamo con quello che dicono i
Testimoni di Geova, o i fautori del New Age. Quello che noi diciamo è
nelle parole del “Padre Nostro”: “Venga il tuo Regno … come in Cielo, così in
terra”.
17
- Il Regno di Dio in terra è forse un ritorno al Paradiso terrestre?
Stando alla Bibbia, il Regno di Dio in terra sarà veramente un paradiso terrestre.
Si tratta del famoso Millennio felice
di Ap. 20, 4-6, un periodo storico che deve ancora venire. Durante questo
periodo gli uomini vivranno nel Divin Volere. Come l’Eden iniziale, esso
assomiglierà al paradiso celeste, ma non sarà ancora il paradiso
celeste, che è lo stadio finale e definitivo del Regno di Dio.
18
- È vero che JNSR parla di una seconda Ascensione di Gesù al
Cielo?
Sì, è vero. La cosa si presenta come logica, e non
contraddice nessuna delle verità già presenti nei libri sacri.
Ritornando sulla terra in occasione della sua Venuta intermedia, Gesù
instaurerà il suo Regno, e quando tale instaurazione sarà
terminata, avverrà una sua seconda Ascensione. Il compito di
continuare a dirigere l’umanità fino alla Fine del mondo
spetterà alla nuova Chiesa.
Secondo
la Bibbia, alla fine del Millennio felice
una parte degli uomini si lasceranno ancora una volta ingannare da Satana, [28] e
il trionfo finale di Dio sulle potenze del male coinciderà con la fine
della storia dell’umanità e con il Giudizio universale.
– I
–
Messianismo.
|
1 - Messianismo: quello retto e quello distorto. 2 - Messianismo e Nuovo Testamento. 3
- Il Messianismo agli albori del Cristianesimo. |
1 - Messianismo: quello
retto, e quello distorto.
Il Messianismo è l’attesa del Messia. Si tratta di un concetto
intimamente legato alla vita del Popolo ebreo, al suo spirito, alla sua
mentalità. Per capirlo meglio conviene concentrarsi sul significato
della parola Messia, che per gli Ebrei può significare sia liberatore
che duce: più un liberatore
se l’interpretazione è spirituale, più un duce se l’interpretazione è
materiale (politica). [29]
Esempio
di interpretazione spirituale: Il Messia sarà un Giusto che sulla terra
avrà la funzione di amministrare l'ordine e la giustizia voluti da
Dio.
“Un virgulto spunterà dal tronco di Yesse,
un virgulto spunterà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il
violento;
con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,
cintura
dei suoi fianchi la fedeltà”. [30]
Esempio
di interpretazione materiale: Il Messia sarà un Potente che sulla terra
avrà la funzione di duce, o di re.
“Tu, Signore, scegliesti Davide come re su Israele.
Giurasti a lui per sempre
di non far cessare il suo potere regale per la sua stirpe...
Ci hanno cacciati via, loro ai quali non l’avevi promesso...
Hanno devastato il trono di Davide...
Tu, o Dio, abbattili ed elimina la loro stirpe dalla terra...
Che
il tuo servo regni su Israele.” [31]
Di
queste due interpretazioni, la più frequente è purtroppo quella
materiale. Da che cosa dipende? Dal fatto che il Popolo ebreo è un
popolo di “dura cervice”? [32] Sarà,
ma a prescindere dal fatto che davanti a Dio il Popolo ebreo rappresenta tutta
l’Umanità, di perfettamente chiaro per noi c’è
soltanto una cosa, ed è questa: da quando Dio ha promesso al Popolo
ebreo un liberatore, ogni Ebreo finisce per costruirsi una mentalità al
centro della quale troneggia la grande figura di questo
“Liberatore” promesso da Dio. Succede però che le vesti
umane del Messia mutino secondo il cuore dell’Israelita che lo pensa.
C’è chi lo pensa in modo spirituale e con vocazione universale, e
chi invece lo concepisce materialmente (politicamente) e con vocazione
nazionalistica.
Al
tempo di Gesù, che nacque a Betlemme, in una grotta, [33]
quasi tutti gli Ebrei si erano abituati a concepirlo come un liberatore in
senso politico, cioè materiale, e siccome Gesù non fu come loro
se l’aspettavano, fu rigettato. Il primo a rigettarlo fu Erode, che per
gelosia tentò di sopprimerlo facendo ammazzare centinaia di neonati. Fu
la famosa “Strage degli Innocenti”, tutti della regione di
Betlemme. I secondi a rigettarlo furono quei dottori della Legge che nel Tempio
discussero con lui, adolescente, e lo rigettarono perché non capirono le
parole da Lui proferite in senso spirituale anziché materiale. [34] I
terzi a rigettarlo furono coloro che riuscirono a farlo morire crocifisso per
opera dell’autorità romana.
Come
si svolsero gli avvenimenti?
Nell’anno
63 a. C. la Palestina subisce il giogo dell’Impero romano, e per gli
Ebrei diventa sempre più importante la figura del Liberatore promesso da
Dio. Purtroppo tale Liberatore viene concepito in chiave politica. Per esempio,
l’opposizione degli Zeloti contro la forza di occupazione romana ha una
componente messianica. Anziché concepire il Messia come un liberatore
spirituale e universale, gli Zeloti lo concepiscono in maniera nazionalistica,
come un duce politico (una specie di Mussolini a lieto fine). La predicazione
di Gesù dovrebbe rimettere le cose a posto, e invece produce una
divisione nel Popolo eletto: gli israeliti sensibili ai valori spirituali e
universali accettano Gesù come Messia, mentre coloro che si interessano
unicamente ai valori materiali e politici lo respingono. I capi del sinedrio lo
respingono con grande ferocia. La maggioranza di essi non cerca i valori
spirituali ma quelli materiali, non aspira alla giustizia e alla verità
ma alla forza e al comando. Gesù muore all’età di
trentatrè anni, crocifisso dai Romani, ma per volere dei sinedristi
ebraici.
Nessun
altro Messia in vista? Eccome! Tantissimi, e tutti falsi. Se applichiamo alla
parola anticristo il significato di negatore del Verbo divino, possiamo dire
che gli anticristi più noti nell’ebraismo sono: Menachem ben
Jehudah, che a suo tempo ha capeggiato gli zeloti; Simon ben Kosiba (Kokba),
che a suo tempo ha suscitato una grande ribellione contro i Romani (132-135 d.
C.); il cabalista Abraham ben Shemuel Abufalia, che nel XII secolo ha
addirittura tentato di convertire il Papa di Roma; ed infine il famoso
Shabbetaj Zevi (2ª metà del XVII secolo) che con la sua abiura ha
fatto traballare il giudaismo del mondo intero.
Visto
il ruolo importante assunto negli ultimi secoli da Shabbetaj Zevi, a questo
punto ci sembra opportuno accordare un po’ di spazio alla sua persona.
Egli, suo malgrado, ha fondato il sabbatianismo. [35] La
storia di questo anticristo ebraico ci offre un esempio di come la Parola di
Dio si possa manipolare, e di quanto nocivi siano gli effetti prodotti da certe
manipolazioni abusive di detta Parola.
Shabbetaj
Zevi nasce a Smirne nel 1626. È Ebreo, un ebreo a tendenza
ereticale. Cacciato da Smirne, da Salonicco e da Costantinopoli, finisce per
rifugiarsi in quel di Gerusalemme, e nel 1655 incontra a Gaza il cabalista
Nathan ben Elisha, che allora è ritenuto una specie di santo. Nathan gli
dice che Dio l’ha scelto come Messia. Shabbetaj si lascia convincere ed inizia a predicare. Nathan
diventa il suo profeta annunciatore, e lo presenta a tutti come Messia. [36]
Per sedurre i cittadini di Smirne Shabbetaj pronuncia sulla piazza, a capo
scoperto e ad alta voce, il sacro nome di Dio, senza che il fulmine divino lo
stramazzi a terra. [37] In
fin dei conti Shabbetaj viene arrestato dall’autorità turca e
posto davanti all’alternativa di essere ucciso o di abiurare la religione
ebraica a favore dell’islamismo. Shabbetaj sceglie l’abiura e passa
all’islamismo. Nè questa sua abiura nè la sua morte
avvenuta nel 1676 mettono fine al movimento da lui avviato, questo
perché [38]
Nathan ben Elisha (il suo ex annunciatore) trasforma l’apostasia di Zevi
in una posizione teologica, spiegandola come necessaria al processo di
redenzione: il Messia deve sprofondare nel mondo del male perché
soltanto così potrà liberare se stesso e Israele.
Caratteristica
principale del sabbatianismo è l’opposizione alla Legge antica
allo scopo di instaurare una legge nuova, sovversiva e peccatrice. Ne deriva la
totale impunità da ogni crimine, dal momento che diventa lecita ogni
apostasia, e che le azioni non sono più sottoposte ad alcuna legge
religiosa, nè vecchia nè nuova. La dottrina e l’esempio di Shabbetaj Zevi feriscono seriamente il
giudaismo vero. Le conseguenze di questa crisi sono ancora visibili là
dove gli Ebrei rifiutano qualsiasi forma di attesa messianica perché,
dicono essi, l’ateismo è meno complicato della religiosità.
I falsi messia, gli anticristi dell’ebraismo, con le loro azioni male ispirate hanno
messo a dura prova il Messianismo, quello ebraico prima, e poi anche quello
universale, perché hanno fatto cadere la fede che permette agli uomini,
a tutti, sia Ebrei che Cristiani, di sperare in un futuro migliore, quello di
un Regno messianico vissuto sotto
l’egida del grande liberatore promesso da Dio: liberatore, salvatore,
redentore, a seconda dei diversi punti di vista.
Ancora
oggi, alla base dell’occultismo giudeo-massonico è possibile
reperire elementi sabbatianici. Lo spirito dell’Anticristo sfrutta questi
elementi pseudo-teologici per far credere all’Ebreo che per collaborare
alla redenzione di Israele e del mondo è necessario perseguitare Cristo
e la sua Chiesa.
In
fin dei conti, la follia di alcuni movimenti occulti e satanici è di
credere che per dare a Israele il dominio mondiale è necessario che
l’Anticristo prevalga su Cristo e la sua Chiesa. [39]
Riassunto schematico
|
Messianismo di stampo ebraico:
Un grande Liberatore è promesso da Dio alla Casa d’Israele. [40] |
|
|
Interpretazione
“A” Alcuni − non molti − interpretano
la parola liberatore, alias
“Messia”, in chiave spirituale e universale. (Apostoli e primi
discepoli di Gesù). |
Interpretazione “B” Alcuni altri −
parecchi − interpretano la
parola liberatore, alias
“Messia”, in chiave materiale e nazionalistica. (Farisei,
Sadducei, Scribi, Zeloti, ecc...). |
2 - Messianismo e Nuovo
Testamento.
Che
significato ha il nome “Gesù-Cristo”?
La parola Cristo deriva dal greco
Christòs, che vuol
dire Messia. Messia a sua volta
significa: “Il grande liberatore promesso da Dio e atteso dalle
genti”. Una persona desiderosa di annunciare che “Gesù
è il Messia”, anziché dire “Gesù”, dice “Gesù Cristo”. Dalla parola Messia deriva poi la parola
messianismo, che in breve significa: “Concetti e argomenti riguardanti il
Messia, il grande liberatore promesso da Dio e atteso dalle genti”.
Quando
Gesù nasce a Betlemme, l’idea
messianica (quella che implica la Venuta del Cristo, del Messia, l’atteso
delle genti), esiste presso gli Ebrei da secoli, e potrebbe essere descritta in
questo modo:
“Quando i tempi saranno maturi, verrà instaurato sulla
terra il Regno di Dio. Colui che lo instaurerà sarà un Re di
origine celeste. Il potere di questo Re si estenderà su tutti i popoli.
Il suo Regno sarà un regno di giustizia e di pace. Questo Re
assicurerà la prosperità, distruggerà la Morte, e ai
giusti concederà la Risurrezione affinché godano anche sulla
terra di quella vita alla quale erano destinati, ma della quale non hanno mai
potuto usufruire pienamente a causa della presenza del Maligno sulla terra. I
nemici di Israele saranno uno sgabello ai suoi piedi”.
Come
risulta da questa descrizione, una persona che volesse interpretare la promessa
di Dio in senso nazionalistico lo può fare (Esempio: “I nemici di
Israele saranno uno sgabello ai suoi piedi”), ma una persona che fosse
più sensibile ai valori spirituali e universali, già potrebbe
interpretare la promessa per quello che veramente è, una promessa di Dio
all’intera Umanità: “Io che sono il Creatore di tutto,
attraverso il mio popolo − il Popolo d’Israele −
manderò nel mondo un grande liberatore. Questi farà regnare la
giustizia, distruggerà la Morte, ecc…”.
Gli
Apostoli − che sono Ebrei − conoscono questa promessa divina, e ci
credono. Essi vedono in Gesù il Messia promesso, ma non sono in grado di
capire del tutto com’è fatta la sua Persona. Divina? Umana?
Metà e metà? In essi c’è una lotta:
“Gesù è umano, o è divino? E il suo regno
sarà umano oppure divino?” Prima di ricevere la luce e la forza
del divin Paraclito essi lo concepiscono talora come un duce nazionale, e
talora come un redentore universale. In essi c’è un po’ di
vecchio e un po’ di nuovo. Vivono l’esperienza di una lotta interiore
tra la parte materiale e la parte spirituale del loro essere. La prima è
sedotta dal mondo sensibile, un mondo circoscritto alla nazione ebraica, mentre
la seconda, incoraggiata dai discorsi di Gesù, si lascia sedurre sempre
di più dai valori spirituali, che sono universali. Alla fine, dopo aver
vissuto con Gesù per tre anni, constatando che Gesù è
risorto, si preoccupano di sapere da Lui se è giunto il momento di
realizzare il “Regno
d’Israele”. Chiedono a Gesù: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno
d’Israele?” Ma Gesù risponde: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato
alla sua scelta, ma avrete la forza dello Spirito Santo che scenderà su
di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e
fino agli estremi confini della terra”. (At 1, 6-8).
In
questa risposta Gesù promette ai suoi Apostoli che la forza dello
Spirito di Dio li renderà capaci di testimoniare in favore della sua
opera “fino agli estremi confini della terra”. (Questa promessa si
realizzerà alla Pentecoste).
− “Ma allora, Maestro, è proprio vero che il
Regno di Israele si estenderà fino agli estremi confini della
terra”?
−
Sì, è vero.
−
Ci sembra impossibile! A meno che…
A meno che… … … Maestro,
che senso ha l’espressione “Regno d’Israele”? Politico
o spirituale?
A
questo punto interveniamo noi, per dire che Gesù, con le parole e con
l’esempio, ha sempre risposto “spirituale”,
ma che nel corso della storia metà del mondo ebraico risponderà
“spirituale”, e l’altra metà risponderà
“politico”. Come il ladrone Disma, definito buono, la prima
metà morirà solo di morte fisica –
una morte che in realtà è una liberazione, una nascita alla vita
eterna – mentre la seconda metà, composta di impenitenti,
morirà sia fisicamente che spiritualmente. La vera morte, quella eterna,
è la morte spirituale. Quanto agli Apostoli, dopo la Pentecoste essi
intuiscono spiritualmente, in profondità, che il Nuovo Israele non
è una terra, una nazione, uno stato, ma è la Chiesa fondata dal
loro Maestro: la Chiesa universale. [41]
Gesù
rivela agli Apostoli che grazie allo Spirito Santo essi capiranno tutto, anche
quello che per ora non sono in grado di capire. Cosa rimane da capire? Per essi
e per noi rimane da capire che Cristo con la sua morte e la sua risurrezione ha
realizzato l’atteso “Regno messianico” non come si raccoglie
un campo, ma come lo si semina. Nel dire alle folle: “Il Regno di Dio è già
in mezzo a voi” Gesù diceva che il suo seme era tutto gettato.
…
Quanto
al raccolto, c’è da dire che il seme, per produrre il suo frutto ha bisogno di tempo: il
tempo di spuntare, di crescere, e di maturare. Il raccolto ci sarà, ma a
suo tempo, alla fine del processo di maturazione.
La
tentazione per ognuno di noi è di sapere subito quando ci sarà il
raccolto. Come bambini golosi o affamati ci chiediamo con ansia: Oh, quando verrà dunque il tempo di
raccogliere? La verità, per chi la vuol sapere, è questa:
prendendo come base il quadro della Settimana
universale (che come ormai sappiamo è composto di sette millenni) i
primissimi Padri della Chiesa sostenevano che il raccolto sarebbe avvenuto tra
la fine del sesto millennio e l’inizio del settimo. I mistici odierni pur
ignorando quasi tutto dei suddetti Padri e sul tempo fissato da Dio per
realizzare questo suo “raccolto”, [42]
dichiarano che Gesù sta per tornare sulla terra, e che il tempo presente
è un tempo conclusivo, che si addice alla realizzazione del raccolto.
Siamo all’inizio del terzo
millennio della storia cristiana. Detto millennio, come abbiamo già
visto, corrisponde al settimo della
storia umana. Siamo quindi arrivati al tempo della seconda Venuta di Cristo, la
Parusia intermedia. [43]
Troviamo
scritto negli Atti:
– “Detto questo, Gesù fu elevato
in alto sotto i loro occhi, e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E
poiché essi continuavano a fissare il cielo mentre lui se ne andava,
ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero:
“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo
Gesù che dalla terra è stato assunto in cielo, un giorno
ritornerà allo stesso modo in cui l’avete visto andare”.
(1, 9-11).
Il
“messianismo” degli Apostoli sembra qui confermato dagli angeli,
che affermano: “Gesù… ritornerà
allo stesso modo in cui l’avete visto andare”.
Gesù
è risorto e poi è ritornato in Cielo; ma per evitare che i suoi
rimangano orfani ha promesso loro la presenza dello Spirito Santo. Siccome la
presenza dello Spirito Santo in noi e fra noi è la stessa presenza di
Cristo, non ci sarà nessun vuoto
cristologico nel primo periodo di
tempo, quello che va dall’Ascensione alla Parusia intermedia che sta per
venire, e ancora meno nel secondo
periodo, quello dei mille anni che vanno dalla Parusia intermedia alla
Parusia finale. Noi infatti crediamo alla presenza reale di Gesù nei
sacramenti, nel sacerdozio, e in seno ad una comunità orante. Siamo convinti che i due suddetti periodi,
soprattutto il primo, hanno per scopo di dare al grano di Gesù il tempo
di maturare nel suo campo.
Nel libro dell’Apocalisse, per spiegare il posto occupato
dalla Parusia intermedia – e
dal conseguente Millennio felice –
nel contesto globale della Settimana
universale, S. Giovanni si serve di un settenario di sigilli. [44]
Così tutte le profezie messianiche dell’Antico Testamento si
trovano confermate nel Nuovo, mentre invece nella riflessione rabbinica
posteriore a Gesù nulla appare di tutto questo.
3 - Il Messianismo agli
albori del Cristianesimo.
Il
Messianismo dei primi cristiani rimane integro fino all’epoca di Origene
(un notabile del mondo culturale di Alessandria d’Egitto, 185-254 d. C.),
poi le cose si guastano perché Origene riesce a convincere molti
cristiani della necessità di interpretare l’Apocalisse in maniera
simbolica. [45] Lo studioso Eusebio di Cesarea (265-340)
riprende e sfrutta le tesi di Origene senza correggerle. Dopo di lui altri
studiosi impostano le tesi bibliche allo stesso modo. Fra questi figurano S.
Girolamo (347-420) e S. Agostino
(354-430).
Parlando
di S. Girolamo, lo studioso Gabriel Peters dice: “Girolamo fu prima di tutto un discepolo di Origene, che in seguito
ripudiò; di conseguenza nella sua opera di esegesi si nota uno
slittamento progressivo dal senso allegorico (cioè simbolico, ndr) al senso letterale, quello che Steinmann
chiama “disintossicazione”. [46]
E a
proposito di S. Agostino il professor Vincenzo Mercante scrive: “L’interpretazione simbolica e
spirituale del Millennio risale a Origene e ad Agostino, ed è oggi
quella generalmente sostenuta”. [47]
C’è forse un legame tra Messianismo e
Parusia intermedia? Il legame c’è. Visto che il Messianismo
è l’atteggiamento di chi attende il Messia, colui che non
attendesse più il Messia, oppure lo attendesse soltanto per la Fine del
mondo – escludendo in tal modo la sua Venuta intermedia – inventerebbe
un messianismo che nella realtà del progetto divino non esiste. In poche
parole, se il progetto di Dio comporta tre Parusie, il Messianismo retto
è di saper attendere il Messia a ciascuna di esse. Continuando sulla
stessa idea, se per molti Ebrei fu uno sbaglio quello di rigettare il Cristo
della prima Parusia, noi pure sbaglieremmo, e altrettanto gravemente, se
rigettassimo il Cristo della seconda Parusia, quella intermedia. Se la prima
Parusia ha permesso a Cristo di venire tra noi come Redentore, la seconda, quella che oggi appare imminente,
permetterà allo stesso Cristo di ritornare fra noi come Re di gloria, e di instaurare tra noi il
suo Regno messianico.
Eusebio di Cesarea e seguaci non parlano mai di
questione “parusiaca” nei loro scritti. La Parusia intermedia non
c’è. Evacuata. Chi dunque si fida ciecamente di questi autori
finisce per credere che la questione “millenaristica” sia
l’unica che meriti considerazione. Il resto non esiste, o non conta.
Risultato: il quadro della Settimana
universale è cambiato. Essendo sparita dal quadro la Parusia
intermedia, che rappresenta un dato essenziale del disegno divino, umanamente
parlando non è più possibile comprendere il Piano di Dio nella
sua compiutezza e nella sua bellezza. [48]
Solitamente
Dio concede all’uomo di buona volontà l’aiuto necessario per
correggere i dati di un problema che l’ignoranza umana o l’astuzia
demoniaca hanno reso insolubile. Oggi per esempio, Dio interviene per
correggere i dati relativi al problema della Parusia intermedia. Ma quanti amano Dio al punto di fare attenzione
ai suoi messaggi? Per esempio, un teologo di rispetto potrebbe dire di credere
ai profeti antichi. Non rischierebbe grosso. Ma come potrebbe lo stesso teologo
mettersi a dire: “Credo ai Profeti cristiani contemporanei”? Se
facesse questo perderebbe la sua reputazione, perché i profeti
contemporanei parlano di Parusia
intermedia, una cosa dimenticata, fuori moda, una cosa balorda, un soggetto
tabù! Per affrontare onestamente un problema del genere ci vorrebbe
eroismo, e dove trovarlo?
In precedenza abbiamo visto che il responsabile
numero uno dell’interpretazione erronea che subisce il testo
di Ap 20, 1-6 a partire dal quarto
secolo è Origene, ma abbiamo notato che anche S. Girolamo e S. Agostino sono un po’
responsabili di questo errore poiché in qualche modo si sono lasciati da
lui influenzare. Come mai Girolamo e Agostino non hanno visto il
tranello nel quale sono poi caduti? La spiegazione è la seguente. Nei
suoi primi anni di vita, il Cristianesimo dipende molto dalle traduzioni ben
fatte o mal fatte dei passi biblici. Le continue contestazioni dei fedeli sulle
varie traduzioni inducono Origene a tradurre in greco una volta per tutte la
totalità del testo biblico, che all’origine è in ebraico.
Il suo lavoro incide sulla Chiesa d’Oriente, e un secolo dopo è
imitato in Occidente da S. Girolamo,
che non conoscendo abbastanza l’ebraico, traduce in latino quello che
Origene ha tradotto in greco. S. Agostino, lui, conosce poco il greco, e ancor
meno l’ebraico. Dunque si fida delle conoscenze linguistiche greche di
Girolamo, il quale a sua volta si è fidato delle conoscenze linguistiche
ebraiche di Origene. [49]
Nel
tradurre da una lingua all’altra è facile per un traduttore cedere
all’idea di aggiungere dei commenti personali ai passi tradotti. Quando
ciò avviene, i commenti corrispondono al modo di pensare del traduttore.
Come pensa il traduttore Origene? Egli appare oggi come un uomo capace di
costruire attraenti castelli teologici con parole complesse e seducenti, ma nel
suo tempo non fu percepito subito come tale. Il suo stile eloquente e la
reputazione di uomo colto che si era creato lo rendevano quasi invulnerabile
alle critiche sfavorevoli. Pochi si accorsero che propagava errori di
interpretazione. La sua principale eresia è l’apo-catastasi, che sarà condannata dalla Chiesa, ma
più tardi. [50]
(Non si tratta di una verità rivelata da Dio e tramandata dai Padri, ma
di un insieme di teorie che tendono a
ridurre il Cristianesimo a filosofia).
La distorsione è evidente, ma c’è chi non la percepisce
ancora come tale, e tenta di presentare il fenomeno come un normale
“processo di ellenizzazione del
Cristianesimo”. Per quanto ci
riguarda, una distorsione rimane una distorsione. [51]
Si dice che Demetrio, che allora era vescovo
di Alessandria, abbia convocato un sinodo diocesano che dichiarò Origene
eretico. Visto il dissenso di alcuni − e siccome Origene non si dava per
vinto − nel 231 lo stesso vescovo dichiarò invalida anche la
consacrazione sacerdotale di Origene. [52] Ma
ormai il seme dell’eresia origeniana si era già sparso
all’intorno, contaminando seriamente molti scritti teologici. Nel
presentarsi fantasioso e ricco di “buonismo”, il Cristianesimo di
Origene otteneva grande successo. Grazie a questo “buonismo” la
salvezza veniva estesa anche ai dannati dell’inferno. [53]
|
|
Origene (Nato ad Alessandria d’Egitto nel 185. Morto a Tiro nel
254.) Fu direttore del didascaleo cristiano di Alessandria
d’Egitto. Nel 231 si stabilì a Cesarea, in Palestina. Scrisse
numerosi trattati di ascesi, di dogmatica, di esegesi. Molti punti della sua
dottrina furono condannati al Concilio di Costantinopoli, quello del 553. |
Per
mettere in guardia gli studiosi sulla “pericolosità” di
Origene in campo teologico avrebbero dovuto bastare i legittimi interventi del
vescovo Demetrio, invece Origene ebbe tanti ammiratori fra i cristiani. Tra
questi ci fu il sopra citato Eusebio di
Cesarea, e poi S. Girolamo. [54]
Il De Lubac
dice che per fare dell’esegesi biblica S. Girolamo si fidò
ciecamente delle traduzioni che Origene aveva fatto dall’ebraico al
greco, [55] e
che questa eccessiva dipendenza di Girolamo su Origene fa di lui un mediocre
studioso di questioni escatologiche. Visto che per quanto riguarda
l’escatologia S. Agostino dipende da S. Girolamo, anche
l’autorità di S. Agostino diminuisce. Possiamo dire che su certe posizioni
essa diminuisce fino a svanire completamente.
– II –
millenarismo
|
1 - Il Millenarismo
presso i primi Padri della Chiesa. 2 - S. Agostino: il
grande equivoco sul Millenarismo biblico. 3
- Le varie forme di millenarismo corrotto. |
1 - Il Millenarismo presso
i primi Padri della Chiesa.
Se un oggetto sacro può essere
profanato, un concetto sacro lo può essere altrettanto, ed è
quanto è successo al concetto di Millenarismo. Da sacro è
diventato profano, da vero è diventato falso, da ortodosso che era
all’origine, ora tutti lo considerano un’eresia. Come mai?
Spiegazione:
Il Millenarismo
è un concetto biblico che si presenta in Ap
20, 1-6. Il testo che lo descrive ha per titolo “Il Millennio
felice”. Il testo
è questo:
“Vidi poi un angelo che
scendeva dal cielo con la chiave dell’abisso e una gran catena in mano.
Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo,
Satana – e lo incatenò per mille
anni; lo gettò nell’abisso, ve lo rinchiuse e ne
sigillò la porta, Perché non seducesse più le nazioni,
fino al compimento dei mille anni.
Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo. Poi
vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di
giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di
Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la
sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi
ripresero vita e regnarono con Cristo per mille
anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al
compimento dei mille anni. Questa
è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte
alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno
sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni”.
Per
identificare il concetto espresso in questo passo, lo studioso J. De Parvulis
si serve dell’espressione “Millenarismo biblico”. [56] I
Padri della Chiesa dei primissimi tempi non hanno nessuna difficoltà a
credere al Millenarismo biblico, ma coloro
che un po’ più tardi ruotano attorno alla figura e al pensiero di
Origene stentano a crederci. Origene fa sparire dal contesto biblico sia il Millennio descritto da S. Giovanni, che
la Parusia intermedia che lo deve
inaugurare. Di conseguenza la parola “millenarismo” utilizzata da
Origene non significa più che il “Millenarismo biblico”
è vero, ma bensì che il “Millenarismo biblico”
è falso. Se Origene avesse espresso questo concetto direttamente e con
parole chiare non sarebbe stato creduto da nessuno – perché la
Bibbia non è soggetta a condanne, e non può essere dichiarata
falsa da nessuno – ma il fatto di averlo espresso in maniera indiretta,
simbolica, e con parole altisonanti, gli ha permesso di essere creduto da un
certo numero di persone.
Malgrado queste difficoltà, la
Verità non cessa di esistere. Si fa strada un po’ a modo suo. Conoscere
le tracce del suo percorso non nuoce a nessuno, anzi, in certi casi la cosa si
rivela di grande utilità. Ecco dunque le suddette tracce, esposte
brevemente.
Didaché.
Il
più antico degli scritti patristici è un fascicolo redatto in
lingua greca, e si intitola “Didaché”.
Esso risale al primo secolo
dopo Cristo. S. Atanasio lo
ammira talmente che lo vorrebbe quasi ritenere un libro sacro. Detto fascicolo
viene usato sia come manuale per istruire i primi cristiani, sia come libro di
lettura nelle assemblee eucaristiche. A proposito del il Millenarismo biblico, esso contiene un passo interessante, redatto
in questi termini:
“Negli ultimi giorni aumenteranno i falsi profeti e i
corruttori. Le pecore si muteranno in lupi e la carità si muterà
in odio. Crescendo l’iniquità, gli uni odieranno gli altri, si
perseguiteranno e tradiranno a vicenda. Allora comparirà il seduttore
del mondo [l’Anticristo, ndr] il
quale si presenterà come il Figlio di Dio, operando miracoli e prodigi.
La terra sarà nelle sue mani, e farà cose scellerate mai viste
dal principio del tempo. Allora arriverà per il genere umano il fuoco
della prova. Molti si scandalizzeranno, e periranno. Quelli invece che
rimarranno fedeli nella fede saranno salvati dalla maledizione. Allora
appariranno i segni della verità: prima il segno dello squarcio nel
cielo, poi il segno del suono di tromba, in terzo luogo la risurrezione dei
morti. Non di tutti, ma secondo quanto fu detto: “Verrà il Signore [nella Parusia intermedia, ndr] e tutti i santi con Lui”. Allora il
mondo vedrà il Signore che viene sopra le nubi del cielo”. [57]
Questo passo della Didaché
riflette l’interpretazione letterale di Ap 20, 1-6, sul quale si appoggia.
La patristica dei primissimi secoli di Cristianesimo utilizza
l’interpretazione letterale, ma con Origene, Girolamo e Agostino,
l’interpretazione letterale cede sventuratamente il passo a quella
simbolica.
Lettera
di Barnaba.
Questo scritto è contemporaneo
alla Didaché. Nel confermare
l’esistenza della Settimana
universale esso conferma anche il senso letterale attribuito ad Ap 20, 1-6.
Il testo dice:
«Nei dieci comandamenti, quando Dio in persona parlò a
Mosè sul monte Sinai, del sabato è scritto: “Santificate il
sabato del Signore con le mani pure e con il cuore puro”. E in
un’altra parte dice: “Se i miei figli osserveranno il sabato,
allora stenderò la mia misericordia su di loro.” Si parla del
sabato al principio della creazione: “E fece Dio in sei giorni le opere
delle sue mani, e nel settimo giorno si riposò, e lo
santificò.” Osservate, o figli, che cosa significa
“terminò in sei giorni.” Questo significa che in seimila
anni il Signore compirà ogni cosa. Un giorno per lui indica mille anni.
Dunque, o figli, in sei giorni, che sono seimila anni, saranno compiute tutte
le cose. L’espressione “e nel settimo giorno si
riposò” significa: “Il Figlio suo, quando tornerà
sulla terra (Venuta intermedia, ndr) distruggerà il tempo
dell’iniquo (l’Anticristo, ndr), giudicherà gli empi (nel Giudizio interiore, ndr) e muterà il sole, la luna e le
stelle. Allora il riposo sarà buono nel settimo giorno”. »
[58]
Risulta
che l’Apocalisse di S. Giovanni
è strutturata su dei settenari. Ce ne sono tre: 1) quello delle Chiese,
2) quello dei Sigilli, 3) quello delle Coppe.
Nella Bibbia il settenario rappresenta non solo la struttura della Settimana della creazione, ma anche
quella della Settimana universale. In
codesta Settimana, il Millennio felice
è previsto in settima posizione, la posizione del giorno domenicale.
È molto probabile che lo stesso S. Giovanni abbia trasmesso queste
spiegazioni interpretative ai primi Padri. Noi presumiamo che fu lui a dire
loro che il 7° sigillo era quello del Millennio
felice, aggiungendo che detto Millennio
sarebbe stato inaugurato da Cristo al momento della Parusia intermedia, anticipatrice di quella finale. [59]
L’ottavo giorno, a nostro avviso, già si trova
nell’eternità. È il “giorno” eterno.
S.
Giustino.
S. Giustino è un apologista greco
del 2° secolo. La sua vita scorre tra l’anno 100 e l’anno 165.
Da pagano fu filosofo: prima stoico, poi peripatetico, e infine pitagorico.
Nessuna filosofia riuscì a convincerlo, ma l’onesta ricerca della verità
finì per condurlo al Cristianesimo. Nel suo: Dialogo con Trifone è possibile vedere che cosa lui pensa
della questione escatologica. Alla domanda dell’ebreo Trifone che gli
chiede se è vero che Gerusalemme sarà riedificata e da loro
abitata assieme a Cristo glorioso e assieme agli antichi patriarchi Ebrei
risuscitati, Giustino risponde:
«Uno dei nostri, chiamato Giovanni, in una rivelazione a lui
fatta, ha predetto che coloro che avranno creduto in Cristo trascorreranno
mille anni in Gerusalemme. Trascorsi quei mille anni ci sarà la
risurrezione generale, eterna, di tutti assieme contemporaneamente, e infine il
Giudizio. » [60]
In questo testo S. Giustino, che è cristiano, dimostra di
accettare la Tradizione apostolica della Settimana
universale, ma Trifone, che è ebreo, ha difficoltà a
concepire il Messianismo in chiave cristiana. Il Messianismo non esiste
più tra gli Ebrei, [61] e
anche certi cristiani sono disorientati. Il clima teologico è incerto.
Sorgono sette che mettono in crisi tutta la dottrina cristiana. Per esempio, i
Montanisti vorrebbero sbarazzarsi dell’Antico Testamento al completo.
S. Ireneo.
Il
più grande dialettico cristiano del 2° secolo è S. Ireneo da
Lione, definito il “Padre della
dogmatica”. Egli si
domanda: «In quanti "giorni" Dio ha creato il mondo? »
Noi conosciamo la risposta che ci è data dalla Bibbia. Secondo la Genesi
Dio ha creato il mondo in sette "giorni". S. Ireneo continua il suo
discorso dicendo:
«In quanti giorni fu fatto il mondo, in altrettanti millenni
avrà la sua durata. È per questo che la Genesi dice: “E
furono compiuti il cielo e la terra con tutti i loro ornamenti. Dio
compì tutte le sue opere in sei giorni, e nel settimo si
riposò”. Queste parole sono storia e profezia nello stesso tempo,
poiché riguardano le cose passate e le cose future. Un giorno presso Dio
è mille anni. Se Dio fece tutte le opere della creazione in sei giorni,
ciò significa che la durate di queste cose sarà di seimila
anni”. » [62]
S.
Ireneo contribuisce molto alla formulazione teologica di quanto riguarda
l’Anticristo. Dice per esempio che l’Anticristo verrà per
riassumere in sè l’iniquità umana di seimila anni, i sei
mila anni trascorsi a partire dalla creazione di Adamo. Circa
l’Anticristo egli aggiunge quanto segue:
«È
detto che il suo numero 666 − cioè 6 centinaia, più 6
decine, più 6 unità − è come una ricapitolazione di
tutta l’apostasia perpetrata durante i 6.000 anni precedenti. Infatti
questo mondo sarà portato a termine in tanti millenni quanti furono i
giorni impiegati a farlo. Come dice la Genesi: “Così furono
portati a termine il cielo, la terra, e tutte le cose. Dio terminò il
suo lavoro in sei giorni, e nel 7° giorno si riposò.” Questo
ci rivela in che modo furono fatte le cose, ma è anche una profezia del
futuro! Infatti se il giorno del Signore è come 1000 anni, e il Signore
ha portato a termine le sue opere in sei giorni, è evidente che alla
fine del 6° millennio tutto sarà effettuato...” [63]
Lattanzio.
Lattanzio è un
apologista del 3° secolo (260-325). Egli commenta: “Come in sei giorni Dio creò il mondo e al settimo si
riposò, così la verità e la religione faticheranno e
saranno tribolate per seimila anni dall’errore e
dall’iniquità, ma nel settimo millennio godranno riposo e
pace.” [64]
Eusebio
Gallicano.
Eusebio Gallicano si
interessa al profeta Daniele. Dice che il numero di "settimane" che
rappresenta la durata dell’esilio del Popolo ebreo a Babilonia,
rappresenta anche la durata del mondo calcolato in millenni: “Che significa questo numero sette?
Significa i “giorni” del mondo.” [65]
Andrea
di Cesarea.
Andrea di Cesarea ha
vissuto nel 5° secolo, e ha scritto un commento al libro
dell’Apocalisse. In esso si legge: “Dopo
la sesta tromba l’Angelo che proclama che non vi sarà più
tempo, dimostra che dopo i seimila anni poco o nulla resterà al mondo. [66] Ma nei giorni della voce del settimo
Angelo, quando si incomincerà ad ascoltare la tromba, si
consumerà il mistero di Dio svelato dai suoi profeti.” [67]
S. Pietro e S. Paolo.
Essendo
Ebrei, ma Ebrei cristiani, S. Pietro e S. Paolo, come anche S. Giovanni, hanno
ripreso il sabatismo ebraico in chiave cristiana. Per fare questo si sono
basati sulle profezie di Isaia, di Daniele, di Ezechiele, sul salmo 89, e
soprattutto sulla Settimana della
Creazione. Dalla sintesi di queste fonti sacre è uscito il modulo
della Settimana universale. Sulla
base di tale modulo S. Pietro e S. Paolo affermano che nel settimo millennio
Dio si “riposerà” dalla lotta sostenuta contro Satana.
Sappiamo che i Padri della Chiesa dei primissimi tempi −
alcuni dei quali hanno ricevuto l’insegnamento dagli Apostoli −
continuano la Tradizione ebraica, quella vera. La loro posizione dottrinale, di
conseguenza, è sana, lineare, ortodossa. [68]
Ciò malgrado quasi tutti i teologi di oggi preferiscono ignorare questi
Padri. Motivo? Li accusano di essere “millenaristi”. Accusare
questi Padri di “millenarismo” non è corretto. Non lo
è nè sul piano morale nè su quello teologico. Sul piano
morale i suddetti Padri sono tutti di fede provata, su quello teologico è
bene ripetere che esiste un millenarismo non condannabile. Non è quello
inventato da Origene, nè quello crasso di Cerinto, ma quello che nella
Bibbia ha per contesto la Settimana
universale, e che i santi Apostoli e i suddetti Padri hanno predicato prima
ancora che Origene non fosse. [69]
Il creduto “ritardo” del Regno messianico non è estraneo alla defezione di alcuni
cristiani della Chiesa primitiva, [70] ma
a causare il crollo della Chiesa africana, e scismi a non finire, non è
questo preteso “ritardo” del Messia, ma l’errore madornale di
Origene che ha fatto credere al mondo intero che il Millennio felice iniziava con la Risurrezione di Cristo. Un errore
di due mila anni!
Chi
è sveglio corregga questo errore. Chi è sveglio si prepari a
ricevere Gesù che in questi tempi sta bussando alla porta!
Conclusione:
Riassumendo il tutto, ci è possibile affermare che al di là del
millenarismo condannato dalla Chiesa esiste un millenarismo ortodosso, che
è quello biblico. È presente nel testo di Ap 20, 1-6. Detto passo
si capisce soltanto nel suo contesto, che è quello della Settimana universale. I santi Padri lo
hanno insegnato nei primissimi tempi della Chiesa, prima che Origene
intervenisse a creare lo scompiglio.
2 - S. Agostino: il grande equivoco sul
millenarismo.
I
Profeti cristiani contemporanei dicono che è imminente la Venuta intermedia di Gesù, e che
in base alle Scritture l’Anticristo
dovrebbe precedere di poco questo importantissimo evento. Per essere accettati,
questi concetti avrebbero bisogno di essere capiti, e per essere capiti
avrebbero bisogno di essere inquadrati nel loro contesto, quello della Settimana universale. Siccome le
conoscenze relative a questa Settimana
universale si sono perse lungo i secoli – le ragioni che hanno causato questa perdita sono varie, ma si
possono tutte spiegare –
oggi Dio si serve dei suoi strumenti, che sono i mistici, i carismatici, i
profeti cristiani contemporanei, per spiegare di nuovo all’Umanità
il suo grande e meraviglioso disegno. [71]
Ma
che succede a quei cuori che si chiudono al cielo (alla grazia proveniente dall’alto)
per aprirsi unicamente alla terra (agli interessi provenienti dal basso)?
Succede quel che succede sempre in simili casi. La loro chiusura al
soprannaturale li rende sordi ai messaggi divini provenienti dall’alto, e
fa di loro degli esseri spiritualmente addormenti, completamente impreparati ad
accogliere lo Sposo divino che si è annunziato e che ora sta per
arrivare.
Che
posizione occupano i teologi contemporanei all’interno di questo quadro?
In generale i teologi odierni non vogliono credere alla Venuta intermedia del
Signore, e la stessa figura dell’Anticristo li imbarazza. Da che dipende?
Dipende dal fatto che essi cercano la verità – quando la cercano
– ma solo con la mente, non con il cuore. Respingono quindi tutto quello
che sembra provenire direttamente dal Cielo. Se un messaggio viene loro
presentato come proveniente dal Cielo, si mettono sulla difensiva. Di
conseguenza non sanno nulla dei progetti divini che riguardano il futuro
dell’Umanità. Quello che Dio comunica all’essere umano di oggi
è un tema che non li commuove, non li interessa. Il loro cuore è
altrove.
È
forse normale una situazione del genere? No, non lo è affatto. Per
esempio, è forse normale che un teologo contemporaneo non sappia che
cosa sia la Settimana universale?
Eppure… Provate a chiedere ad un teologo laureato che cosa sia la Settimana universale, e ci saprete dire.
Vi guarderà di traverso, a
causa del suo imbarazzo. L’escatologia è un campo che i teologi
attuali credono di conoscere, e che qualche volta pure conoscono, ma alla
rovescia.
Viste
dal lato spirituale, queste lacune si spiegano con le suddette ragioni, ma sul
piano didattico le cose si sono guastate a partire dal “grande
equivoco” di S. Agostino.
Spiegazione.
Nel
quarto secolo non esistevano le università cattoliche, e la
Congregazione per la dottrina della fede non era ancora istituita. Esistevano
dei Patriarcati, i quali esercitavano una certa vigilanza sull’ortodossia
degli studi riguardanti le Scritture e la Dottrina. Risulta che il Patriarcato di Antiochia, noto per
praticare il metodo di interpretazione letterale delle Scritture,
condannò a più riprese il metodo simbolico (detto pure
allegorico) che sotto l’influsso di Origene veniva utilizzato in modo
abusivo nel Patriarcato di Alessandria,
ma da Origene in poi i catechisti di Alessandria fanno orecchi da
mercante. Risultato: l’errore di Origene cresce, si sviluppa, diventando
pure l’errore di Gerolamo e di Agostino. Nessuno osa criticare le
proposizioni di Agostino la cui autorità morale presso le folle è
grandissima. [72]
Come mai S. Agostino cade in un tranello del genere
senza rendersene conto? Il
primo sbaglio lo fa il giorno in cui decide di commentare il testo dell’Apocalisse, non partendo dalla versione
greca ma da una esegesi ricevuta in prestito da S. Girolamo. In fatto di
esegesi biblica S. Girolamo non è affatto una cima. Lo studioso A. Hamman dice di lui: «I suoi commenti sono poveri di
dottrina e trascurati nella forma. Girolamo è un erudito, un umanista, non un teologo nè un mistico.
Egli romperà definitivamente con Origene quando sarà diventato
pienamente e lucidamente se stesso. » [73]
In seguito Agostino compie altri passi falsi, sette in tutto,
identificabili nei sette punti qui sotto elencati.
1°
Interpreta l’Apocalisse senza tener conto delle fonti greche,
perché non conosce la lingua greca in modo adeguato.
2° Non cita i santi Padri della Tradizione
(in ciò verrà imitato disgraziatamente da Martin Lutero, e da
tanti altri).
3°
Non si serve dell’Apocalisse ma del testo di
Vittorino, un testo che Girolamo aveva già alterato in senso origeniano.
4°
Fa l’esegesi di Ap 19 e 20 utilizzando il metodo simbolico di Origene e
di Ticonio, due eretici. [74]
5°
Si lascia condizionare dalla
propria concezione filosofica del tempo, la quale dà maggior valore al
passato che al futuro.
6°
Si basa sul sabatismo ebraico
anziché basarsi su quello cristiano. [75]
7° Si lascia condizionare dalla riflessione rabbinica, ormai decadente, e da quella che serpeggia fra i cristiani caduti
vittime della crisi causata dal preteso “ritardo” di Cristo.
(Questo preteso “ritardo” genera disagio presso alcuni cristiani, e
provoca qui e là delle reazioni fuorvianti).
Tutto
considerato, Agostino non merita nessun credito in materia escatologica.
Sbaglierebbe chi si appellasse a lui in questa materia. L’esegeta Martino
Penasa dimostra come il capitolo 20 del libro agostiniano La Città di Dio − scritto nel 417 − rappresenti
una vera e propria forzatura del testo sacro dell’Apocalisse. [76]
Agostino ha un chiaro concetto della Settimana
universale [77] ma
ne distorce l’applicazione.
[78] Anche se in precedenza aveva creduto alla
Venuta intermedia del Signore, a partire dal momento in cui si lascia circuire
dall’origenismo, il millenarista eterodosso è proprio lui,
checché ne pensino i teologi moderni.
Un lettore che a questo punto si sentisse
disarcionato da queste verità, vorrà sapere, a titolo di
garanzia, come mai nessuno sia intervenuto per aiutare S. Agostino a
ravvedersi. Le cose si sono svolte nel modo seguente.
Al tempo in cui S. Agostino era vescovo di Ippona, esisteva un gruppo ereticale
di millenaristi il cui capo si chiamava Cerinto.
Cerinto predicava un millennio di felicità materiale, con
abbuffate di cibi prelibati e di orge sessuali. Questo tipo di millenarismo
viene oggi chiamato “millenarismo crasso”. Agostino decide di
condannare, e a giusto titolo, il millenarismo crasso di Cerinto, [79] ma
nel condannare Cerinto egli cancella in blocco tutto il messianismo
escatologico della sacra Tradizione. Nel gettare l’acqua sporca, S.
Agostino getta via anche il bambino. Così facendo toglie al cristiano la
speranza di un Regno terrestre di giustizia e di pace, un Regno che nel Piano
di Dio è comunque presente. Per giustificare poi la sparizione della Venuta intermedia e aggiustare tutta la
faccenda, Agostino usa il modulo della Settimana universale. Lo usa, ma in
maniera impropria. Per capire come avviene l’abbaglio, e a che momento si
produce, è opportuno esaminare la differenza che separa S. Agostino da S.
Ireneo sul modo di usare questo modulo della Settimana universale.
Siccome
la posizione di S. Ireneo l’abbiamo appena esposta (vedi le pagine
precedenti), esponiamo ora quella di S. Agostino. Detta posizione è ben
visibile in: La Città di Dio,
soprattutto in quel passo che mostra un Agostino convinto che
l’Umanità sia già arrivata alla fine del sesto millennio,
che secondo lui sarebbe l’ultimo. Agostino scrive:
«Riguardo
ai mille anni, mi vengono in mente due interpretazioni possibili. Si possono
spiegare in quanto il fatto (che Satana venga legato nell’abisso) avviene
negli ultimi mille anni, ossia nell’ultimo millennio, quasi fosse il
sesto giorno, di cui stanno passando ora le ultime frazioni, e a cui
seguirà il Sabato senza sera, ossia il riposo eterno dei santi; per cui
lo scrittore (S. Giovanni) con i mille anni definisce l’ultima parte di
questo giorno, per così dire millenario, che ancora rimane prima della
Fine del tempo. È qui applicata quella figura del discorso per cui una
parte è indicata col tutto. [80]
|
|
S.
Agostino (354-430) Egli
si convertì al Cristianesimo da adulto. Inizialmente fu un uomo di
lettere, poi divenne sacerdote, e nel
395 fu consacrato vescovo.
L’anno seguente divenne vescovo di Ippona (Nord Africa). Fu
sincero nel cercare la Verità, e finì per trovarla nel
Cristianesimo, grazie anche alle preghiere incessanti di S. Monica, sua
madre. Fondò due monasteri, uno a Tagaste e l’altro a
Ippona. Morì in quel di Ippona, fra il suo clero, integrato alla vita
del suo monastero, come uno dei tanti cenobiti laboriosi. |
In questo passo Agostino propone un
calcolo escatologico da lui inventato. [81] Si
immagina che la Parusia di Ap 20, 1-6 sia già avvenuta con la
Risurrezione. Pensa di trovarsi già nel sesto millennio, e che detto
millennio sia l’ultimo (mentre invece i primi Padri parlano di sette
millenni, l’ultimo dei quali è riservato alla Gerusalemme messianica,
preludio a quella celeste). Le parole di questo passo mostrano un S. Agostino
disorientato, un S. Agostino che si cerca. I cristiani sanno che prima del
Giudizio finale deve venire l’Anticristo, ma Agostino cambia la
cronologia profetica delle Scritture e della Tradizione. Accorcia di mille anni
la Settimana universale (il Piano di
Dio) e anticipa di mille anni il Regno messianico. Come se ciò non
bastasse, egli introduce pure un nuovo concetto, quello della
circolarità del tempo. [82] Afferma,
sulle tracce di Origene, che l’inizio del Millennio felice è
l’adventus della Risurrezione,
e la fine del medesimo è l’adventus
della Parusia finale, [83]
mentre per la Tradizione le cose si svolgono in altro modo.
Chi
volesse convincersi di quanto strana sia l’interpretazione agostiniana
esamini attentamente il passo di Agostino che qui riproduciamo:
«Pertanto, durante l’intero periodo abbracciato
dall’Apocalisse, ossia dalla prima venuta (adventus) di Cristo, sino alla
sua seconda venuta (adventus), che è quella della Fine del mondo, il
diavolo rimane legato, ma non nel senso che durante questo intervallo
(designato col numero di mille anni) non sedurrà la Chiesa:
poiché non la sedurrà nemmeno dopo sciolto. » [84]
Questa
affermazione è smentita dai fatti. L’evidenza mostra che dopo la
Risurrezione di Cristo il demonio non è incatenato, ma libero e
operante. Incatenato lo sarà più tardi, al settimo millennio. Qui
Agostino ha probabilmente tentato di spiegare – un po’ a modo suo
– il “ritardo” della Parusia. Voleva dire, probabilmente, che
non vi era stato nessun ritardo, ma solo una falsa attesa. L’intenzione
era buona. Peccato che anziché
attenersi alla sacra Tradizione, egli invece si sia lasciato abbindolare
dalle circonvoluzioni verbali di Origene
e di Ticonio, due eretici.
A
causa della suddetta posizione agostiniana la gerarchia cattolica non cerca
più di comprendere la figura dell’Anticristo e la Parusia
intermedia. La tendenza generale, in fin dei conti, è di confondere
la fine del sesto millennio con la fine del settimo, la Fine di un mondo con la
Fine del mondo, la Fine dei tempi con la Fine del tempo. Che sbaglio! La
maggior parte del clero cattolico crede che i messaggi di La Salette, Fatima,
Luisa Piccarreta, Maria Valtorta, Mgr Michelini, Vassula, Medjugorje, JNSR,
parlino della temuta Fine del mondo, mentre invece trattano della Parusia intermedia. Gesù sta
bussando alla porta di casa nostra.
È la seconda volta che si presenta da noi, ma questa volta viene
come Re di gloria, non più come Redentore. Viene per instaurare sulla
terra il suo Regno messianico!
L’apatia
e l’indifferenza che regnano ovunque ci convincono che prima di arrivare
a questo grande avvenimento, l’umanità e la Chiesa di oggi avranno
bisogno di una grande purificazione.
«Ti
rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste
cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre,
perché così a te è piaciuto. » [85] Un
bel mistero da meditare!
3 - Le diverse forme di millenarismo corrotto.
Abbiamo
già detto e provato che i Padri della Chiesa, quelli del primissimo
tempo, insegnavano che il Piano divino di
salvezza è formato da sette millenni, secondo una struttura del
tutto simile a quella della Settimana della Creazione, che a sua volta è
del tutto simile a quella della nostra settimana terrestre. [86] Su
questa base c’è chi ha scelto in passato di dare un secondo nome
al “Piano divino di Salvezza”, chiamandolo “Settimana
universale”. Abbiamo poi scoperto che secondo gli stessi Padri la fine del
sesto millennio corrisponde alla Fine dei
tempi, e che la fine del settimo millennio corrisponde alla Fine del mondo. Sappiamo dalla Bibbia
che tra la fine del sesto millennio e la fine del settimo −
cioè tra la Fine dei tempi e
la Fine del mondo − ci sta un periodo di dieci secoli, un mille anni che
nell’Apocalisse di S. Giovanni viene descritto come un Millennio di
felicità e di pace (Ap 20, 1-6). Per finire ci siamo accorti che questo
Millennio di felicità e di pace corrisponde al Regno messianico, quel “Regno di Dio” che Gesù
ha promesso all’umanità, e che i cristiani invocano da due mila
anni con la preghiera del “Padre nostro”.
Nel
fare queste messe a punto abbiamo realizzato che da molti secoli esiste una
parola che forse non significa quello che dovrebbe significare. Si tratta della
parola “millenarismo”. Circa questa parola esiste una confusione
linguistica impressionante che sicuramente non favorisce gli interessi di Dio
ma quelli del suo Avversario. Per qual mistero tutti usano questa parola e
quasi nessuno la capisce per quello che veramente essa contiene? Un latinista
risponderebbe: “Usus tyrannus
verborum”.
Sappiamo
che la Chiesa ha condannato il millenarismo, ma nessuno sembra in grado di dire
con chiarezza che cosa la Chiesa abbia condannato con tale parola. Molti
dicono: “Io lo so, e mi puoi credere perché sono laureato in
teologia”. Ma quando poi arriva la resa dei conti nessuno riesce a dire con
precisione come stiano le cose. Le cose stanno confuse, ecco tutto. Vista
la situazione, uno si domanda se il millenarismo condannato non dovesse portare
un nome diverso, magari più specifico.
La
spiegazione che noi proponiamo è la seguente: siccome il Millenarismo
vero è un atto di fede nella parola biblica, che è sacra, il
millenarismo falso, quello condannabile, dovrebbe essere associato all’abuso del concetto “mille”,
non al suo uso, che è
legittimo. Credere nel Millennio felice
è una cosa lodevole, poiché significa credere in quello che Dio
ha voluto rivelarci tramite S. Giovanni nell’Apocalisse. Credere invece
nei bagordi del Millennio felice
è biasimevole perché il Millennio felice non può essere
fatto di bagordi e di orge sessuali. Esiste quindi un millenarismo eretico che
è quello di Cerinto, e un Millenarismo ortodosso che è quello di
S. Giovanni... biasimevole il primo, lodevole il secondo. Vogliamo condannare
Cerinto o S. Giovanni? Se l’intenzione è quella di condannare
Cerinto, l’espressione “millenarismo cerintiano” sarebbe
più consona che non la parola “Millenarismo” usata da sola.
Una cosa è certa: se qualcuno condanna il Millenarismo senza dire di che
millenarismo si tratta, il rischio è quello di aumentare la confusione
anziché diminuirla, perché un lettore normale è portato a
credere che la parola “Millenarismo” usata da sola significhi
“Millenarismo biblico”.
Il
guazzabuglio linguistico sul millenarismo si è formato nel mondo a causa
di Origene, ed oggi esistono almeno tre forme di millenarismo corrotto:
origeniano, cerintiano, agostiniano. La prima è una forma corrotta di millenarismo
perché Origene esclude il Millennio felice, lo cancella arbitrariamente,
benché lo faccia in maniera subdola, indiretta. [87] La
seconda è una forma corrotta di millenarismo perché Cerinto
concepisce la felicità del Millennio felice (le “nozze dell’Agnello”)
come una lunga festa mondana piena di bagordi. La terza forma di millenarismo
alterato è il millenarismo agostiniano. Anch’esso risulta erroneo
perché il senso letterale del testo biblico non viene interpretato da
Agostino così com’è, ma estrapolato. [88]
Agostino
presenta il suo millennio – quello nel quale gli è dato di vivere
– non per quello che è, cioè il quinto di una serie di
sette, ma come il sesto di una serie di sei, e quindi l’ultimo della serie
(quello preparatorio alla Fine del mondo, tanto per parlarci chiaro). Il clero
e le folle seguono Agostino con fiducia, anche perché Agostino possiede
sulle folle un notevole ascendente morale. Ma le conseguenze del suo sbaglio
sono altrettanto notevoli. Il suo errore finisce per provocare la grande
crisi dell’anno mille, una crisi fondata sulla paura. Finché
dura tale paura, l’idea della Fine del mondo fa tremare tutti, li
mantiene in sospeso, e assicura con questo una certa pace al mondo occidentale.
Quando però la paura si spegne perché alla fine dell’anno
mille nulla è successo di quello che si prevedeva, un sentimento amaro
invade i cuori e le menti. Il mondo cristiano ha l’impressione di essere
stato ingannato. E da chi? Da coloro che predicano dall’alto dei pulpiti.
La faccenda finisce per gettare molto discredito sulla religione cattolica e
sulla teologia in generale, incapace da allora in poi di ritrovare il bandolo
della matassa. [89]
Lungo
i secoli queste forme corrotte di millenarismo hanno fornito munizioni a molti
falsi profeti, causando inconvenienti di ogni genere. È normale che ad
un certo punto la Chiesa abbia deciso di condannare la falsa religiosità
legata agli abusi del concetto millenaristico. Tuttavia, anziché condannare
la falsa religiosità e gli abusi, la Chiesa ha condannato il
“millenarismo” senza precisare di che millenarismo si trattasse.
Lodevolissima l’intenzione, ma per arginare la confusione i termini
utilizzati avrebbero potuto essere più precisi.
Che
dire della felicità umana predicata oggi dalla dottrina comunista?
Qualcuno ha già tentato –
pare – di considerare questa dottrina come una forma ulteriore di
millenarismo corrotto. Benché il concetto di falso millenarismo non sia
del tutto estraneo a questa dottrina, noi preferiamo parlare qui di falso messianismo, non di falso millenarismo. La felicità
predicata dal comunismo ateo non è per noi una forma corrotta di
millenarismo, ma una forma corrotta di messianismo.
Si tratta di messianismo secolarizzato.
Tale messianismo è falso per definizione.
Esistono
diverse condanne ufficiali dell’ideologia comunista da parte della
Chiesa, ma nelle condanne del comunismo ateo la parola millenarismo non viene
mai utilizzata. [90]
Detta parola è invece utilizzata nell’articolo n. 676 del CCC (il
Catechismo della Chiesa cattolica) per condannare un qualcosa di abbastanza
vago e confuso, un qualcosa che forse non ha nulla a che vedere col significato
etimologico della parola mille.
Il suddetto articolo è redatto così:
«Questa impostura anti-cristica si delinea già nel
mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza
messianica che non può essere portata a compimento che al di là di essa,
attraverso il giudizio escatologico. [91] Anche sotto la sua forma mitigata, [92] la Chiesa ha rigettato questa
falsificazione del Regno futuro sotto il nome di “millenarismo”,
soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato
“intrinsecamente perverso».
Risulta
dalla suddetta dichiarazione che Speranza
messianica e Regno futuro siano
la stessa cosa. Ottimo. Dalla dichiarazione risulta pure che la Speranza messianica (quindi il
“Regno futuro”) sia da vedere come possibile solo al di là della storia”, non al di qua della storia. Se dunque un cristiano volesse riporre
la Speranza messianica nel tempo presente (che è l’al di qua della storia), tale cristiano sbaglierebbe.
Conclusione: un cristiano non ha diritto di pensare che la Speranza messianica si possa realizzare su questa terra,
cioè nel tempo presente, ma solo nell’aldilà della
storia… l’aldilà eterno.
Pur
condividendo col CCC la condanna del messianismo
secolarizzato, non riusciamo a capire come mai la Speranza messianica
non si possa realizzare (non possa “essere portata a compimento”)
nel tempo presente, su questa terra. Il Regno
messianico è o non è un Regno destinato ad esistere su questa
terra? Se la risposta è affermativa bisognerebbe avere il coraggio di
dirlo, e dirlo bene. Se la risposta invece è negativa (come sembra
trasparire da questo confuso articolo 676), come mai non c’è modo
di dire le cose in maniera più chiara? Per esempio, il
“Millenarismo biblico” non è menzionato dall’articolo
suddetto, nè per essere difeso nè per essere condannato, ma
allora quando mai lo si menzionerà? Il millenarismo origeniano e quello
cerintiano non sono menzionati nell’articolo suddetto, nè per
essere difesi nè per essere condannati, ma allora quando mai li si
condannerà, e in modo semplice, chiaro, accessibile al popolo di Dio? [93]
Prima di concludere desideriamo segnalare che alcuni studiosi laici
vorrebbero che oggi la Chiesa proclamasse due nuovi dogmi: quello della Parusia intermedia e quello del Giudizio interiore. Che dire? Secondo
Teofilo il Siculo queste due
verità sono già espresse nel Simbolo, che sarebbe il Credo
niceno-costantinopolitano. All’articolo 7 di questo Credo, noi
diciamo di credere nella Venuta di Cristo che verrà a giudicare i vivi e
i morti, [94]
nel senso di vivi e morti alla grazia divina. Di che giudizio si tratta? Di
quello più piccolo e più individualizzato della Parusia intermedia, o di quello
più grande e veramente universalizzato della Parusia finale? Secondo Teofilo il Siculo il giudizio della Parusia finale non è quello
dell’articolo 7 ma quello dell’articolo 12, che ci invita a credere
alla risurrezione della carne e alla vita eterna che verranno dopo il Giudizio
universale. In maniera implicita il Simbolo ci inviterebbe dunque a credere a
due Giudizi, prima a quello individualizzato, o interiore (quello della Parusia
intermedia), e poi anche a quello universalizzato, o esteriore (quello della
Parusia finale) previsto per la Fine del mondo. Se l’interpretazione di
Teofilo il Siculo è esatta, le nuove formulazioni dogmatiche destinate a
proclamare queste due verità non sarebbero del tutto necessarie.
Basterebbe che il cristiano si togliesse dagli occhi le bende che S. Agostino
vi ha applicate, magari senza volere. [95]
Conclusione: Benché esistano ancora grandi
incertezze sui termini da usare quando il soggetto riguarda il millenarismo,
risulta chiaro che la Chiesa cattolica non ha mai condannato il
“Millenarismo biblico”. Se lo avesse fatto avrebbe condannato un
passo della Sacra Scrittura, una cosa impossibile. Nel contempo appare chiaro
che in passato la Chiesa cattolica si sia già servita della parola
“millenarismo” per condannare un qualcosa che in fin dei conti non
ha nulla a che vedere con la parola mille. Che cosa si è voluto
condannare esattamente con questa parola “millenarismo”? Un lavoro
di ricerca si impone per una eventuale messa a punto.
Si
dice che il Papa attuale, Benedetto XVI, quand’era cardinale prefetto
della Sacra Congregazione per la dottrina della Fede, alla domanda di un
giornalista che a Città del Messico gli chiedeva di far luce sulla
Parusia intermedia, abbia dato questa risposta: “Su questo tema la Santa Sede non si è ancora
pronunciata in modo definitivo”. Voleva forse invitare qualche
studioso di buona volontà a mettere un po’ di ordine nella
questione? È quanto abbiamo cercato di fare fin qui, sperando di esserci
riusciti almeno in parte.
|
|
Padre
Martino Penasa, francescano, esegeta biblico, ed autore. |
–
III
–
parusia
intermedia e mondo nuovo
|
1
- Parusia intermedia: vuoto
dogmatico. 2 - Il Millenarismo condannato dalla Chiesa. 3
- Voci mistiche annunzianti un
Mondo nuovo. |
1 - Parusia intermedia: vuoto
dogmatico.
Nel
dibattito teologico si è imposta di recente la questione della Parusia intermedia, una questione che
sembrava risolta – o
forse dimenticata – ma
che ora riemerge. Quante sono le Parusie del Signore? Chi ha ragione fra chi
crede e chi non crede alla Parusia intermedia?
Innanzitutto
è necessario essere sicuri di ben comprendere il concetto di “Parusia”. Il termine
Parusia è un termine greco che
significa ‘presenza’ o ‘venuta’. Il termine ha
anche un senso più specifico, che nella letteratura greca esprime il
provvidenziale arrivo di una persona influente, sovrana – forse anche
divina – che si presenta per soccorrere coloro che in lei hanno riposto
tutta la loro fiducia. [96] Il
termine Parusia non appare nella Bibbia, ma “anche
se il vocabolo non vi appare, l’Apocalisse è piena di una vibrante
speranza parusiaca” [97]
Anche
se la Bibbia non contiene la parola Parusia, il concetto vi è presente.
Per esempio, in Ap 20, 1-6 si fa riferimento alla presenza di Cristo sulla
terra, un Cristo glorioso e imperante, da intendersi come risultato di una
“Parusia” appena avvenuta. [98]
Esistono due possibilità di interpretazione di questo passo biblico. La
prima suggerisce l’impiego del senso letterale, la seconda, apparsa verso
il quarto secolo d. C., suggerisce quello simbolico. [99]
Chi leggesse questo passo biblico interpretandolo in senso letterale – che è quanto la
Chiesa da sempre raccomanda – scoprirebbe
nel testo l’esistenza larvata (sottintesa) di una Parusia, che trovandosi tra la prima e la terza andrebbe chiamata
“intermedia”. C’è da dire però che per poter
applicare a questo testo il suo senso letterale, il lettore ha bisogno di
appoggiarsi sul contesto globale della Parusia stessa. Fuori contesto, il senso
letterale non si fa vedere. Ebbene, tale contesto è quello della Settimana universale.
Contrariamente
ai teologi odierni, i primissimi Padri della Chiesa conoscevano la “Settimana universale”, ne
rispettavano il significato concettuale, [100] e
vivevano la loro fede orientandosi su questo credo. Nel far questo collocavano
la Parusia intermedia tra la fine del sesto millennio e l’inizio del
settimo. Per esempio, S. Ireneo
afferma che alla fine del sesto millennio il Male sarà sconfitto
(sconfitto nella persona dell’Anticristo), e che nel settimo millennio
regnerà il Bene. [101]
Anche S. Giovanni si rifà alla “Settimana universale” nello
scandire il settenario dei sigilli apocalittici. Lo fa in maniera implicita. Ne
deduciamo che se l’umanità è veramente destinata a vivere
tanti millenni quanti sono i giorni della settimana, o quelli impiegati da Dio
per creare il mondo, allora i mille anni del Regno messianico coincidono col settimo millennio, quello che
corrisponde al “giorno” in cui Dio si è
“riposato”, [102] e
che a sua volta coincide col nostro giorno domenicale, tradizionalmente
considerato giorno di riposo e di santificazione. [103]
Secondo
l’autore Prigent, uno studio esegetico eseguito su Ap 20 dovrebbe
prendere in esame il concetto di Millennio
felice per vedere se esso può corrispondere o no al settimo
millennio della Settimana universale.
[104]
Nell’affermativa, risulterebbero vere le recenti profezie che annunciano
l’imminenza della Parusia
intermedia. In base a tali profezie, questa Parusia dovrebbe avverarsi
subito dopo la sconfitta dell’Anticristo, ed essere immediatamente
seguita dal Regno messianico (il
Millennio felice). Detto Regno sarebbe instaurato da Cristo che in tale
occasione verrebbe riconosciuto Re dell’Universo da tutti gli astanti.
Sul
tema delle Parusie di Cristo esistono due tesi opposte, la prima è
anteriore a S. Agostino, la seconda gli è posteriore. Di recente il
dibattito ha preso forma sia attraverso le nostre pubblicazioni scritte, che
attraverso gli interventi mediatici di Radio Maria. È nota a tutti la
posizione di Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria. Padre Fanzaga dice
che le Parusie di Cristo sono due, mentre noi diciamo che sono tre. La nostra
posizione è quella che esisteva prima di S. Agostino, mentre la sua
è quella suggerita da S. Agostino. Padre Fanzaga dice che la Parusia intermedia non c’è,
non esiste. Pretende che essa non è necessaria al Piano di Dio. Insiste
nel dire che la prima delle due Parusie è quella di Gesù-Redentore, e che la seconda ed ultima è quella
di Gesù-Giudice, prevista per
la Fine del mondo.
Questa
interpretazione è un po’ quella tradizionale, benché la
tradizione non sia mai riuscita a fissarsi bene su questi punti. La nostra
posizione − che è conforme alla Bibbia, e sorge in noi come
risposta ai messaggi che quotidianamente Dio ci manda tramite i Profeti
cristiani contemporanei − dice che le Parusie di Gesù Cristo sono
tre, non due soltanto. La prima si è avverata a Betlemme, la seconda sta
per avverarsi adesso, la terza si realizzerà alla Fine del mondo. La
prima sarebbe quella di Gesù-Redentore,
la seconda quella di Gesù-Re, la terza quella di Gesù-Giudice.
Chi
ama la Verità con cuore sincero considera con grande interesse la
questione delle Parusie. Trovare la buona risposta è per lui di capitale
importanza, e per assicurarsi di trovarla, legge e rilegge con grande
attenzione il passo seguente dell’Apocalisse di Giovanni:
«Poi vidi alcuni troni, e a quelli che vi si sedettero fu
dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della
testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano
adorato la bestia (Satana) e la sua statua (l’Anticristo) e non avevano
ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono
con Cristo per mille anni. (Gli altri morti invece non tornarono in vita fino
al compimento dei mille anni). Questa è la prima risurrezione. Beati e
santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione! Su di loro non ha
potere la seconda morte, ma saranno
sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. Quando i
mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e
uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra. »
(Ap 20, 4-7).
Questa
profezia non è l’unica, ma è la più rappresentativa
fra tutte quelle che nella Bibbia annunziano il “Regno di Dio in
Terra” come conseguenza della Parusia intermedia. Vi si assume che il potere mondiale di Satana – tutti sanno che Satana
è l’attuale “Principe di questo mondo” – sarà rimpiazzato
dal potere mondiale di Cristo. A
partire da quel momento Gesù Cristo sarà considerato Re
dell’umanità, e questa sua regalità effettiva durerà
un millennio. Se alle parole bibliche appena riportate viene dato un senso
letterale, che è quanto la Chiesa raccomanda ogniqualvolta la cosa
è possibile, un millennio sono mille anni, ovvero dieci secoli. Se
invece viene dato loro un senso simbolico, i mille anni sono un periodo
indeterminato.
Il
ragionamento che segue ha una certa sua importanza. Che significano le parole
“riprendere vita e regnare con Cristo per mille anni”, presenti nel
testo appena citato? S. Giovanni specifica che in questo “riprendere
vita” consiste la prima
risurrezione. Se Giovanni sente il bisogno di parlare di prima risurrezione, segno
è che di risurrezioni ce ne possono essere più di una. Noi
diciamo che ce ne possono essere due. E se questa è la prima,
qual’è la seconda? Quella della Fine del mondo? Certo! Se tutto
ciò è vero, ne deriva che le Parusie sono tre, non due, e che la
Parusia intermedia di cui noi parliamo continuamente nella rivista profeti di Dio è quella di cui
Gesù si servirà per instaurare il suo Regno temporale, il Regno messianico. S. Giovanni prosegue esclamando:
«Beati e santi coloro che prendono parte alla prima
risurrezione! La seconda morte non avrà potere su di loro! Saranno
sacerdoti di Dio e del Cristo! Regneranno con lui per mille anni! »
In
questa piccola serie di frasi esclamative S. Giovanni usa l’espressione seconda morte. Questo ci fa pensare che
anche le morti da prendere in considerazione siano due, e se questa è
qualificata di “seconda”, dov’è la prima?
Che morte è la prima
morte nel pensiero di S. Giovanni? A nostro avviso non è possibile
che S. Giovanni pensi a due morti fisiche (la cosa non avrebbe senso), ma
è possibile che egli pensi a due morti, una fisica e una spirituale.
Già si sa che la prima morte, quella fisica, è obbligatoria per
tutti. E la seconda? Chi sono coloro che saranno esonerati dalla seconda morte, quella spirituale,
eterna? Di chi sarà questo insigne privilegio?
Prevenendo
questo nostro interrogativo S. Giovanni afferma in anticipo che coloro che non
morranno della seconda morte (quella eterna) sono i risuscitati della prima risurrezione, cioè coloro
che si saranno lasciati decapitare (tagliare la testa) pur di non abiurare la
loro fede in Cristo. Se Gesù intende affidare a queste persone il
governo della Terra rigenerata, ciò significa che per esse non
sarà possibile perdere i vantaggi spirituali già acquisiti con il
martirio appena subìto. Esse avranno già guadagnato il premio
eterno, e sarà per questo che Gesù le sceglierà per
“regnare con lui” nel sacerdozio millenario. La ricompensa che
questi esseri umani riceverebbero da Dio “regnando con Cristo per mille
anni” significherebbe che Cristo li avrà giudicati degni di vita
beata iniziando già dalla terra, perché questa terra sarà
divenuta come un nuovo Paradiso terrestre.
Che
cos’è la terra resa degna di diventare un nuovo Paradiso
terrestre? È il Millennio felice descritto
da S. Giovanni nel testo sopra citato, il Regno di Dio in Terra. È il Regno messianico, quello che il mondo
cristiano invoca da due mila anni con la preghiera del Padre Nostro. [105]
Alla
luce di queste considerazioni, noi diciamo che coloro che negano la Parusia
intermedia tramite la quale Dio intende instaurare il suo Regno messianico (alias Millennio
felice) rischiano grosso. Rischiano di negare la possibilità
dell’azione salvifica di Dio nel mondo presente, che è l’al-di-qua della storia umana. [106] Se
l’argomento non fosse così importante per la teologia e la fede
dei credenti, si potrebbero usare dei toni più moderati, ma la
realtà delle cose è talmente grave, che se noi non denunciassimo
questo gravissimo errore ci sentiremmo colpevoli di codardia nei confronti del
Creatore, che al presente ci chiede di annunciare l’avvento prossimo del
suo Regno terrestre.
Molti
mistici e veggenti cattolici profetizzano oggi l’avvento imminente di una
Parusia intermedia, il cui scopo è proprio quello di inaugurare il Regno di Cristo. Sono voci numerose, e
che provengano dai quattro angoli della terra. Malgrado ciò,
l’effetto che fanno è quello di una sola ed unica voce. Sono voci
che incessantemente, con perseveranza, ci dicono di “rileggere” i
testi biblici allo scopo di capirli correttamente. E per aiutarci a capirli,
soprattutto l’Apocalisse, ci rivelano verità sublimi,
verità che col tempo erano state dimenticate, o involontariamente
alterate nell’interpretazione. Queste voci si completano a vicenda, come
i pezzi di un meraviglioso mosaico, al centro del quale si trova la Parusia
intermedia.
La Parusia intermedia non è mai
stata un’eresia millenaristica, come qualcuno ha detto recentemente, e
non ha nulla a che vedere con la mentalità dei protestanti. Il fatto di
proporre un’interpretazione più chiara e più coerente delle
Scritture circa la Parusia intermedia
− posizione rimasta in sospeso per tanti secoli a causa del grande
equivoco di S. Agostino − non potrà mai trasformare in eretici
coloro che la credono vera, e come tale la propongono. Dio stesso ci chiede, e
con urgenza, di avvertire tutti che essa è vera. Sta facendo con noi
quello che ha fatto con Noè poco prima del Diluvio universale. Sta
cercando di avvertire tutti di quello che sta per accadere. Saremmo forse
eretici a causa della nostra obbedienza a Dio? [107]
Chi volesse qualificare di “eretico” questo nostro credo
dimostrerebbe di non sapere come stanno le cose, o di non voler essere messo al
corrente di come stanno le cose. Chi crede alla tre Parusie riconosce tutti i
dogmi della Chiesa, compreso quello della Parusia
finale. Dov’è
l’eresia?
Torniamo
a S. Agostino. L’equivoco nel quale è caduto è composto di
due concetti deformati: il primo pretende che il Regno messianico sia già iniziato con la Risurrezione di
Cristo, il secondo avanza l’idea che l’unico re visibile di questo Regno messianico sia il Papa (come se il
Regno di Dio fosse possibile solo all’interno della Chiesa). Le
conseguenze storiche e teologiche di questo equivoco non sono state ancora
studiate, ma già è possibile arguire che questo concetto di
“Papa-re” ha favorito nella Chiesa lo sviluppo del Cesaropapismo,
per cui il Papa, al pari di qualsiasi altro monarca fornito di esercito e di
burocrazia, dovrebbe curare sia gli interessi temporali del suo Stato
pontificio che quelli spirituali della Chiesa universale.
Oltre
a questo, affermare che il Millennio
felice [108]
sia già cominciato con la risurrezione di Cristo è un grave
stravolgimento interpretativo delle profezie bibliche. La cosa sfugge al
normale intendimento. Come si fa a dichiarare Millennio felice i due millenni che il mondo ha vissuto da quando
Cristo è risorto? La storia di questi due millenni è piena di
persecuzioni e di guerre. Oltre a ciò, credere soltanto alla Parusia finale significherebbe credere
che il bene possa trionfare solo dopo la Fine del mondo, e non prima,
cioè nel tempo. Questa sì che come tesi puzza di eretico! Non
regge nè di fronte all’esame del buon senso nè di fronte
alla dialettica dei fatti passati, presenti e futuri, dove tutto è
legato in maniera concordante. [109]
Alle
affermazioni di P. Livio Fanzaga, direttore e animatore di Radio Maria, noi contrapponiamo gli
studi di Padre Martino Penasa, francescano,
che come esegeta riscontra tre Parusie, e così facendo risolve ogni
problema riguardante la Parusia
intermedia. Lo fa con grande semplicità, sia grazie alle sue
conoscenze esegetiche, sia grazie alla luce ricevuta tramite le rivelazioni dei
mistici cristiani contemporanei, gli stessi che P. Livio Fanzaga ignora
completamente. [110] Ma
allora, di questi reverendi Padri (P. Martino Penasa e P. Livio Fanzaga) chi
dei due ha ragione? Entrambi citano le Scritture e la Tradizione. Entrambi
sembrano convinti di dire la verità. Per noi la risposta migliore
è la seguente. Anche se per adesso il Magistero della Chiesa − col
suo “vuoto dogmatico” − sembra favorire le posizioni di Padre
Fanzaga, noi non possiamo dire che quanto Dio ci rivela tramite i Profeti
cristiani contemporanei è falso, o non esiste. Come si fa a non credere
a quello che Dio ci spiega e rispiega tramite i veggenti di oggi? Noi troviamo
che gli argomenti di Dio e quelli della Madonna sono convincenti, ben
più convincenti di quelli di Padre Fanzaga. Concordano tra loro e si
completano a vicenda!
Al
sacerdote che fosse tentato di chiedersi se per lui è un dovere quello
di annunciare la Venuta intermedia di Gesù, noi risponderemmo con le
parole di Gesù a JNSR: “Se
voi nascondete l’annuncio del mio ritorno, la Luce vi accecherà
prima ancora che Io giunga sulla vostra Terra”. [111]
Questo monito non è umano ma celeste. Ci rivela quanto seria sia la
questione della Parusia intermedia, e come il suo annuncio dovrebbe essere
gioioso: sta per giungere lo “Sposo” divino che aspettiamo da tanto
tempo! Prepariamoci degnamente a questo incontro!
Detto questo, ripetiamo che qui non è in discussione il dogma della Parusia finale, ma la mancata presa di posizione del Magistero sul tema della Parusia intermedia. [112] Questa verità è stata largamente predicata dai Padri della Chiesa dei primi tre secoli, e ampiamente riconosciuta dai primi cristiani. Se oggi non la si vede, perché con l’equivoco di S. Agostino è finita in soffitta, nel cosiddetto “